Trasformare, con puntuale incuria, un enorme patrimonio immobiliare in un enorme cumulo di macerie. Potrebbe essere descritta così la "mission" dell'Ater di Venezia, un ente che tra inchieste, osservazioni della corte dei conti e commissariamenti vari, si dimostra ogni giorno di più una palla al piede per la gestione della residenzialità nel Comune più famoso del mondo. Si potrebbero riempire volumi con racconti surreali sulla incapacità di azione a fronte delle problematiche abitative che riguardano centinaia di persone. Appartamenti lasciati nel più totale degrado, lavori di ristrutturazione di vecchi, per non dire storici, palazzi lasciati in sospeso per mancanza di verifiche sui lavori o per burocratici rimpalli di responsabilità. Funzionari che si lanciano frecce avvelenate l'un l'altro (in puro spirito aziendalista) al solo scopo di chiamarsi fuori anche dalla più piccola decisione. Riunioni per deliberare attività di ristrutturazione e conservazione degli immobili continuamente rinviate, a causa di delegati dell'ente privi di qualsiasi potere decisionale e con il solo compito di riferire ad un non meglio precisato dirigente superiore che si guarda bene dall'esporsi in prima persona. In tutto questo bailamme di inefficienza mista ad ottusa burocrazia, un immenso patrimonio pubblico, cioè di tutti, va letteralmente in malora trascinando con se decine di persone costrette a vivere in situazioni precarie quando non malsane. A fronte di tutto ciò, e della costantemente sbandierata volontà di una corretta ed efficiente gestione dei beni pubblici, viene spontaneo chiedersi quanto si dovrà attendere prima di vedere l'eliminazione di un ente che per come opera appare peggio che inutile, e l'affidamento di questo prezioso patrimonio immobiliare a chi sia realmente interessato alla sua salvaguardia. Auguriamoci che il tempo da attendere non sia troppo, altrimenti al posto di un patrimonio da gestire avremo solo delle macerie da smaltire.
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11.2.16
28.8.15
A questo qui che si risponde?
Capita a tutti almeno una volta nella vita, è inevitabile, trovi una giornata che gira storta ed in un attimo eccola la: la cazzata è fatta. Certo, dopo è seccante ammetterla, un po' per orgoglio ma anche perchè è fastidioso dover chiedere scusa e magari tornare indietro sui propri passi. Soprattutto se sei uno conosciuto che magari ricopre un incarico pubblico. Allora non resta che cercare qualche modo per non farla apparire per quello che è, la cazzata. Si può dire a chi te la fa notare che è invidioso delle tue vittorie, che è un intellettuale da strapazzo, che è straniero e non capisce, se è uno famoso si può provare a sostenere che è in cerca di pubblicità, alcuni addirittura arrivano a cercare improbabili difese sbeffeggiando critici dal doppio cognome. Se però poi arriva uno che, non cerca pubblicità, non ha alcuna invidia per i tuoi successi elettorali, sta a Roma, non ha un cognome doppio ma addirittura solo un nome, di mestiere fa il Papa, ed essendo tu cattolico gli devi pure obbedienza, e si mette a benedire ed invitare a proseguire nel lavoro di pubblicazione di quei libri che tu con atto d'imperio hai censurato perchè pericolosi per l'infanzia, ecco ad uno così che gli dici? Gli scrivi un tweet con una faccina irridente? No, mi sa di no, mi sa che puoi dire solo una cosa: è vero, ho fatto una colossale cazzata!
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22.8.15
Ci mancavano i Vigilantes
Sotto la spinta del Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, nei giorni scorsi l'Assessore ai trasporti Boraso ha dato il via al posizionamento di vigilanti armati in Piazzale Roma, la porta d'ingresso alla città, stipulando un accordo con la holding AVM. Già previsto che dopo un periodo di prova questi vigliantes salgano, naturalmente armati, anche a bordo dei mezzi pubblici. La notizia è stata ripresa dalla stampa ma a questa pare non essere giunta da Ca' Farsetti nessuna informazione in merito ai poteri di cui dispongono tali guardie private. Non si sa se, al pari degli agenti di pubblica sicurezza, possono fermare, trattenere, perquisire, arrestare persone da loro considerate pericolose, oppure se si devono limitare, anche qui sempre che possano, a chiedere i documenti d'identità. A questi non secondari aspetti del servizio pagato, non si sa quanto, alla holding partecipata dal Comune, non si trova, o almeno io non ho trovato, risposta neanche sul sito istituzionale del Comune. Sembra impossibile conoscere con quali modalità e contenuti è stato stipulato un appalto che riguarda il delicato, e tanto agitato, tema dell'ordine pubblico. Non è dato sapere neanche cosa ha impedito all'Assessore di ricorre all'uso della polizia urbana, tenendo conto che era stato categoricamente annunciato che con l'amministrazione Brugnaro gli agenti sarebbero usciti in strada anziché stare in ufficio. Tutta questa mancanza di chiarezza da parte dell'amministrazione comunale inevitabilmente fa sorgere il dubbio di trovarsi, ancora una volta, davanti ad una iniziativa improvvisata per mantenere la promessa elettorale di maggior sicurezza per i cittadini, che per il Sindaco sembra significare più gente armata per strada, ma che in realtà proprio dal punto di vista della sicurezza appare di scarsa, se non nulla, efficacia. Speriamo che sia almeno legittima.
18.8.15
Solo invidia!
Critiche da tutto il mondo, testate giornalistiche internazionali che pubblicano in prima pagina resoconti, non certo benevoli, su quanto accade a Venezia in queste settimane. Di Venezia si occupa il mondo, come è normale per chi ha consapevolezza dell'importanza della città e del conseguente livello di attenzione di cui gode a livello mondiale. Non a caso all'esplosione dello scandalo mose sulla stampa estera finì Orsoni e non Galan, le cui accuse erano certamente più pesanti. Difronte a questa situazione la giunta comunale, con il Sindaco in testa, non sente la necessità di fare, o non è in grado, alcuna analisi o riflessione approfondita, non sente il dovere di dare una qualche argomentata risposta per confutare ciò che dal mondo viene detto. Come ci si potrebbe aspettare da un piccolo paesino dove le principali problematiche riguardano la riparazione dei tombini e la pulizia delle strade, la Giunta veneziana si limita a considerare quanto viene detto e scritto oltre i confini cittadini e nazionali come sguaiati ed immotivati attacchi provenienti da chi ha perso le elezioni. Insomma, il tutto viene trattato come fosse un banale problema d'invidia tra paesani. Il massimo che si riesce a sentire, o meglio, a leggere su twitter, come “ragionamento” politico sono frasi del Sindaco tipo: “i cittadini mi hanno chiesto questo”, frase che peraltro fa pensare a poteri telepatici visto che molti cittadini non ricordano di aver mai chiesto “questo”. Oppure “Elton John fora i schei!” dimenticando che proprio Elton John contribuì in modo notevole per la riapertura della Fenice. Non sono da meno i suoi assessori, a partire da quelli “ggiovani”, nel riprendere le frasi di spessore del primo cittadino in modo tanto convinto da farle diventare un mantra del pensiero fucsia: “le elezioni le abbiamo vinte noi e tu te la mangi”. Certo, il livello del confronto dialettico tra una città internazionale come Venezia ed il resto del mondo non pare particolarmente elevato, ma del resto cosa aspettarsi da chi per riassumere il proprio pensiero politico non va oltre un'espressione dialettale.
(Naturalmente parlo per invidia).
14.8.15
Basta con il partito del no!
Diciamolo ancora una volta, forte e chiaro: Basta con il partito del no! Non se ne può veramente più di persone che raggruppate in partiti, partitini, movimenti generalmente comunisti, lobby più o meno oscure, dicono sempre no mettendo continuamente i bastoni tra le ruote ad ogni innovazione. Che per ogni novità cercano mille cavilli per far si che non si realizzi. Persone che vorrebbero vedere tutto restare immobile, arrestare il progresso. Bisogna invece dire sì, avanzare in direzione del progresso, correre verso i suoi traguardi tanto affascinanti quanto a volte ignoti. Fortunatamente esistono queste forze del sì, ed una di queste, grazie al suo condottiero, ha recentemente espugnato una roccaforte dei signori del no. E non parliamo mica di un cittadina qualsiasi dell'entroterra nordestino come potrebbe essere Spinola, no no, cari miei qui si parla della città più famosa al mondo: Venezia. La città che tutti almeno una volta nella vita vorrebbero vistare. Eccola quindi finalmente l'amministrazione del sì che nuova di zecca, ancor prima di essere insediata perchè verso il progresso si deve andare spediti, da il via ad una scoppiettante serie di iniziative per dare la misura dello spirito innovatore. No ai libri per bambini che aiutano a comprendere le diversità presenti nella società, no alla mostra fotografica che illustra, con scatti d'autore, il contrasto delle grandi navi con la laguna di Venezia, no alle aree ZTL della “terraferma”, no ai giornalisti dentro il palazzo del Comune, no al parco della laguna nord, no al bike sharing, no al camper per la campagna sulla riduzione del danno sulle droghe... Non so ma ho come l'impressione che qualcosa non torni, che qualche prode uomo del sì sia confuso. Ma probabilmente sono io a non capire come funziona il vento della novità. Deve essere proprio così, perchè effettivamente a pensarci con attenzione si trova il sì al nuovo della meravigliosa compagine comunale tutta proiettata verso il futuro. Un sì grande ed inequivocabile: il sì a quell'enorme cubo di cemento che hanno appiccicato all'hotel Santa Chiara.
10.6.15
Venezia a rischio di passi indietro
Scegliere il Sindaco della propria città non significa solo decidere chi dovrà occuparsi di strade, canali, tasse, pulizia. Significa anche scegliere quale modello culturale e sociale si vuole vedere attuato. E' questo certamente un aspetto non secondario, soprattutto se si tratta di una città come Venezia costantemente sotto gli occhi del mondo. Purtroppo queste tematiche sono state espunte dalla campagna elettorale, ci sono però affermazioni dell'esponente di centrodestra che possono obiettivamente far pensare ad una possibile chiusura verso scelte forti fatte da Venezia su questioni riguardanti i diritti civili. Proprio nel giorno in cui il Parlamento Europeo, sul tema delle famiglie gay, approva a larga maggioranza un rapporto sull’uguaglianza di genere ed invita gli stati membri ad adeguare le proprie leggi, il candidato Brugnaro si scaglia con veemenza contro ogni azione che vada nel verso del riconoscimento di diritti per le nuove forme di famiglia. Chiara quindi l'intenzione, se eletto, di annullare quei passi fatti da precedenti amministrazioni sulla via della comprensione ed accettazione dei cambiamenti in corso nella società. C'è anche un'altra conquista riguardante la libertà di scelta che potrebbe essere a rischio, quella del registro comunale delle DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento). Infatti nella compagine di Brugnaro, oltre a sostenitori di gruppi come manif pour tous, non mancano rappresentanti dell'integralismo cattolico che da sempre contrastano il diritto costituzionale all'autodeterminazione in materia di fine vita. Per nulla irrealistico quindi immaginare che un'amministrazione a guida Brugnaro voglia “pagare pegno” a queste forze chiedendo di fare carta straccia di quella conquista, resa possibile dall'impegno e determinazione di migliaia di veneziani, che consente di depositare gratuitamente in Comune un testamento biologico contenete le proprie volontà sul fine vita. Se tutto ciò accadesse, se la visione oscurantista sui diritti civili di Brugnaro avesse la meglio, sarebbe sicuramente un brutto passo indietro, un biglietto da visita da offrire all'Italia ed al mondo che Venezia non merita. Facciamo che ciò non accada dando la preferenza a Felice Casson.
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2.6.15
Io so io, e voi...
Non hanno atteso cinque minuti per dichiaralo, hanno subito voluto sgomberare il campo da dubbi e perplessità: nessuna indicazione di voto per il turno di ballottaggio a Venezia da parte del movimento 5 stelle. Brugnaro o Casson per loro sono la stessa cosa, nessuna differenza, portatori di proposte egualmente deleterie, nessuna commistione è possibile con chi è altro rispetto al movimento. Del resto si sa, è nota la filosofia del Grillo: “Io so io, e voi non siete un cazzo”.
11.4.15
Caro Luigi
Caro Luigi,
certamente ti fa piacere che ti dia del tu visto che ti rivolgi a me allo stesso modo nella lettera che, pur non avendoti dato il mio indirizzo, gentilmente mi hai inviato. Accolgo subito l'invito a contattarti che mi rivolgi, sai non mi perdonerei se non ricevendo risposta alla tua accorata richiesta di aiuto da parte mia potessi deprimerti, e magari compiere qualche gesto di cui dopo ti pentiresti. Caro Luigi, scusami, però te lo devo dire, francamente mi pari leggermente confuso nel tuo scrivere. Mi dici, certamente con il cuore in mano, che anche tu ti senti lontano dalla politica di professione, chiedendomi contemporaneamente di farti fare il politico di professione per almeno cinque anni. Converrai che qualcosa nella linearità del ragionamento sfugge, a meno che tu non intenda fare il Sindaco in modo dilettantesco, nei ritagli di tempo tra una riunione della tua società ed una della tua squadra di basket. Forse ti sembrerò strano o antico, ma personalmente sono convinto che la politica debba essere fatta professionalmente, studiandone i meccanismi e la storia, soprattutto poi se si vuole amministrare Venezia, la città più conosciuta ed osservata al mondo. Poi, caro Luigi, devo darti atto che sei uno che impara molto in fretta, e questo è una gran bella qualità. Veramente non mi aspettavo da uno così “esterno” e digiuno di politica parole come: “Ho deciso di candidarmi a Sindaco per mettere a disposizione della comunità che amo la mia storia, la mia esperienza di imprenditore, il mio cuore, le mie idee”. Però, mica male! Parole d'effetto, toccanti, uguali ma che più uguali non si può a quelle di quel tale che la politica la macina da anni, sì quel politico di lungo corso dal quale sei andato a chiedere la benedizione e il permesso prima di candidarti. Sì dai hai capito, quell'altro a cui come me dai del tu, il tuo amico Silvio. Ti manca solo di giurare sulla testa dei tuoi figli poi sei perfetto. Veramente Luigi, per uno alle prime armi prometti veramente bene come amministratore della cosa pubblica.
Per salutarti caro Luigi, ti raccomando di non preoccuparti di dover togliere tempo alla tua scoppiettante campagna marketing per rispondere a questa mia. Sai, per quanto mi riguarda ho la netta sensazione di non aver bisogno di te. Ciao.
certamente ti fa piacere che ti dia del tu visto che ti rivolgi a me allo stesso modo nella lettera che, pur non avendoti dato il mio indirizzo, gentilmente mi hai inviato. Accolgo subito l'invito a contattarti che mi rivolgi, sai non mi perdonerei se non ricevendo risposta alla tua accorata richiesta di aiuto da parte mia potessi deprimerti, e magari compiere qualche gesto di cui dopo ti pentiresti. Caro Luigi, scusami, però te lo devo dire, francamente mi pari leggermente confuso nel tuo scrivere. Mi dici, certamente con il cuore in mano, che anche tu ti senti lontano dalla politica di professione, chiedendomi contemporaneamente di farti fare il politico di professione per almeno cinque anni. Converrai che qualcosa nella linearità del ragionamento sfugge, a meno che tu non intenda fare il Sindaco in modo dilettantesco, nei ritagli di tempo tra una riunione della tua società ed una della tua squadra di basket. Forse ti sembrerò strano o antico, ma personalmente sono convinto che la politica debba essere fatta professionalmente, studiandone i meccanismi e la storia, soprattutto poi se si vuole amministrare Venezia, la città più conosciuta ed osservata al mondo. Poi, caro Luigi, devo darti atto che sei uno che impara molto in fretta, e questo è una gran bella qualità. Veramente non mi aspettavo da uno così “esterno” e digiuno di politica parole come: “Ho deciso di candidarmi a Sindaco per mettere a disposizione della comunità che amo la mia storia, la mia esperienza di imprenditore, il mio cuore, le mie idee”. Però, mica male! Parole d'effetto, toccanti, uguali ma che più uguali non si può a quelle di quel tale che la politica la macina da anni, sì quel politico di lungo corso dal quale sei andato a chiedere la benedizione e il permesso prima di candidarti. Sì dai hai capito, quell'altro a cui come me dai del tu, il tuo amico Silvio. Ti manca solo di giurare sulla testa dei tuoi figli poi sei perfetto. Veramente Luigi, per uno alle prime armi prometti veramente bene come amministratore della cosa pubblica.
Per salutarti caro Luigi, ti raccomando di non preoccuparti di dover togliere tempo alla tua scoppiettante campagna marketing per rispondere a questa mia. Sai, per quanto mi riguarda ho la netta sensazione di non aver bisogno di te. Ciao.
15.10.14
Guardare, anzi vedere
Perchè guardare e vedere non sono la stessa cosa, quante volte guardiamo ciò che ci circonda in modo frettoloso o abitudinario senza riuscire a vedere la bellezza di quello che abbiamo davanti. Viviamo in un paese talmente pieno di bellezze che troppo spesso le diamo per scontate: piazze, monumenti, palazzi ci sembrano normale arredamento della nostra frettolosa quotidianità. Perfino Venezia, nonostante la sua mondiale unicità, finisce per apparire come qualcosa di scontato, quasi banale, a chi ha la fortuna di viverla giorno dopo giorno. Ci sono voluti gli occhi di chi la vede per la prima volta, gli occhi che vedendo piazza San Marco si riempiono di lacrime di meraviglia, per farmi riassaporare tutta la magica bellezza di questa città. Grazie a te, amica mia, per riavermi fatto vedere.
4.2.14
Allergie
"Questa proposta è vergognosa", "Soldi buttati", "Siamo pronti alle barricate", "Ci
piazzeremo giorno e notte davanti al cantiere, dovranno portarci via
con la forza".
Non c'è nulla fare sono proprio
allergici, quando sentono parlare di musei, arte e cultura non ce la
fanno, a quelli della Lega vengono le bolle. Unico antidoto una bella
sagra della polenta taragna.
29.8.13
Ingenuo
Settantesima mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, cioè per farla breve mostra di film tra i quali verrà premiato quello ritenuto migliore. Pronti, via! Ed ecco subito un'esplosione di accurati servizi sull'arrivo della tale star accolto da urla e gridolini, sul vestito o/e sul cappello dell'attempata signora sempre presente, sul party fantasmagorico in qualche palazzo veneziano. Sul resto faccio un po' più fatica a trovare approfondimenti, che poi il resto sarebbero i film con relativi interpreti ed autori, cioè quella roba che credevo dovesse costituire il tema principale per chi ha deciso di occuparsi della mostra del cinema. Certe volte mi rendo conto di essere veramente un ingenuo.
17.9.11
8.6.11
23.12.10
Come Monsignore?
Il Patriarca di Venezia Angelo Scola incontra i detenuti e li invita a lottare contro l'ozio, a non dedicarsi solo alla televisione, a lavorare otto ore al giorno come i parenti e amici che stanno fuori, ad imparare l'italiano se stranieri.
Sì, ottimo Monsignore, magari però potrebbe suggerire anche come fare tutto ciò in un carcere che contiene quasi il doppio dei detenuti previsti, dove proprio il sovraffollamento, la carenza di agenti di custodia ed educatori impediscono di creare opportunità per lavorare ed istruirsi, dove in cella si vive con il materasso per terra o su letti a castello a quattro piani e ci si lega per non precipitare, dove si fanno i turni per stare in piedi.
Ecco più che spronare i detenuti, che in maggioranza sarebbero ben lieti di lavorare, sarebbe il caso di inviare chiare e forti parole verso chi, pur dovendo e potendo, non fa nulla per evitare che le carceri italiane siano solo delle discariche umane.
Sì, ottimo Monsignore, magari però potrebbe suggerire anche come fare tutto ciò in un carcere che contiene quasi il doppio dei detenuti previsti, dove proprio il sovraffollamento, la carenza di agenti di custodia ed educatori impediscono di creare opportunità per lavorare ed istruirsi, dove in cella si vive con il materasso per terra o su letti a castello a quattro piani e ci si lega per non precipitare, dove si fanno i turni per stare in piedi.
Ecco più che spronare i detenuti, che in maggioranza sarebbero ben lieti di lavorare, sarebbe il caso di inviare chiare e forti parole verso chi, pur dovendo e potendo, non fa nulla per evitare che le carceri italiane siano solo delle discariche umane.
10.12.10
Passi sperduti
Non c'è dubbio, camminare per Venezia in un tardo pomeriggio di dicembre ha un fascino particolare. Se poi volutamente ti perdi, il fascino aumenta enormemente. Avendone la possibilità Venezia andrebbe girata così, perdendonsi per calli e campielli solitamente trascurati dall'onda dei visitatori. Per ascoltare il silenzio, provare a mettere in ordine i pensieri, vivere almeno per un po' quel ritmo lento che dovrebbe condurre la nostra vita per riuscire ad assaporare veramente le nostre esperienze.
Allora se scegli di perderti, di vagare senza itinerario pur avendo una meta, puoi vedere una Venezia veramente magica, da fiaba. Puoi inbatterti in una finestrella un po' appannata da dove intravedi un anziano signore tra mille piccoli attrezzi misteriosi mentre lavora piccoli pezzi di legno con incredibile maestria, oppure passare davanti ad un negozietto con una vetrina piena di sfere e cunei di legno di varie dimensioni e chiederti a cosa mai serviranno. Vedere botteghe in cui si stampa con vecchie presse, si rilegano libri a mano, si fanno cose che quasi non ricordavi esistessero. Puoi camminare, mentre la luce si fa sempre più fioca, per calli completamenti deserte dove mille odori non sempre gradevoli si intrecciano, vedere anziani che mano nella mano si aiutano a fare i gradini dei ponti dandosi forza con un filosofico: "pian, pian, un paseto ala volta".
Non sai dove sei ma non te ne preoccupi, sei rilassato e tranquillo, il silenzio e il buio non ti spaventano tanto sai che Rialto più o meno dovrebbe essere circa di là, sicuramente dopo un ponte e na cae. Continui a camminare immerso nei tuoi pensieri e con il naso per aria a sbirciare tra le finestre per vedere scorci di sontuosi soffitti o bellissimi quadri, passi tra calli sempre più piccole, campielli che non saprai mai ritrovare e all'improvviso da un minuscolo portico accedi nel sontuoso e deserto salotto buono. La piazza sembra essere tutta per te, nessuno in giro, solo uno spicchio di luna a farti compagnia nella leggera nebbia che ti avvolge.
Allora se scegli di perderti, di vagare senza itinerario pur avendo una meta, puoi vedere una Venezia veramente magica, da fiaba. Puoi inbatterti in una finestrella un po' appannata da dove intravedi un anziano signore tra mille piccoli attrezzi misteriosi mentre lavora piccoli pezzi di legno con incredibile maestria, oppure passare davanti ad un negozietto con una vetrina piena di sfere e cunei di legno di varie dimensioni e chiederti a cosa mai serviranno. Vedere botteghe in cui si stampa con vecchie presse, si rilegano libri a mano, si fanno cose che quasi non ricordavi esistessero. Puoi camminare, mentre la luce si fa sempre più fioca, per calli completamenti deserte dove mille odori non sempre gradevoli si intrecciano, vedere anziani che mano nella mano si aiutano a fare i gradini dei ponti dandosi forza con un filosofico: "pian, pian, un paseto ala volta".
Non sai dove sei ma non te ne preoccupi, sei rilassato e tranquillo, il silenzio e il buio non ti spaventano tanto sai che Rialto più o meno dovrebbe essere circa di là, sicuramente dopo un ponte e na cae. Continui a camminare immerso nei tuoi pensieri e con il naso per aria a sbirciare tra le finestre per vedere scorci di sontuosi soffitti o bellissimi quadri, passi tra calli sempre più piccole, campielli che non saprai mai ritrovare e all'improvviso da un minuscolo portico accedi nel sontuoso e deserto salotto buono. La piazza sembra essere tutta per te, nessuno in giro, solo uno spicchio di luna a farti compagnia nella leggera nebbia che ti avvolge.
27.11.10
Complotti internazionali
Il quotidiano locale pubblica informazioni false sul meteo: Denuncio un complotto di forze oscure volto a colpire l'immagine di Venezia sulla scena internazionale.
10.11.10
17.10.10
Misteri veneziani
Il mistero su chi sia il noto veneziano che vorrebbe costruirsi una villetta nell'isola di Torcello è stato risolto. Scoperto il vero progetto della casa.
17.7.10
27.5.10
Stupefatto dalla normalità
C'è da rimanere stupiti nello scoprirsi meravigliati di fronte ad un comportamento che non ha nulla di straordinario, anzi forse c'è da preoccuparsi.
Con l'arrivo, e speriamo la permanenza, del bel tempo ho ripreso servizio in qualità di "murazzaro" (qui è fregato chi di Venezia conosce solo piazza S.Marco...), tornando ad usufruire del servizio di ferry boat che parte dall'isola del tronchetto. Normalmente di domenica uno dei tre varchi di accesso dove si acquista il biglietto è dedicato a biciclette e ciclomotori, non serve quindi un genio dell'organizzazione per immaginare che sia utile predisporre un cartello per informare chi arriva in bici o in motorino dove dirigersi per evitare di rimanere in coda dietro le auto e, particolare non secondario, contribuire ad accellerare le procedure d'imbarco. Ed infatti il cartello c'è. Peccato, però, che sia stato appiccicato sul vetro della guardiola dove si trova il bigliettaio, rendendolo così visibile solo quando si giunge in prossimità della biglietteria dopo aver fatto tutta la coda assieme alle auto. Il solito pressapochismo, la solita sciatteria che si incontra in mille situazioni. Talmente soliti che siamo ormai abituati a conviverci cercando magari modi "furbeschi" con i quali evitare di rimanere bloccati nel pantano dell'inneficenza.
Ma questa volta è diverso, accade appunto una cosa che lascia meravigliati: l'addetta ai biglietti resasi conto dell'inutilità di quel cartello invece di fregarsene, come nella migliore tradizione, esce dalla guardiola a "caccia" di lavoro e a voce invita ciclisti e motociclisti a dirigersi verso la sua biglietteria. Per una volta il buon senso in azione (forse non è un caso sia una donna).
Ecco, non dovrebbe meravigliare nessuno che si cerci di sopperire a delle carenze con un piccola iniziativa personale, che si usi un briciolo di buon senso anche nella quotidianità di un lavoro non particolarmente entusiasmante, ma soprattutto dovrebbe essere cosi normale da non far venire a nessuno la voglia di raccontare una cosa come questa.
Con l'arrivo, e speriamo la permanenza, del bel tempo ho ripreso servizio in qualità di "murazzaro" (qui è fregato chi di Venezia conosce solo piazza S.Marco...), tornando ad usufruire del servizio di ferry boat che parte dall'isola del tronchetto. Normalmente di domenica uno dei tre varchi di accesso dove si acquista il biglietto è dedicato a biciclette e ciclomotori, non serve quindi un genio dell'organizzazione per immaginare che sia utile predisporre un cartello per informare chi arriva in bici o in motorino dove dirigersi per evitare di rimanere in coda dietro le auto e, particolare non secondario, contribuire ad accellerare le procedure d'imbarco. Ed infatti il cartello c'è. Peccato, però, che sia stato appiccicato sul vetro della guardiola dove si trova il bigliettaio, rendendolo così visibile solo quando si giunge in prossimità della biglietteria dopo aver fatto tutta la coda assieme alle auto. Il solito pressapochismo, la solita sciatteria che si incontra in mille situazioni. Talmente soliti che siamo ormai abituati a conviverci cercando magari modi "furbeschi" con i quali evitare di rimanere bloccati nel pantano dell'inneficenza.
Ma questa volta è diverso, accade appunto una cosa che lascia meravigliati: l'addetta ai biglietti resasi conto dell'inutilità di quel cartello invece di fregarsene, come nella migliore tradizione, esce dalla guardiola a "caccia" di lavoro e a voce invita ciclisti e motociclisti a dirigersi verso la sua biglietteria. Per una volta il buon senso in azione (forse non è un caso sia una donna).
Ecco, non dovrebbe meravigliare nessuno che si cerci di sopperire a delle carenze con un piccola iniziativa personale, che si usi un briciolo di buon senso anche nella quotidianità di un lavoro non particolarmente entusiasmante, ma soprattutto dovrebbe essere cosi normale da non far venire a nessuno la voglia di raccontare una cosa come questa.
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