Per sei giorni in un mese le macchine non si sono mosse, per tre giorni consecutivamente, un giorno assieme a tutte le altre del paese. Per sei giorni non un pezzo di carta ha incontrato una goccia d'inchiostro, per sei giorni migliaia di lettori non hanno avuto il loro giornale da leggere, mentre nel mondo succedeva di tutto. Centinaia di lavoratori, che solitamente non brillano per compattezza e solidarietà, si sono ritrovati convintamente uniti con un unico obiettivo. Sei giorni di sciopero in un mese da parte di una azienda, non passano inosservati, in un paese democratico normalmente diventano una notizia. Un avvenimento del quale cercare di comprendere e far conoscere le motivazioni, soprattutto se sulla vicenda giungono, in modo trasversale, dichiarazioni di solidarietà e preoccupazione dal mondo della politica locale e nazionale. Invece nulla, quanto accaduto non è diventato notizia. Il mondo dei media, alle rotative ferme, ai lavoratori in piazza, ha fatto corrispondere luci spente ed obbiettivi chiusi. Un strano velo di omertà sembra essere calato su chi ha il compito di fare informazione, un senso di paura ha assalito chi, con telecamere e microfoni, migliaia di volte si è buttato senza esitazione in manifestazioni e scioperi delle più varie categorie produttive del paese. Se ne sono stati in disparte perfino quei reporter che fatichi a capire se siano interessati a fare informazione o a cercare occasioni per alimentare qualche gazzarra. L'informazione non parla dei problemi dei lavoratori dell'informazione. Chissà forse è solo per pudore, perchè i panni sporchi si lavano in casa, o forse molto più semplicemente, e molto più drammaticamente, perchè i padroni delle macchine non consentono che di loro si parli e si sappia.
3.4.16
3.3.16
Commiato civile
La perdita di una persona cara è certamente il momento più doloroso che la vita ci impone di affrontare. L'ultimo saluto è l'evento attraverso il quale si cerca di mitigare il dolore con la vicinanza e la condivisione dei ricordi di quanti hanno fatto parte della vita di chi non c'è più. Sempre, quest'ultimo saluto, dovrebbe essere possibile realizzarlo in una ambiente accogliente e confortevole, mai al dolore del momento dovrebbe essere necessario aggiungere la fatica di trovare un luogo adatto. Certo, per un funerale, di questo stiamo parlando, ci sono un numero infinito di chiese accoglienti, eleganti, sfarzose, intime, con officianti pronti a declamare parole giuste ed opportune. Anche per confessioni diverse da quella cattolica esistono, e giustamente aumentano, luoghi simili. Ma per chi non è credente, per chi non crede in paradisi in cui trovare fiumi di latte e macchinette per il caffè ovunque, per chi pensa che dopo la morte il proprio posto sarà solo nei cuori di quanti lo hanno amato. Ecco, per questi, che non sono pochi, perchè deve essere tutto più difficile se non addirittura impossibile? Sono ancora troppi i luoghi in questo paese dove mancano sale per un ultimo saluto laico, o se ci sono, sono spesso piccole stanze perlopiù disadorne, dove i familiari devono arrangiarsi per qualsiasi cosa. La morte, si dice, rende tutti uguali, ma non è vero. Sembra che essere laico, non credente in un qualche Dio, sia ancora una colpa dalla quale neanche la morte ti può emendare: tu ateo, vattene lì in quell'angolo lontano con i tuoi sodali, che noi, che siamo i migliori, vi si possa riconoscere e meglio controllare. Sì, sono indignato ed offeso. E' un'inaccettabile dimostrazione di inciviltà, di arretratezza culturale, che nella mia città, come in molte altre, non si senta il dovere di realizzare sale del commiato decorose e ben organizzate. Essere un paese civile significa anche aiutare ad affrontare il dolore di dare l'ultimo saluto a chi in vita è stato, e continuerà ad essere, un nostro amore.
11.2.16
Magari fosse un ente solo inutile
Trasformare, con puntuale incuria, un enorme patrimonio immobiliare in un enorme cumulo di macerie. Potrebbe essere descritta così la "mission" dell'Ater di Venezia, un ente che tra inchieste, osservazioni della corte dei conti e commissariamenti vari, si dimostra ogni giorno di più una palla al piede per la gestione della residenzialità nel Comune più famoso del mondo. Si potrebbero riempire volumi con racconti surreali sulla incapacità di azione a fronte delle problematiche abitative che riguardano centinaia di persone. Appartamenti lasciati nel più totale degrado, lavori di ristrutturazione di vecchi, per non dire storici, palazzi lasciati in sospeso per mancanza di verifiche sui lavori o per burocratici rimpalli di responsabilità. Funzionari che si lanciano frecce avvelenate l'un l'altro (in puro spirito aziendalista) al solo scopo di chiamarsi fuori anche dalla più piccola decisione. Riunioni per deliberare attività di ristrutturazione e conservazione degli immobili continuamente rinviate, a causa di delegati dell'ente privi di qualsiasi potere decisionale e con il solo compito di riferire ad un non meglio precisato dirigente superiore che si guarda bene dall'esporsi in prima persona. In tutto questo bailamme di inefficienza mista ad ottusa burocrazia, un immenso patrimonio pubblico, cioè di tutti, va letteralmente in malora trascinando con se decine di persone costrette a vivere in situazioni precarie quando non malsane. A fronte di tutto ciò, e della costantemente sbandierata volontà di una corretta ed efficiente gestione dei beni pubblici, viene spontaneo chiedersi quanto si dovrà attendere prima di vedere l'eliminazione di un ente che per come opera appare peggio che inutile, e l'affidamento di questo prezioso patrimonio immobiliare a chi sia realmente interessato alla sua salvaguardia. Auguriamoci che il tempo da attendere non sia troppo, altrimenti al posto di un patrimonio da gestire avremo solo delle macerie da smaltire.
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27.1.16
Paura dell'amore altrui
Chiunque frequenti questo paese con un minimo di attenzione, non può non aver constatato l'abissale distanza che c'è tra il modo di vivere dei suoi abitanti, compresi quelli che si professano di religione cattolica, e i dettami della Conferenza Episcopale Italiana e più in generale delle gerarchie vaticane. Si potrebbe fare un elenco infinito di inosservanze: dall'infedeltà coniugale, al divorzio, dall'uso dei contraccettivi, alla discriminazione verso i deboli... Chiunque venisse interrogato sulla questione con una domanda anche a “bruciapelo”, sicuramente troverebbe un buon numero di esempi da citare. Nonostante questa innegabile realtà, ogni volta che qualche porporato alza la voce per indicare cosa si deve o non si deve fare, una schiera di politici, cioè i rappresentanti di quei cittadini che nel quotidiano se ne “strafregano” dei desiderata di oltre Tevere, finisce nel panico e crolla a terra pronta a baciare l'anello. Viene fin troppo facile ricordare quanto accadde con la legge 40 sulla fecondazione assistita, una pratica medica nella quale l'Italia era all'avanguardia dal punto di vista tecnico scientifico ma che venne proibita con una legge dettata dalle gerarchie vaticane, benchè incostituzionale come dimostrato negli anni dalle sentenze della Corte costituzionale. Non solo quella legge venne fatta passare in Parlamento, ma quando si tentò di abrogarla con un referendum, politici tremanti e genuflessi non dissero nulla davanti ad una letteralmente illegale campagna di istigazione al non voto scatenata dalla CEI. E che dire del tema del fine vita, un tema sul quale i cittadini di questo paese hanno una posizione chiara e maggioritaria, ma sul quale non si può legiferare perchè i soliti politici cattolici (vogliamo dire due parole sul loro essere cattolici? Meglio di no...), attendono il permesso dei porporati di cui sopra. Adesso è la volta della legge sulle unioni civili, un tema che la gran parte dei paesi europei ha da anni affrontato e risolto. Un tema che riguarda l'amore e la felicità delle persone, un provvedimento da varare per riconoscere parità di diritti, per normare situazioni familiari che già esistono numerose nel nostro paese, per conquistare un diritto in più senza togliere nulla a nessuno o costringere qualcuno a fare ciò che non vuole. Ma no, Monsignor Bagnasco perentorio afferma che ci sono famiglie con la “F” maiuscola che non possono essere confuse con quelle con la “f” minuscola, (comincio ad averne le tasche piene di maiuscole e minuscole...). Rieccoli quindi i politici devoti difensori della famiglia, così amanti della famiglia tradizionale da averne spesso due o tre, compattamente quanto ottusamente piegarsi senza esitazione al voler del Monsignore, pronti a dare battaglia ad una legge che rappresenta un timido, anzi timidissimo, passo verso il riconoscimento di una parità di diritti tra i cittadini. Nei loro volti, anzi nelle loro schiene vista la posizione, c'è la totale indifferenza verso il dettato del loro mandato di Parlamentare in una Repubblica laica per Costituzione e senza una religione di Stato. Tra qualche giorno si ritroveranno tutti, assieme ad una buona dose di ipocrisia, al family day, una manifestazione che non chiede qualcosa di più per la famiglia o per i cittadini di questo paese ma qualcosa in meno, che chiede diseguaglianza e discriminazione, che ancora una volta chiede sofferenza per gli altri, che confonde peccato con reato, che in nome del “io non lo farei” vuole imporre il “tu non lo devi fare”. Ma cosa spaventa nell'amore degli altri? Cosa temono possa togliere al loro? Sempre che siano ancora capaci di amare, perchè avere il dubbio che siano invidiosi a questo punto è lecito. Forse questi signori riusciranno ancora una volta ad impedire una conquista di libertà, ma certamente non riusciranno ad impedire alle persone di amarsi come il loro cuore gli indica, di cercare la felicità e di arrivare ad ottenere, per loro e le loro famiglie, la parità di diritti e riconoscimenti. Perchè i diritti camminano sulle gambe delle persone e non saranno certo delle schiene ricurve o le urla di qualche porporato a fermarli.
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19.1.16
Il tempo
Non curanti ce lo facciamo scivolare addosso, convinti scioccamente di averne a disposizione quanto ne vogliamo. Sono una valanga le ore, i giorni lasciati andare come fossero roba che non ci riguarda, senza preoccuparci di afferrarli per dargli un senso, per affidargli un compito, magari piccolo ma che ci permetta di dire: sì, questo tempo l'ho vissuto. Il tempo non è come ci piacerebbe credere qualcosa di infinito, è un bene limitato e prezioso, da vivere possibilmente al meglio, ma soprattutto da vivere. Il tempo non ti aspetta, o sei veloce nel decidere che farne o ti passa sopra lasciandoti li, buttato su un divano ad aspettare che quello a tua disposizione sia finito. Allora basta con il ridicolo alibi del “ma sì, posso sempre farlo dopo”, perchè in quel preciso istante un pezzo del tuo tempo lo hai già mandato in fumo, perso per sempre, senza alcuna possibilità di riaverlo. Prendiamocelo tutto quello che è il nostro di tempo, usiamo ogni giorno per riempirci l'animo di emozioni, di pensieri, per ridere, piangere, amare, litigare, conoscere, costruire: per vivere. Temiamo più della morte l'arrivare alla fine del nostro tempo con le tasche piene di cose non fatte solo perchè le abbiamo da stolti rimandate. Ci resterebbe a quel punto solo il tempo per un disperato rimpianto.
9.1.16
Parole non urlate e dimenticate
La capacità di dimenticare in fretta parole e azioni è purtroppo cosa assai evidente dalle nostre parti, ma in particolare questa capacità raggiunge livelli impressionanti con le parole non urlate e con le azioni che a quelle parole cercano di dare sostanza. Ecco allora che le parole pacatamente pronunciate per invitare al dialogo ed alla comprensione tra diversi, le parole che pronunciate solo poche settimane fa in una gremita Piazza S. Marco sembravano essere patrimonio comune, sono già dimenticate, cancellate dalla mente. Ai ragionamenti tanto ammirati fatti dai genitori di Valeria Solesin, ancora una volta davanti ad eventi tragici, ma che contengono anche tutta la complessità del mondo d'oggi, si torna a preferire le parole urlate. Si cercano le differenze per evidenziarle, più spesso demonizzarle, ma non si cercano possibili punti di contatto, si racconta il peggio, si tace il meglio. Ci si esercita con parole che non costruiscono nulla, che non contribuiscono alla comprensione e quindi alla ricerca di soluzioni. Si riduce tutto ad un problema di religione dove è facile assegnarsi primati di superiorità con cui garantirsi i favori della propria curva. Poi però qualcuno, magari, si permettere di ricordare che Malala Yousafzai è musulmana e che quindi qualcosa non torna. Ma forse molti hanno già dimenticato Malala e le sue parole, guarda caso non urlate. A chi come Emma Bonino da anni, conoscendo il mondo arabo, indica come fondamentale per contrastare i vari fanatismi religiosi, stimolare e rafforzare il dialogo delle forze laiche che anche in quella parte di mondo esistono, si preferisce non prestare attenzione. Probabilmente perchè anche lei non urla, ma prova a ragionare, a fornire conoscenza per cercare possibili soluzioni. Sicuramente esiste un noi e un loro, ma non saranno fili spinati, muri, quote o leggi manifesto, a tenerli separati. Non si ferma un mondo in movimento con gli slogan, ma lo si può governare con la conoscenza.
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6.1.16
Piccole cose
Non sappiamo più notarle le piccole cose, i piccoli gesti che fanno parte della quotidianità ma sono molto più di una ripetitività meccanica e scontata. Non li vediamo perchè non li sappiamo apprezzare, perchè ci siamo abituati, li sentiamo come dovuti e pertanto insufficienti a darci quel senso di soddisfazione del quale abbiamo bisogno per rendere accettabile quella quotidianità fatta inevitabilmente anche di momenti sempre uguali. Solo ciò che è sorprendente pare possa essere degno di apprezzamento, il resto ci lascia con il nostro senso di insoddisfazione, con l'amaro in bocca tipico di ciò che non è abbastanza. E sempre più spesso non è abbastanza. Una porta aperta, un passo ceduto, un piccolo regalo improvvisato, un sorpresa che magari non ottiene l'effetto sperato ma è fatta d'istinto, con spontaneità, una caramella infilata nella tasca... Cose piccole, che non cambiano la vita ma che sono meritevoli di essere viste, osservate con benevolenza, soprattutto perchè non chiedono nulla in cambio. Invece siamo così avvolti su noi stessi, impegnati ad alimentare la nostra insoddisfazione, da cercare sempre secondi fini in gesti che non ne hanno, da immaginare un sottaciuto anche nelle parole dette con semplicità, da cercare il “tra le righe” anche dove le righe neppure ci sono tanto sono casuali, e a volte bonariamente cialtronesche, le parole o i gesti. Dovremmo smettere di credere che il mondo debba girare attorno a noi per compiacerci, perchè siamo noi a dover girare attorno al mondo sorridendo per tutto ciò che di bello esso ci offre, sia questo un diamante od un nastrino colorato.
2.1.16
Percezione
La realtà spesso è così ricca di sfumature da apparire ai nostri occhi offuscata, di difficile comprensione. Sempre più frequentemente occorre uno sforzo aggiuntivo per comprendere ciò che, proprio perchè realtà, dovrebbe essere di facile lettura per tutti. Ma in un mondo complesso qual è il nostro, di facile lettura c'è sempre meno e quello sforzo aggiuntivo diventa indispensabile. Molti, però, non sono disponibili per questa nuova fatica e cercano il modo di evitarla, e allora eccola, arriva lei a togliere le castagne dal fuoco e rendere nuovamente chiara per tutti la “realtà”: la percezione. E' ormai questa per molti la chiave di lettura del nostro tempo, si fa prevalere cioè non la realtà basata su fatti e dati certi, verificabili, ma la percezione della realtà. Sempre più è la base sulla quale si fondano scelte e decisioni anche da parte di interi organi di governo. La sicurezza, l'immigrazione, sono solo i più eclatanti esempi di come la percezione, e non la realtà sia il punto centrale del dibattito politico nel nostro paese, e non solo. I recenti terribili atti di terrorismo nel cuore dell'Europa hanno fatto alzare, giustamente, la soglia di attenzione nelle forze di sicurezze, ma al tempo stesso hanno scatenato una serie di reazioni dettate solamente, e per questo inutili, dal bisogno di soddisfare la percezione di insicurezza che si venuta a creare nella gente. Una percezione in gran parte alimentata ad arte per poter essere usata per fini che nulla hanno a che vedere con la protezione delle persone. Ecco quindi la richiesta, subito esaudita, di avere in strade e piazze militari armati: poco importa se con dubbi compiti e se non sapendo che fare si occupano più dei fatti loro che di quanto gli accade attorno. Ma questo vuole la percezione dell'assedio, dell'invasione per essere placata, questo si dà perchè conviene dare. Irrilevante se i dati oggettivi dimostrano che non c'è una invasione, che il pericolo non arriva da fuori ma è portato da chi è parte della nostra società, che i più terribili attentati non avvengono da noi ma in quei paesi che guardiamo con sufficienza e paura e dei quali continuiamo a non voler conoscere nulla. Sempre più la percezione assomiglia ad un credo religioso a cui affidarsi per qualsiasi cosa, dalla più importante alla più irrilevante, nessuno chiede su cosa si basa una affermazione o una notizia. Faccia caldo o freddo, piova o nevichi, è sempre l'evento più “grande”: rispetto a cosa o a quando non importa. L'analisi oggettiva non interessa, anzi infastidisce, annoia con i suoi dati e imbarazza se dimostra che il tuo sbraitare, il tuo indicare responsabili è del tutto infondato. Sapere è un'altra cosa dalla percezione, richiede, appunto, uno sforzo aggiuntivo richiede di porsi domande, avere dei dubbi e pretendere risposte vere, verificabili. Ecco perchè allora è meglio assecondare la percezione, perchè far crescere la conoscenza rende le persone non più manipolabili, libere. E questa sì, per molti sarebbe oggettivamente la più grande sciagura.
21.11.15
La via è indicata
Nella scelta di una cerimonia laica per l'ultimo saluto a Valeria Solesin, c'è nei suoi genitori una lucidità e saggezza che umanamente potrebbe venir meno in questo momento di massimo dolore. Sarebbe stato non solo facile, ma sopratutto comprensibile voler rispondere, a chi in nome di un'altra fede ha ucciso Valeria, accettando una delle numerose offerte, subito giunte, per una funzione officiata con tutti gli onori dai massimi vertici della curia veneziana. Invece i genitori di Valeria, dando ancora una volta prova di compostezza e di un livello di civiltà non comuni, hanno voluto dare una indicazione a tutti, non essere parte dal clamore che li vorrebbe inquadrati in una trama già scritta, dire, forse interpretando anche il pensiero di Valeria, che bisogna cercare punti di contatto tra le genti proprio quando sembra non essercene. Per questo la cerimonia sarà officiata con rito laico, aperta alle donne e agli uomini di ogni credo, per rendere possibile la vicinanza di tutti senza che nessuno debba rinunciare al proprio essere, al proprio modo di concepire la vita. Una società dove la laicità è un principio quotidianamente riaffermato è l'unica in cui possono convivere le diverse soggettività, senza che nessuna di queste possa pretendere posizioni privilegiate o dominanti. Non esistono scorciatoie per costruire una convivenza pacifica, aperta al dialogo ed alla tolleranza verso le differenze. I genitori di Valeria ci indicano la via, sta ora a noi scegliere di percorrerla e contribuire a mantenerla agibile.
16.11.15
La libertà di Valeria
Non conoscevo Valeria Solesin, le nostre vite non si sono incrociate, perchè la sua era già stata barbaramente portata via quando ho visto per la prima volta il suo volto, quando, come molti altri, ho usato quella ammasso di ciarpame che spesso sono i social network per far circolare la richiesta di sue informazioni. Valeria ho provato a conoscerla in queste ore leggendo di lei, sentendo le parole dei suoi amici. Era certamente una ragazza intelligente, con una gran voglia di vivere conoscendo e comprendendo gli altri e le dinamiche che li muovono. Non posso sapere realmente cosa pensasse, ma credo di non sbagliare nell'immaginare fosse un'amante della, anzi delle, libertà, perchè senza di esse non ci può essere conoscenza. Quelle libertà che in molti da subito hanno cominciato a dire, o ad urlare, devono essere ristrette, limitate. I più “eleganti” hanno posto la questione in termini interrogativi: cosa ne pensate se per aumentare la sicurezza si riducessero le libertà? Come reagireste se.... Quasi sempre dietro a questo atteggiamento si cela lo squallido calcolo elettorale di personaggi che vivono solo in funzione delle prossime elezioni, ma che sono totalmente incapaci di interrogarsi sul perchè e come nascono questi fenemoni, che nulla sanno del mondo in cui ciò è andato crescendo. Ma che soprattutto non hanno alcun interesse a cercare soluzioni reali, perchè queste richiedono studio e analisi e non ci si può limitare a sciatte ed inutili richieste di chiusura delle frontiere o espulsioni di massa. Non conoscevo Valeria, ripeto, ma penso che non avrebbe voluto vedere ridotte le sue libertà o quelle degli altri, perchè meno libertà significa, sempre, maggiore potere nelle mani di pochi, minore libertà significa meno possibilità di sapere e conoscere. Credo che Valeria amasse più di tutto la sua libertà, quella libertà per la quale ha pagato un prezzo altissimo, il più alto si possa pagare. Chi oggi nel suo nome invoca, o solo prospetta, meno libertà certamente le fa un enorme torto, la ferisce nuovamente, perchè oggi, domani e nei giorni a venire nel nome di Valeria ci si deve impegnare nella difesa ed espansione delle libertà di tutti. Solo così si onorerà la memoria di Valeria.
6.11.15
La normalità può attendere
Un viaggio, alcuni giorni per staccare dalla routine quotidiana e ritrovare te stesso facendo ciò che veramente ti piace. L'occasione di vedere luoghi e persone nuove o rincontrare chi ti è caro. Un viaggio, lo sai, che come gli altri avrà una fine e un ritorno a quella vita che rapidamente ti riassorbe, sfuma i ricordi e ti riporta nella normalità. Può capitare però che il viaggio riesca a rimanerti dentro, nel profondo, avvinghiato alla mente come se volesse impedire alla quotidianità di spegnere i tramonti che infuocano il cielo, di intorbidire le acque cristalline, di silenziare le fragorose risate tra amici. Ecco, il mio ultimo viaggio è così, non vuole farsi chiudere nell'armadio dei ricordi, vuole continuare a proiettare nei mie occhi le bellezze viste, a farmi sentire le gioie provate e il calore degli amici. Mi tira a se per rallentare quanto più possibile il ritorno alla normalità. Mi piace questo essere strattonato, e non ho intenzione di opporre resistenza.
21.9.15
Mercoledì c'ho da fare
Non cercatemi mercoledì 23, sono impegnato con la burocrazia. Sapete la solita burocrazia fatta di scartoffie da firmare, quella a cui dobbiamo sottostare e di cui spesso non capiamo la necessità. Montagne di formalità che un paese civile dovrebbe aver superato da tempo. Comunque non posso fare diversamente, la burocrazia, con i cittadini normali, non accetta variazioni e pertanto mercoledì, accompagnato da altre persone, devo andare in Comune, presentarmi dall'immancabile funzionario incaricato, il quale, dopo aver letto qualche articolo di legge e non so che altro, mi farà firmare un foglio di carta. A sentire i ben informati, o chi ha già espletato la pratica, questa trafila burocratica però ha una coda positiva: la firma su quel foglio mi da il diritto ad avere quindici giorni di ferie in più. Beh dai, per un estensione delle ferie posso anche dedicare un po' di tempo a della polverosa burocrazia ;-)
11.9.15
Cittadini del mondo
“E' venuto al mondo”. Lo so dice quando nasce un bambino a significare il suo ingresso, il suo divenire parte del mondo, del mondo tutto. Lo si dice magari in maniera inconsapevole ma rappresenta il fondamentale stato della nuova persona, quello cioè di cittadino del mondo. Questo accomuna tutti, indipendentemente da quale porzione di mondo vedono gli occhi al loro primo aprirsi. Se allora siamo un tutt'uno con il mondo e con il suo stesso essere, è incontestabile il diritto di muoversi su di esso, di esplorarlo per scegliere su quale parte sostare per sviluppare le proprie aspirazioni di essere umano. Compito ineludibile degli Stati, strutture create da convenzioni, quello di adoperarsi per creare al proprio interno forme organizzative in grado di consentire che gli spostamenti di “parti del mondo” avvengano liberamente. Siamo tutti, per tutta la vita, cittadini del mondo, solo per una serie di eventi siamo residenti in una parte di esso.
28.8.15
A questo qui che si risponde?
Capita a tutti almeno una volta nella vita, è inevitabile, trovi una giornata che gira storta ed in un attimo eccola la: la cazzata è fatta. Certo, dopo è seccante ammetterla, un po' per orgoglio ma anche perchè è fastidioso dover chiedere scusa e magari tornare indietro sui propri passi. Soprattutto se sei uno conosciuto che magari ricopre un incarico pubblico. Allora non resta che cercare qualche modo per non farla apparire per quello che è, la cazzata. Si può dire a chi te la fa notare che è invidioso delle tue vittorie, che è un intellettuale da strapazzo, che è straniero e non capisce, se è uno famoso si può provare a sostenere che è in cerca di pubblicità, alcuni addirittura arrivano a cercare improbabili difese sbeffeggiando critici dal doppio cognome. Se però poi arriva uno che, non cerca pubblicità, non ha alcuna invidia per i tuoi successi elettorali, sta a Roma, non ha un cognome doppio ma addirittura solo un nome, di mestiere fa il Papa, ed essendo tu cattolico gli devi pure obbedienza, e si mette a benedire ed invitare a proseguire nel lavoro di pubblicazione di quei libri che tu con atto d'imperio hai censurato perchè pericolosi per l'infanzia, ecco ad uno così che gli dici? Gli scrivi un tweet con una faccina irridente? No, mi sa di no, mi sa che puoi dire solo una cosa: è vero, ho fatto una colossale cazzata!
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22.8.15
Ci mancavano i Vigilantes
Sotto la spinta del Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, nei giorni scorsi l'Assessore ai trasporti Boraso ha dato il via al posizionamento di vigilanti armati in Piazzale Roma, la porta d'ingresso alla città, stipulando un accordo con la holding AVM. Già previsto che dopo un periodo di prova questi vigliantes salgano, naturalmente armati, anche a bordo dei mezzi pubblici. La notizia è stata ripresa dalla stampa ma a questa pare non essere giunta da Ca' Farsetti nessuna informazione in merito ai poteri di cui dispongono tali guardie private. Non si sa se, al pari degli agenti di pubblica sicurezza, possono fermare, trattenere, perquisire, arrestare persone da loro considerate pericolose, oppure se si devono limitare, anche qui sempre che possano, a chiedere i documenti d'identità. A questi non secondari aspetti del servizio pagato, non si sa quanto, alla holding partecipata dal Comune, non si trova, o almeno io non ho trovato, risposta neanche sul sito istituzionale del Comune. Sembra impossibile conoscere con quali modalità e contenuti è stato stipulato un appalto che riguarda il delicato, e tanto agitato, tema dell'ordine pubblico. Non è dato sapere neanche cosa ha impedito all'Assessore di ricorre all'uso della polizia urbana, tenendo conto che era stato categoricamente annunciato che con l'amministrazione Brugnaro gli agenti sarebbero usciti in strada anziché stare in ufficio. Tutta questa mancanza di chiarezza da parte dell'amministrazione comunale inevitabilmente fa sorgere il dubbio di trovarsi, ancora una volta, davanti ad una iniziativa improvvisata per mantenere la promessa elettorale di maggior sicurezza per i cittadini, che per il Sindaco sembra significare più gente armata per strada, ma che in realtà proprio dal punto di vista della sicurezza appare di scarsa, se non nulla, efficacia. Speriamo che sia almeno legittima.
18.8.15
Solo invidia!
Critiche da tutto il mondo, testate giornalistiche internazionali che pubblicano in prima pagina resoconti, non certo benevoli, su quanto accade a Venezia in queste settimane. Di Venezia si occupa il mondo, come è normale per chi ha consapevolezza dell'importanza della città e del conseguente livello di attenzione di cui gode a livello mondiale. Non a caso all'esplosione dello scandalo mose sulla stampa estera finì Orsoni e non Galan, le cui accuse erano certamente più pesanti. Difronte a questa situazione la giunta comunale, con il Sindaco in testa, non sente la necessità di fare, o non è in grado, alcuna analisi o riflessione approfondita, non sente il dovere di dare una qualche argomentata risposta per confutare ciò che dal mondo viene detto. Come ci si potrebbe aspettare da un piccolo paesino dove le principali problematiche riguardano la riparazione dei tombini e la pulizia delle strade, la Giunta veneziana si limita a considerare quanto viene detto e scritto oltre i confini cittadini e nazionali come sguaiati ed immotivati attacchi provenienti da chi ha perso le elezioni. Insomma, il tutto viene trattato come fosse un banale problema d'invidia tra paesani. Il massimo che si riesce a sentire, o meglio, a leggere su twitter, come “ragionamento” politico sono frasi del Sindaco tipo: “i cittadini mi hanno chiesto questo”, frase che peraltro fa pensare a poteri telepatici visto che molti cittadini non ricordano di aver mai chiesto “questo”. Oppure “Elton John fora i schei!” dimenticando che proprio Elton John contribuì in modo notevole per la riapertura della Fenice. Non sono da meno i suoi assessori, a partire da quelli “ggiovani”, nel riprendere le frasi di spessore del primo cittadino in modo tanto convinto da farle diventare un mantra del pensiero fucsia: “le elezioni le abbiamo vinte noi e tu te la mangi”. Certo, il livello del confronto dialettico tra una città internazionale come Venezia ed il resto del mondo non pare particolarmente elevato, ma del resto cosa aspettarsi da chi per riassumere il proprio pensiero politico non va oltre un'espressione dialettale.
(Naturalmente parlo per invidia).
14.8.15
Basta con il partito del no!
Diciamolo ancora una volta, forte e chiaro: Basta con il partito del no! Non se ne può veramente più di persone che raggruppate in partiti, partitini, movimenti generalmente comunisti, lobby più o meno oscure, dicono sempre no mettendo continuamente i bastoni tra le ruote ad ogni innovazione. Che per ogni novità cercano mille cavilli per far si che non si realizzi. Persone che vorrebbero vedere tutto restare immobile, arrestare il progresso. Bisogna invece dire sì, avanzare in direzione del progresso, correre verso i suoi traguardi tanto affascinanti quanto a volte ignoti. Fortunatamente esistono queste forze del sì, ed una di queste, grazie al suo condottiero, ha recentemente espugnato una roccaforte dei signori del no. E non parliamo mica di un cittadina qualsiasi dell'entroterra nordestino come potrebbe essere Spinola, no no, cari miei qui si parla della città più famosa al mondo: Venezia. La città che tutti almeno una volta nella vita vorrebbero vistare. Eccola quindi finalmente l'amministrazione del sì che nuova di zecca, ancor prima di essere insediata perchè verso il progresso si deve andare spediti, da il via ad una scoppiettante serie di iniziative per dare la misura dello spirito innovatore. No ai libri per bambini che aiutano a comprendere le diversità presenti nella società, no alla mostra fotografica che illustra, con scatti d'autore, il contrasto delle grandi navi con la laguna di Venezia, no alle aree ZTL della “terraferma”, no ai giornalisti dentro il palazzo del Comune, no al parco della laguna nord, no al bike sharing, no al camper per la campagna sulla riduzione del danno sulle droghe... Non so ma ho come l'impressione che qualcosa non torni, che qualche prode uomo del sì sia confuso. Ma probabilmente sono io a non capire come funziona il vento della novità. Deve essere proprio così, perchè effettivamente a pensarci con attenzione si trova il sì al nuovo della meravigliosa compagine comunale tutta proiettata verso il futuro. Un sì grande ed inequivocabile: il sì a quell'enorme cubo di cemento che hanno appiccicato all'hotel Santa Chiara.
19.7.15
Il nemico
Sono meno di carne da macello, sono carne da vilipendere, calpestare e, ancora viva, lanciarsi gli uni contro gli altri nel modo più violento e volgare possibile, al solo ed esclusivo fine di avere un qualche miserevole vantaggio elettorale. “E' un'invasione!”, questo è l'urlo quotidiano, un quotidiano che sa di ignoranza e violenza alla quale nessuna logica o pensiero sembra essere in grado di porre un freno. Non importa se i dati sono li a dimostrare che l'invasione non esiste. Una classe politica incolta e violenta ha deciso di non voler guardare in faccia la realtà, ha deciso, o forse non è in grado, di capire che questo movimento di persone non è una emergenza temporanea, ma un fenomeno che sempre più sarà costante, e che per questo ci si deve attrezzare per gestirlo, per farlo capire ed imparare a conviverci. Si è deciso invece, per gratificare le pance anziché far crescere le menti, di trasformare questi uomini, donne e bambini nel pericolo da scacciare, da disprezzare ed estirpare dalla nostra vita e dalla nostra terra (nostra terra?). Si appiccano roghi in piazza, roghi che richiamano quelli del periodo più oscura della nostra storia, per distruggere qualsiasi cosa possa dare una speranza a chi la speranza, dopo averla vista distrutta nel proprio paese, credeva di trovarla da queste parti. Ma qui speranza non siamo disposti a darne, sembra non esserci disponibilità a tendere una mano a chi, solo temporaneamente, chiede di poter riposare su questo territorio prima di riprendere il cammino verso altre mete. Qui dove la tradizione contadina aveva instillato un rispetto quasi sacro per il pane, per il cibo, si arriva allo sfregio di distruggerlo per non darlo agli altri. “I ragazzi non capivano cosa stesse accadendo - spiega Ibrahim, mediatore culturale - mi chiedevano se il cibo venisse buttato a terra perché non era buono. Gli ho dovuto spiegare. Sono rimasti impressionati dagli insulti. Mi dicevano che a Lampedusa erano stati accolti dagli abbracci della popolazione e dei soccorritori. A Quinto dalle urla. Erano spaventati” (Il Gazzettino 19.07.15). Mentre nei luoghi più poveri di questo paese si trova ancora lo spirito per condividere il poco che si ha con chi ha ancora meno, qui, l'abitudine, la rincorsa al benessere, in molti ha cancellato il valore della condivisione, dell'assistenza, ha fatto dimenticare la gioia che sa regalare a tutti un abbraccio. L'operosità di queste zone ha reso fertile il territorio, ma ha inaridito in molti i cuori e, cosa ancora peggiore, le menti.
17.6.15
Non possiamo dargli nulla
Sono li, sbattuti su uno scoglio, aggrappati ad una speranza di vita, nuovamente naufraghi. Figli di un mondo in cui per loro non sembra esserci posto. E noi? noi restiamo per lo più spettatori, incapaci ormai di esprimere sentimenti autentici, riusciamo solo a fingere: fingiamo indignazione, preoccupazione, fingiamo di cercare soluzioni. Siamo ormai solo capaci di indicare in altri quelli che devono agire, in luoghi diversi dal nostro il luogo in cui devono stare. Siamo talmente impauriti da non riuscire a vedere in quegli uomini prima di tutto delle persone, non sappiamo vedere nei loro occhi quello che anche noi siamo stati e siamo, vediamo solo nemici ed avversari. Forse però davvero non possiamo più dargli nulla perché nulla abbiamo per loro, soprattutto dentro di noi.
10.6.15
Venezia a rischio di passi indietro
Scegliere il Sindaco della propria città non significa solo decidere chi dovrà occuparsi di strade, canali, tasse, pulizia. Significa anche scegliere quale modello culturale e sociale si vuole vedere attuato. E' questo certamente un aspetto non secondario, soprattutto se si tratta di una città come Venezia costantemente sotto gli occhi del mondo. Purtroppo queste tematiche sono state espunte dalla campagna elettorale, ci sono però affermazioni dell'esponente di centrodestra che possono obiettivamente far pensare ad una possibile chiusura verso scelte forti fatte da Venezia su questioni riguardanti i diritti civili. Proprio nel giorno in cui il Parlamento Europeo, sul tema delle famiglie gay, approva a larga maggioranza un rapporto sull’uguaglianza di genere ed invita gli stati membri ad adeguare le proprie leggi, il candidato Brugnaro si scaglia con veemenza contro ogni azione che vada nel verso del riconoscimento di diritti per le nuove forme di famiglia. Chiara quindi l'intenzione, se eletto, di annullare quei passi fatti da precedenti amministrazioni sulla via della comprensione ed accettazione dei cambiamenti in corso nella società. C'è anche un'altra conquista riguardante la libertà di scelta che potrebbe essere a rischio, quella del registro comunale delle DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento). Infatti nella compagine di Brugnaro, oltre a sostenitori di gruppi come manif pour tous, non mancano rappresentanti dell'integralismo cattolico che da sempre contrastano il diritto costituzionale all'autodeterminazione in materia di fine vita. Per nulla irrealistico quindi immaginare che un'amministrazione a guida Brugnaro voglia “pagare pegno” a queste forze chiedendo di fare carta straccia di quella conquista, resa possibile dall'impegno e determinazione di migliaia di veneziani, che consente di depositare gratuitamente in Comune un testamento biologico contenete le proprie volontà sul fine vita. Se tutto ciò accadesse, se la visione oscurantista sui diritti civili di Brugnaro avesse la meglio, sarebbe sicuramente un brutto passo indietro, un biglietto da visita da offrire all'Italia ed al mondo che Venezia non merita. Facciamo che ciò non accada dando la preferenza a Felice Casson.
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2.6.15
Io so io, e voi...
Non hanno atteso cinque minuti per dichiaralo, hanno subito voluto sgomberare il campo da dubbi e perplessità: nessuna indicazione di voto per il turno di ballottaggio a Venezia da parte del movimento 5 stelle. Brugnaro o Casson per loro sono la stessa cosa, nessuna differenza, portatori di proposte egualmente deleterie, nessuna commistione è possibile con chi è altro rispetto al movimento. Del resto si sa, è nota la filosofia del Grillo: “Io so io, e voi non siete un cazzo”.
27.5.15
Neanche più la fantasia
La politica, si sa, è fatta anche di visione nuova ed originalità. Appunto, si sa, ma non dappertutto, di certo non nel nostro paese. Il massimo di novità in campo politico che sembra essere possibile in questo paese si riduce ad uno scopiazzare gli altri, e come noto difficilmente una copia è migliore dell'originale. Ecco dunque che l'anno scorso esplode il fenomeno Tsipras e nel bel paese arriva la lista L'altra Europa con Tsipras, lista inventata dal nulla pensando che bastasse il nome per ottenere i successi elettorali greci. Ora è la volta del successo di Podemos in Spagna e già si sprecano liste presenti e future che si richiamano, con varie declinazioni, a questo nome. Non è difficile prevedere anche per queste copie, risultati elettorali assai diversi da quelli della lista originale. Del resto è difficile attendersi nuove ed originali risposte, da chi è talmente privo di fantasia da non riuscire ad essere originale neppure nel nome. Una volta la fantasia la si voleva portare al potere, oggi sarebbe un successo vederla almeno nei nomi dei gruppi politici.
26.4.15
Antonino Fois
Lettera di Antonino (noto Nino) Fois
all'On. Emilio Lussu
Cagliari, 6 Giugno 1945
Casualmente ho appreso da un comune amico, della pagina 191 del Vostro libro “Marcia su Roma e dintorni”. Poichè quel... “tale Fois di Cagliari..etc.” si riferisce alla mia persona, molto mi ha sorpreso in quanto la Verità vera è la seguente:
1° All'aggressione non ero affatto presente in quanto essendo in Via Roma con il Cav. Francesco Puddu di Quartu, non potevo essere contemporaneamente in Piazza Martiri. Capitai invece col predetto Cav. Puddu in Piazza Martiri, qualche ora dopo il fattaccio e, poiché alcuni elementi del Gruppo Fascista “Rino Moretti” facevano ressa contro l'ingresso del portone del palazzo Lostia, mi adoperai per distogliergli dalle intenzioni provocatorie contro di Voi, non riuscendovi che in parte e dopo essermi colluttato con qualche agente della forza pubblica che come al solito parteggiavano per gli squadristi.
2° Per la Storia: posso aggiungere che il mio atto fu talmente ritenuto poco fascista che la stessa notte mentre rincasavo fui aggredito in via Tristani da alcuni elementi della stessa “Rino Moretti” e poiché ero inerme dovetti subire l'aggressione e... star zitto; sapendo che mi sarebbe capitato di peggio! Seppi di poi che il famigerato Antonino Nurchis era stato l'ordinatore di questa aggressione contro di me e ciò naturalmente, dopo lo “spaghetto” da lui provato in Piazza Martiri durante l'aggressione del Porrà e soci contro di Voi.
3° Superfluo è chiedervi ancora... “perchè quella sera armato, (sic) esigevo il linciaggio dell'Avvocato Lussu” e questo anche perchè ciò mai è passato per l'anticamera del mio cervello!; del resto, potete accertarvi presso alcuni Vostri amici del P.S.d'A. Per sapere cosa pensavo di Voi quando eravate in carcere o in esilio.
Possono essermi testimoni Enrico Angius e Virgilio Caddeo, per non citare altri. Sta di fatto che io, che avevo avuto il torto, (la colpa anzi se volete) di aver capitolato al Fascismo dopo circa 7 anni di dura lotta, non ho mai tradito i miei Amici e tra questi annoveravo anche Voi.
I miei sentimenti di simpatia per Voi e per le idee del P.S.d'Az. Erano del resto note al Partito Fascista; come erano noti i miei sentimenti Libertari e, molti sanno che ero tenuto sempre in sospetto dal Regime Fascista.
Tutto ciò che ho subito, volente o nolente, sino al crollo del Fascismo è la riprova che non ero tenuto in odore di...Santità.
Ero giustamente considerato un “prigioniero” e specialmente i Gerarchi più reazionari non si fidavano. Con ciò non intendo nascondere o comunque cancellare la colpa della mia capitolazione al Fascismo avvenuta il 26 Aprile 1926 per salvare dalla pazzia mia moglie e dalla completa rovina tutta la mia famiglia. Entrato nel P.N.F. Sono sempre rimasto fedele alla Famiglia del Lavoro: ero povero e sono tutt'ora poverissimo; senza casa e con la Famiglia dispersa nella Penisola. Potevo aggrapparmi – come altri – alla Camera del Lavoro ma ho preferito subire il licenziamento e vivere la Mia Libertà; senza legarmi con nessun Partito politico, rimanendo me stesso e cioè: Simpatizzante del Partito Sardo d'Azione con la immutata speranza nel divenire di una Società Libertaria. Avvenire molto lontano forse, ma che comunque per me è preferibile ad altri principi politici autoritari; specialmente mentre il fango dilaga nell'Ordine Borghese e sedicente Democratico.
Per quanto concerne le Vostre altre affermazioni scritte sul vostro libro debbo, mio malgrado, smentirvi e ciò semplicemente perchè sono inesatte, per lo meno; infatti:
1° Quando i fascisti avevano occupato la sede “della sua organizzazione” (prego: della F.I.L.M. Semmai e non mia) non mi trovai nell'impossibilità di guadagnarmi la vita perchè vivevo quotidianamente del mio lavoro, commerciando e validamente aiutato da alcuni compagni Libertari.
2° Emigrai nel 1925 recandomi in Tunisia e di poi in Francia ma sempre con la solidarietà e l'aiuto tangibile dei compagni Libertari, dei Legionari Fiumani, e sovrattutto della Gente di Mare. La mia partenza fu dovuta alla ormai insostenibile sfottimento delle Autorità Fasciste ed alla lurida complicità con esse di elementi sedicenti antifascisti che di fatto erano volgari spie e confidenti della Questura del RE.
3° A casa Vostra (fate bene memoria, Vi prego!) vi fui una sola volta, e precisamente nel 1924, con l'Avv. Raffaele Angius alla vigila del mio processo in Corte d'Assise per apologia di Regicidio. Non escludo che in tale occasione Vi abbia parlato della mia famiglia che era composta, oltrechè di mia moglie, dei miei figli: Aurora, Benito Spartaco, Brunetta, tutt'ora viventi (spero) e con gli stessi nomi come quando sono nati.
4° Rientrai dalla Francia non per mancanza di lavoro ma, veramente disperato per la grave malattia mentale che aveva colpito la mai compagna; con il figlioletto Germinal quasi moribondo ed i parenti tutti Fascisti o fascistizzati e tra i quali 2 o più nel gruppo “Rino Moretti”che infierivano contro di me e la mia famiglia.
5° Gli “antichi compagni anarchici” sapevano e sanno queste ed altre cose, Egregio Onorevole; e sanno pure che mai mi sono giustificato o scusato presso di loro o con altri. Soltanto essi (gli Anarchici) furono, sono e saranno i miei legittimi e spassionati giudici del mio operato e, sono certo che non hanno bisogno di molti lumi per ritenermi degno o indegno della loro stima, anche se come ho fatto dopo il crollo del Fascismo, non milito in nessun partito perchè: colpevole di aver capitolato al Fascismo (dopo 7 anni di dura lotta) sento il dovere di stare zitto; convinto però che il fascismo trionfò perchè moltissimi di di Vostra e di mia conoscenza passarono volontariamente al nemico 2, 3, 4, 5, 6 o 7 anni prima della mia capitolazione.
Io resto con i miei sentimenti Libertari ed economicamente povero più di prima sempre simpatizzante della dottrina Autonomista e Federalista del Partito Sardo D'Azione e, mi duole veramente quanto avete pubblicato nel Vostro libro forse senza intenzione di fare cosa cattiva verso la mia modesta o povera persona e, forse sovrattutto per aver dato ascolto a miei nemici personali interessati a farsi...belli... presso di Voi! Ma non per questo ho ancora perduto la mia stima nella vostra dirittura di UOMO d'ONORE e poiché mi sento sempre SARDO e quindi Onesto e Leale, mi auguro che questa mia lettera (lunga ma necessariamente così per evitare equivoci o malintesi) Vi induca a rimediare a tutto quanto avete scritto erroneamente ed ingiustamente contro di me. In tale attesa Vogliate gradire i miei deferenti saluti.
Nino Fois
======= NOTE =========
Dopo svariati solleciti fatti a Lussu (anche dagli amici sardisti Enrico Angius, Virgilio Caddeo, Emilio Conti ed altri) affinchè smentisse quanto erroneamente aveva pubblicato, solo dopo alcuni mesi si decise a dichiarare alla Commissione della Federazione Libertaria Sarda composta dagli Anarchici Casula Efisio, Prost Mario, ed altri che: “FU UN FUNZIONARIO DELLA QUESTURA...persona di sua fiducia... AD INFORMARLO e che NON POTEVA SMENTIRLO”
A tale dichiarazione reagì, l'anzidetta Commissione, oralmente, ma di poi non se ne fece più nulla.
Cagliari, 25 Maggio 1948
Questa è la trascrizione integrale della "brutta copia" originale scritta a macchina su carta velina, della lettera di Antonino (noto Nino) Fois
all'On. Emilio Lussu. La nota venne aggiunta sulla stessa "brutta copia". Antonino Fois era mio nonno.
22.4.15
Sono tanti, troppi
E se fossimo veramente così? Chiusi, inospitali, indifferenti, cinici. Se i commenti pieni di disprezzo e volgarità che affollano la rete, che si sentono per strada, non fossero rappresentativi di una minoranza ma indicatori del reale livello di civiltà di questo paese? E' un pensiero di quelli che non fanno certo bene al cuore, anzi fanno malissimo, ma non è catalogabile semplicemente tra quelli dettati dal pessimismo. Troppo frequente è il ripetersi di questi fenomeni. Difronte a una fila di cadaveri lunga chilometri, una moltitudine sempre più grande di cittadini del “bel paese” palesa senza alcuna reticenza sentimenti di odio verso chi ha “l'insopportabile” desiderio di una vita migliore. La chiusura a riccio è totale, nessuno spazio sembra esserci per l'idea che si possa rinunciare a qualcosa, fare come comunità un sacrificio per evitare che i cadaveri continuino ad ammucchiarsi nel nostro mare, un mare che è nostro tanto quanto è degli altri. Che diversi paesi europei abbiano un numero maggiore del nostro di immigrati, che paesi assai più poveri e più piccoli del nostro stiano facendo sforzi immensi per dare accoglienza a milioni di rifugiati, sono fatti verso i quali non siamo disposti a prestare alcuna attenzione. Tanto siamo pronti a indicare in altri quelli che si devono fare carico del problema, quanto ad escludere dagli altri noi. E' l'Europa che deve farsene carico! Certo, ma molti di quelli che la invocano sono gli stessi che vogliono una Europa sempre più debole, senza poteri di decisione che prevalgano su quelli nazionali. Aiutiamoli a casa loro! Sì, ottima dichiarazione, alla quale seguono feroci campagne per impedire, ad esempio, che i prodotti del sud del mondo arrivino sui nostri mercati. Qui non li vogliamo, che ci sporcano i nostri bei giardini con l'erbetta appena rasata, lì non possono stare perchè, causa guerre o fame, l'unica prospettiva è la morte. Quindi che si fa? Non è eliminabile l'aspirazione ad una vita migliore, c'è da sempre e sempre ci sarà. Non serve bombardare, distruggere i barconi: per uno eliminato altri se ne costruiranno. Ci piaccia o meno, con questa realtà dobbiamo farci i conti tutti, cercando di governare il fenomeno, sforzandoci di capire, e far capire, che non ci sono soluzioni facili. Si preferisce invece scatenare feroci campagne utili solo a far crescere l'odio e le divisioni tra gli esseri umani. Dovrebbe essere inutile ripetere che da sempre le persone viaggiano, o fuggono, verso paesi che possano dare un futuro. Inutile soprattutto per chi fino a pochi anni fa allo stesso modo cercava paesi migliori in cui vivere. Invece dobbiamo continuare senza sosta a ripeterlo ai tanti, troppi per essere solo una minoranza, che senza memoria della propria storia pensano che il futuro di questo paese possa essere costruito sui cadaveri.
11.4.15
Caro Luigi
Caro Luigi,
certamente ti fa piacere che ti dia del tu visto che ti rivolgi a me allo stesso modo nella lettera che, pur non avendoti dato il mio indirizzo, gentilmente mi hai inviato. Accolgo subito l'invito a contattarti che mi rivolgi, sai non mi perdonerei se non ricevendo risposta alla tua accorata richiesta di aiuto da parte mia potessi deprimerti, e magari compiere qualche gesto di cui dopo ti pentiresti. Caro Luigi, scusami, però te lo devo dire, francamente mi pari leggermente confuso nel tuo scrivere. Mi dici, certamente con il cuore in mano, che anche tu ti senti lontano dalla politica di professione, chiedendomi contemporaneamente di farti fare il politico di professione per almeno cinque anni. Converrai che qualcosa nella linearità del ragionamento sfugge, a meno che tu non intenda fare il Sindaco in modo dilettantesco, nei ritagli di tempo tra una riunione della tua società ed una della tua squadra di basket. Forse ti sembrerò strano o antico, ma personalmente sono convinto che la politica debba essere fatta professionalmente, studiandone i meccanismi e la storia, soprattutto poi se si vuole amministrare Venezia, la città più conosciuta ed osservata al mondo. Poi, caro Luigi, devo darti atto che sei uno che impara molto in fretta, e questo è una gran bella qualità. Veramente non mi aspettavo da uno così “esterno” e digiuno di politica parole come: “Ho deciso di candidarmi a Sindaco per mettere a disposizione della comunità che amo la mia storia, la mia esperienza di imprenditore, il mio cuore, le mie idee”. Però, mica male! Parole d'effetto, toccanti, uguali ma che più uguali non si può a quelle di quel tale che la politica la macina da anni, sì quel politico di lungo corso dal quale sei andato a chiedere la benedizione e il permesso prima di candidarti. Sì dai hai capito, quell'altro a cui come me dai del tu, il tuo amico Silvio. Ti manca solo di giurare sulla testa dei tuoi figli poi sei perfetto. Veramente Luigi, per uno alle prime armi prometti veramente bene come amministratore della cosa pubblica.
Per salutarti caro Luigi, ti raccomando di non preoccuparti di dover togliere tempo alla tua scoppiettante campagna marketing per rispondere a questa mia. Sai, per quanto mi riguarda ho la netta sensazione di non aver bisogno di te. Ciao.
certamente ti fa piacere che ti dia del tu visto che ti rivolgi a me allo stesso modo nella lettera che, pur non avendoti dato il mio indirizzo, gentilmente mi hai inviato. Accolgo subito l'invito a contattarti che mi rivolgi, sai non mi perdonerei se non ricevendo risposta alla tua accorata richiesta di aiuto da parte mia potessi deprimerti, e magari compiere qualche gesto di cui dopo ti pentiresti. Caro Luigi, scusami, però te lo devo dire, francamente mi pari leggermente confuso nel tuo scrivere. Mi dici, certamente con il cuore in mano, che anche tu ti senti lontano dalla politica di professione, chiedendomi contemporaneamente di farti fare il politico di professione per almeno cinque anni. Converrai che qualcosa nella linearità del ragionamento sfugge, a meno che tu non intenda fare il Sindaco in modo dilettantesco, nei ritagli di tempo tra una riunione della tua società ed una della tua squadra di basket. Forse ti sembrerò strano o antico, ma personalmente sono convinto che la politica debba essere fatta professionalmente, studiandone i meccanismi e la storia, soprattutto poi se si vuole amministrare Venezia, la città più conosciuta ed osservata al mondo. Poi, caro Luigi, devo darti atto che sei uno che impara molto in fretta, e questo è una gran bella qualità. Veramente non mi aspettavo da uno così “esterno” e digiuno di politica parole come: “Ho deciso di candidarmi a Sindaco per mettere a disposizione della comunità che amo la mia storia, la mia esperienza di imprenditore, il mio cuore, le mie idee”. Però, mica male! Parole d'effetto, toccanti, uguali ma che più uguali non si può a quelle di quel tale che la politica la macina da anni, sì quel politico di lungo corso dal quale sei andato a chiedere la benedizione e il permesso prima di candidarti. Sì dai hai capito, quell'altro a cui come me dai del tu, il tuo amico Silvio. Ti manca solo di giurare sulla testa dei tuoi figli poi sei perfetto. Veramente Luigi, per uno alle prime armi prometti veramente bene come amministratore della cosa pubblica.
Per salutarti caro Luigi, ti raccomando di non preoccuparti di dover togliere tempo alla tua scoppiettante campagna marketing per rispondere a questa mia. Sai, per quanto mi riguarda ho la netta sensazione di non aver bisogno di te. Ciao.
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