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3.4.16

Macchine ferme e luci spente

Per sei giorni in un mese le macchine non si sono mosse, per tre giorni consecutivamente, un giorno assieme a tutte le altre del paese. Per sei giorni non un pezzo di carta ha incontrato una goccia d'inchiostro, per sei giorni migliaia di lettori non hanno avuto il loro giornale da leggere, mentre nel mondo succedeva di tutto. Centinaia di lavoratori, che solitamente non brillano per compattezza e solidarietà, si sono ritrovati convintamente uniti con un unico obiettivo. Sei giorni di sciopero in un mese da parte di una azienda, non passano inosservati, in un paese democratico normalmente diventano una notizia. Un avvenimento del quale cercare di comprendere e far conoscere le motivazioni, soprattutto se sulla vicenda giungono, in modo trasversale, dichiarazioni di solidarietà e preoccupazione dal mondo della politica locale e nazionale. Invece nulla, quanto accaduto non è diventato notizia. Il mondo dei media, alle rotative ferme, ai lavoratori in piazza, ha fatto corrispondere luci spente ed obbiettivi chiusi. Un strano velo di omertà sembra essere calato su chi ha il compito di fare informazione, un senso di paura ha assalito chi, con telecamere e microfoni, migliaia di volte si è buttato senza esitazione in manifestazioni e scioperi delle più varie categorie produttive del paese. Se ne sono stati in disparte perfino quei reporter che fatichi a capire se siano interessati a fare informazione o a cercare occasioni per alimentare qualche gazzarra. L'informazione non parla dei problemi dei lavoratori dell'informazione. Chissà forse è solo per pudore, perchè i panni sporchi si lavano in casa, o forse molto più semplicemente, e molto più drammaticamente, perchè i padroni delle macchine non consentono che di loro si parli e si sappia.

17.5.13

Ma qual è il suo mestiere?


In campagna elettorale diceva che non era un politico ma solo un comico, l’altro giorno ad una delegazione degli operai della fincantieri di Ancona ha detto che non poteva risolvere i loro problemi perché lui è solo un ex comico (chissà allora perché li ha incontrati). A giudicare dalla bislacca sparata contro Napolitano per i controlli fatti sui commenti sul suo blog non deve essere neanche un blogger, visto che anche il più scalcinato blogger (tipo il sottoscritto) sa che si è responsabili per quello che si pubblica, commenti compresi. Ma allora qual è il mestiere di Grillo e soprattutto a che titolo interviene su qualsiasi argomento?

30.11.12

Due euro

"Questo è oro", esclama il ragazzo nero come la notte alla vista dei due euro che gli porgo. Il solito incontro che comincia con un "ciao capo" seguito da un sorriso un po' ruffiano, però questa volta alla mano tesa a chiedere qualche spicciolo si aggiunge la domanda per un posto di lavoro. Lui ha famiglia, vorrebbe lavorare. E allora mentre tiro fuori la moneta scambio qualche parola, nasce un ragionamento, parla proprio bene l'italiano, e quando vede i due euro si illumina e parte l'esclamazione. Ma non è solo una sparata per farmi sentire un grande benefattore, no, me la motiva. "Sì questo è oro, credimi, oggi è difficile riceve queste monete, la gente non ce la fa, ti da pochissimo",  e tira fuori dalla tasca una manciata di monete da due e cinque centesimi, "ma non è per cattiveria, magari vorrebbero anche darti di più  ma proprio non possono, è dura per tutti". Io resto colpito dalle parole di questo ragazzo che pur vivendo sicuramente una quotidiana  difficoltà non pensa  solo alla sua situazione ma si guarda attorno, vede e capisce gli altri. Risalgo in macchina pensando alle sue parole, pensando che se questa capacità, questa disponibilità a comprendere gli altri fosse più diffusa vivremmo in una società migliore, e forse sapremmo donare qualche moneta in più. Che tu possa trovare presto un lavoro, fratello.

9.1.11

Una giornata in compagnia

L'incontro è alle dodici, si arriva alla spicciolata ognuno con un mezzo diverso, in breve tempo il locale è pieno. Qualcuno è un abituè del posto e appena entra comincia a salutare,  quasi tutti arrivano in compagnia ma per lo più non ci si conosce, rapidamente però si socializza e si crea un' atmosfera quasi cameratesca, tutti parlano con tutti, ci si racconta storie personali come se ci si conoscesse da lungo tempo. Insomma  si diventa tutti un po' amici. Passano le ore, continua ad arrivare gente che ben presto si unisce alla compagnia integrandosi perfettamente nei ritmi del locale e di chi è arrivato prima. Si mangia qualcosa, si beve, acqua, aranciata, coca cola, qualcuno porta caffè per tutti, si passeggia e si parla tenendosi sotto braccio, ogni tanto, ma molto raramente, qualcuno lascia la compagnia e se non fosse per questo quasi non ci si accorgerebbe dello scorrere del tempo. Le ore passano, siamo arrivati a metà pomeriggio ma sono ancora molte le cose da dire e raccontare, nessuno resta in disparte, in alcuni affiora qualche cenno di stanchezza, in fondo siamo tutti qui dalla mattina. Rapidamente arriva sera ma la compagnia è ancora numerosa e ben amalgamata, sembra un unico corpo che si muove in modo coordinato, i più sono ancora i primi arrivati, sembra di essere qui da sempre e che sempre resteremo con questi simpatici compagni. Fa capolino un po' di noia, ma giusto un po', la si allontana con i nuovi arrivati, i ritardatari  che si sono persi questa irripetibile giornata. Un po' dispiace per loro.
E quasi notte, adesso me ne devo proprio andare, mi tocca lasciare questa grande compagnia con la quale ho passato un sacco di ore, quasi mi dispiace, mi ci ero affezionato. Ma non posso fare a meno di lasciarli, la dottoressa ha chiamato il mio nome. Mi ero dimenticato di essere al pronto soccorso e che sto aspettando da nove ore di essere visitato.

7.10.10

Modelli da copiare

Gian Paolo Gobbo, Sindaco di Treviso nonchè segretario nazionale della Lega Nord-Liga Veneta, dichiara che per l'immigrazione bisogna ispirarsi al modello americano.
Bene Gobbo, cominciamo copiando le cose semplici: ius soli.

4.9.10

Messaggi papali

Il Papa ai precari: "Il posto fisso non è tutto"
I precari al Papa: "Sì, ma noi non siamo avidi"

26.8.10

Parlare a vanvera

Insopportabile questa serie ormai infinita di dichiarazioni fatte a vanvera alle quali puntualmente il giorno dopo si cerca di dare giustificazione con un "non mi avete capito", "era solo un esempio". Non è possibile citare un tema come la sicurezza sul lavoro senza misurare le parole prima di pronunciarle, certi argomenti devono essere sempre trattati con estrema attenzione soprattutto da chi ha il compito e la responabilità di legiferare sulla materia. Non esistono momenti in cui ci si può lasciar andare a banalizzazioni su temi riguardanti la vita delle persone, troppo alto il rischio di inviare messaggi di sottovalutazione di problemi drammatici come quello delle morti bianche.
Se ieri il Ministro Tremonti ha affermato che la legge 626 sulla sicurezza sul lavoro è un lusso che il paese non si può permettere, non può oggi pensare di mettere tutto a posto riproponendo piccato alle agenzie di stampa il solito ritornello del fraintendimento, della polemica eccessiva ad opera degli avversari politici. Non regge neanche la scusa delle parole dette ad un'incontro estivo a tarda sera, perchè un membro del governo rappresenta lo stato 365 giorni l'anno, non si spoglia mai del suo ruolo, neanche quando è in canottiera o su qualche prato montano a mangiare polenta e salsiccia. Le sue parole sono quelle di un Ministro della Repubblica non di un'avventore avvinazzato del bar sport. O forse sì.

Lussi no, morti si

"La legge 626 sulla sicurezza sul lavoro è un lusso che non possiamo permetterci". I morti sul lavoro invece non essendo roba di lusso possiamo continuare a permetterceli.

27.5.10

Stupefatto dalla normalità

C'è da rimanere stupiti nello scoprirsi meravigliati di fronte ad un comportamento che non ha nulla di straordinario, anzi  forse c'è da preoccuparsi.
Con l'arrivo, e speriamo la permanenza, del bel tempo ho ripreso servizio in qualità di  "murazzaro" (qui è fregato chi di Venezia conosce solo piazza S.Marco...), tornando ad usufruire del servizio di ferry boat che parte dall'isola del tronchetto. Normalmente di domenica uno dei tre varchi di accesso dove si acquista il biglietto è dedicato a biciclette e ciclomotori, non serve quindi un genio dell'organizzazione per immaginare che sia utile predisporre un cartello per informare chi arriva in bici o in motorino dove dirigersi per evitare di rimanere in coda dietro le auto e, particolare non secondario, contribuire ad accellerare le procedure d'imbarco. Ed infatti il cartello c'è. Peccato, però, che sia stato appiccicato sul vetro della guardiola dove si trova il bigliettaio, rendendolo così  visibile solo quando si giunge in prossimità della biglietteria dopo aver fatto tutta la coda assieme alle auto. Il solito pressapochismo, la solita sciatteria che si incontra in mille situazioni.  Talmente soliti che siamo ormai abituati a conviverci cercando magari modi "furbeschi" con i quali evitare di rimanere bloccati nel pantano dell'inneficenza.
Ma questa volta è diverso, accade appunto una cosa che lascia meravigliati: l'addetta ai biglietti resasi conto dell'inutilità di quel cartello invece di fregarsene, come nella migliore tradizione, esce dalla guardiola a "caccia" di lavoro e a voce invita ciclisti e motociclisti a dirigersi verso la sua biglietteria. Per una volta il buon senso in azione (forse non è un caso sia una donna). 
Ecco, non dovrebbe meravigliare nessuno che si cerci di sopperire a delle carenze con un piccola iniziativa personale, che si usi un briciolo di buon senso anche nella quotidianità di un lavoro non particolarmente entusiasmante, ma soprattutto dovrebbe essere cosi normale da non far venire a nessuno la voglia di raccontare una cosa come questa.