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28.12.22

Era la stampa, bellezza!

"Mentre il direttore di un quotidiano conduce una violenta campagna contro un gruppo di affaristi disonesti, i proprietari del giornale decidono di vendere. Il direttore si oppone e continua nella sua campagna, improvvisandosi all'occorrenza anche detective per smascherare i truffatori. Alla fine, la spunta: i colpevoli sono arrestati e il suo giornale continuerà le pubblicazioni". Questa la trama (estratta dal sito mymovies.it) del film ispirato a fatti reali L'ultima minaccia, uscito nel 1952 e passato alla storia per la frase "È la stampa, bellezza, la stampa. E tu non ci puoi fare niente", detta al telefono da Humphrey Bogart in tono di sfida verso chi voleva tappargli la bocca. Un film sulla libertà di stampa, sul coraggio di non piegarsi davanti ai potenti, sulla forza dell'informazione nello smascherare i disonesti davanti ai cittadini. Guardando il mondo dell'informazione oggi e ripensando a quel film mi viene da dire, naturalmente senza l'efficacia e il fascino di Bogart, “Era la stampa, bellezza”. Sì, perché mi pare di non vedere in giro molti direttori o giornalisti disposti a mettersi in gioco per non cedere a minacce o lusinghe, rifiutare comode posizioni pur di non piegarsi davanti al potente di turno, mettere sempre al primo posto il dovere di informare correttamente. Quante volte si trovano sulla carta stampata oppure online interviste a imprenditori, manager, esponenti politici nazionali o locali che non contengono una sola domanda scomoda, una domanda che, impedendo fumosi giochi di parole, chieda di chiarire posizioni ambigue, scelte fatte o non fatte, di esprimere una posizione netta ed inequivocabile su un tema centrale per il futuro del Paese. Interviste che non producono informazione per il lettore ma consentono all'intervistato di mettersi sotto i riflettori per evidenziare tutta la sua grandezza, la sua umanità, il suo indefesso impegno al lavoro. D'altronde gli stessi direttori sempre più spesso sono talmente pieni di sé da mettere in secondo piano l'illustrazione e la spiegazione dei fatti rispetto alle proprie personalissime opinioni. Può accadere, ad esempio, di sentire il direttore di un noto giornale sostenere in diretta tv che le ONG sono un pull factor per i migranti, nonostante i conduttori gli ricordino dati alla mano che è dimostrata l'inesistenza del pull factor. Ma al noto direttore non basta certo trovarsi davanti la realtà per ravvedersi perché, afferma, “questa è la mia opinione”. Una opinione che pur prescindendo dai fatti avrà ovviamente spazio sul suo giornale e nelle menti di quei lettori che purtroppo non possono contare su un direttore come Humphrey Bogart.


3.4.16

Macchine ferme e luci spente

Per sei giorni in un mese le macchine non si sono mosse, per tre giorni consecutivamente, un giorno assieme a tutte le altre del paese. Per sei giorni non un pezzo di carta ha incontrato una goccia d'inchiostro, per sei giorni migliaia di lettori non hanno avuto il loro giornale da leggere, mentre nel mondo succedeva di tutto. Centinaia di lavoratori, che solitamente non brillano per compattezza e solidarietà, si sono ritrovati convintamente uniti con un unico obiettivo. Sei giorni di sciopero in un mese da parte di una azienda, non passano inosservati, in un paese democratico normalmente diventano una notizia. Un avvenimento del quale cercare di comprendere e far conoscere le motivazioni, soprattutto se sulla vicenda giungono, in modo trasversale, dichiarazioni di solidarietà e preoccupazione dal mondo della politica locale e nazionale. Invece nulla, quanto accaduto non è diventato notizia. Il mondo dei media, alle rotative ferme, ai lavoratori in piazza, ha fatto corrispondere luci spente ed obbiettivi chiusi. Un strano velo di omertà sembra essere calato su chi ha il compito di fare informazione, un senso di paura ha assalito chi, con telecamere e microfoni, migliaia di volte si è buttato senza esitazione in manifestazioni e scioperi delle più varie categorie produttive del paese. Se ne sono stati in disparte perfino quei reporter che fatichi a capire se siano interessati a fare informazione o a cercare occasioni per alimentare qualche gazzarra. L'informazione non parla dei problemi dei lavoratori dell'informazione. Chissà forse è solo per pudore, perchè i panni sporchi si lavano in casa, o forse molto più semplicemente, e molto più drammaticamente, perchè i padroni delle macchine non consentono che di loro si parli e si sappia.

28.8.15

A questo qui che si risponde?

Capita a tutti almeno una volta nella vita, è inevitabile, trovi una giornata che gira storta ed in un attimo eccola la: la cazzata è fatta. Certo, dopo è seccante ammetterla, un po' per orgoglio ma anche perchè è fastidioso dover chiedere scusa e magari tornare indietro sui propri passi. Soprattutto se sei uno conosciuto che magari ricopre un incarico pubblico. Allora non resta che cercare qualche modo per non farla apparire per quello che è, la cazzata. Si può dire a chi te la fa notare che è invidioso delle tue vittorie, che è un intellettuale da strapazzo, che è straniero e non capisce, se è uno famoso si può provare a sostenere che è in cerca di pubblicità, alcuni addirittura arrivano a cercare improbabili difese sbeffeggiando critici dal doppio cognome. Se però poi arriva uno che, non cerca pubblicità, non ha alcuna invidia per i tuoi successi elettorali, sta a Roma, non ha un cognome doppio ma addirittura solo un nome, di mestiere fa il Papa, ed essendo tu cattolico gli devi pure obbedienza, e si mette a benedire ed invitare a proseguire nel lavoro di pubblicazione di quei libri che tu con atto d'imperio hai censurato perchè pericolosi per l'infanzia, ecco ad uno così che gli dici? Gli scrivi un tweet con una faccina irridente? No, mi sa di no, mi sa che puoi dire solo una cosa: è vero, ho fatto una colossale cazzata!

25.2.15

Grazie Emma

Parlano e parlano per ore, l'oppositore di, e non al, regime si dilunga con ragionamenti nei quali è difficile trovare non solo un filo logico ma anche un briciolo di buon senso. Le chiamano trasmissione di approfondimento, ma l'unica cosa che approfondiscono, nel senso che spingono nel buio più profondo, è la voglia di starli ad ascoltare. Poi ad un ora che dovrebbe vederti già tra le braccia di Morfeo anzichè seduto davanti ad un televisore, appare una signora minuta, dall'aspetto sofferente ma con due occhi che sprizzano energia, la quale educatamente senza urlare, con parole pesate ti aiuta a capire le cose complesse che ti circondano e che fanno andare avanti, o indietro, il mondo. Il torpore dal quale fino a poco prima eri avvolto scompare, torni a pensare che politica non è grattare la pancia degli elettori ma comprendere e governare i fenomeni di oggi, ma soprattutto cercare di prevedere quelli di domani, capisci che dentro la frase “Uno slogan non basta, studiare è meglio” c'è tutto il perchè della pochezza della nostra classe dirigente, e non solo. Peccato che pochi, come spesso accade, avranno ascoltato questa signora, io però ancora una volta dico: Grazie Emma.

13.1.15

#ForzaEmma

E' cosa risaputa che dopo la dipartita tutti si diventi migliori, come dimostrano le note di benemerenza, scritte o raccontate, che contestualmente alla dipartita per tutti si manifestano copiose. Allora vediamo di restare nel solco profondo della tradizione e non lasciamoci andare a fughe in avanti e a modernismi non richiesti. Sicuramente è vero che i Radicali sono avanti e spesso prefigurano quello che sarà il futuro, ma Emma Bonino non è ancora tra il gruppo, è non intende certamente farne parte a breve, dei cari estinti, piantatela quindi con questi funerei articoli in cui si racconta di quanto sia stata brava, forte, tenace, qualificata... Se non mi suonasse anche questo funereo mi verrebbe da dire che di tutta evidenza: "Emma è viva e lotta insieme a noi". Se proprio volete fare un gesto che sia d'aiuto e sostegno ad Emma, smettete di raccontare la sua malattia e cominciate a raccontare il suo impegno politico, le sue analisi serie ed approfondite, ad esempio, sul mondo arabo. Capisco che è cosa più faticosa ed alla quale non siete molto abituati ma provateci, scoprirete che è assai interessante e stimolante. Le parole "io non sono la mia malattia" invece di riportarle, capitele.

12.11.14

L'annientamento delle istituzioni

Il costante decadimento del dibattito politico, la banalizzazione di ogni tema che riguarda la vita delle istituzioni e le sue regole, sta assumendo toni sempre più gravi e pericolosi. L'ultimo esempio è il dibattito attorno al possibile sostituto, o sostituta, di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica. Il toto nomine e i sondaggi che tutti i media si prodigano a divulgare spesso con lo stucchevole scopo di dimostrarsi attenti al volere della società civile, qualunque cosa questo significhi, sembrano dimenticare la fondamentale importanza della nomina nel panorama istituzionale, e la difficoltà che tale carica comporta. Spuntano i nomi più disparati per i quali spesso è difficile trovare quelle caratteristiche fondamentali che deve avere la più alta carica dello Stato, si arriva a dare spazio alle dichiarazione di chi vorrebbe un Presidente quarantenne senza neanche sottolineare la “bestialità” di una tale dichiarazione, dato che la costituzione impone come età minima i cinquant'anni.  Resta ai margini il fatto che si sta parlando di chi deve rappresentare l'unità del paese, e quindi possedere la capacità di estraniarsi dalla “lotta” di parte, o il fatto che  la costituzione assegna non solo poteri di rappresentanza, ma anche poteri concreti i quali per essere esercitati richiedono esperienza, capacità di mediazione e senso dello Stato, come la presidenza del CSM, il comando delle forze armate e la nomina del Presidente del Consiglio. Sì, perchè nonostante quello che molti vanno impunemente blaterando, il Presidente del Consiglio non viene eletto ma nominato. Il tema sembra trasformarsi in un gioco da fare nel tempo libero, in un dibattito che assomiglia a quello per la nomina del rappresentante di classe, una questione tutta locale, dove il fattore autorevolezza e capacità di relazionarsi con il resto del mondo è di fatto espunto. Questo agire si inserisce perfettamente nel continuo processo di delegittimazione delle istituzioni portato avanti attraverso un costante lavoro di “non conoscenza” con il quale si ottiene di farle apparire come un qualcosa di inutile quando non dannose. E' un percorso estremamente pericoloso quello che in troppi, disinvoltamente, percorrono, perchè il cavalcare lo scontento, il banalizzare tutto  dando spazio a ciò che dovrebbe rimanere relegato nei bar, il solleticare le “pance” invece di stimolare le menti, può certamente portare ad un aumento delle tirature o a facili gradimenti popolari, ma inevitabilmente conduce alla distruzione del senso dello Stato, della democrazia e più in generale della comunità. Sarà bene si cominci a fare attenzione, perchè a distruggere le istituzioni repubblicane ci vuole molto poco, assai complicato invece è ricostruirle e per farlo spesso si paga un prezzo di sangue.

6.9.14

Le battaglie da combattere

Per gli appassionati questo è un bel periodo per godersi volley di alto livello. World league maschile e world grand prix femminile nei mesi scorsi, mondiale maschile in corso in questi giorni e prossimamente mondiale femminile che si disputerà in Italia. C'è di che divertirsi ad ammirare le prodezze atletiche di un sport che fa della correttezza una delle principali caratteristiche, è ben noto infatti come ogni partita si concluda con una cavalleresca stretta di mano sotto rete tra i giocatori, o come anche l'esultanza per un punto realizzato deve avvenire rivolgendosi ai compagni di squadra e non contro l'avversario. In questa serie di incontri mondiali c'è una squadra che merita particolare attenzione, certamente per il gioco ma ancor di più per i proprio tifosi, anzi tifose. La nazionale maschile dell'Iran sta facendo vedere un gran bel gioco con il quale riesce a mettere in crisi team assai più blasonati, ma sono le loro tifose ad essere il settimo uomo in campo. Non si stancano mai di incitare i giocatori e manifestare l'orgoglio per loro e il proprio paese, non mancano di dipingersi sul viso o sui capelli i colori della bandiera iraniana che contemporaneamente sventolano con allegria, sfoggiando meravigliosi sorrisi sotto profondissimi occhi scuri. Insomma manifestano tutta la loro gioia di vivere, esattamente la stessa che si può leggere anche nelle tifose delle altre squadre, ma c'è una cosa che purtroppo si legge solo dalle tifose iraniane, è un cartello che portano in giro per i palazzetti del mondo dove possono entrare: “Lasciateci entrare nei nostri palasport”. Sì, perchè alle donne iraniane nel loro paese è vietato entrare nei palazzetti per sostenere la propria squadra. Guardando queste ragazze che si fanno inquadrare dalle telecamere per essere viste in tutto il mondo, compreso il loro paese, in modo da sfidare un potere che le vuole emarginate e sottomesse, non si può fare a meno di pensare che sono questi gli “eserciti” che andrebbero sostenuti ed aiutati internazionalmente. Perchè sono questi sorrisi e queste parole, non le bombe, i mezzi con cui si può cambiare un paese e rendere più libere le persone. Tempo fa qualcuno parlava di “armi di attrazione di massa”, ecco, si forniscano strumenti, tecnologie, sostegno mediatico per permettere a ragazze coraggiose come quelle che in questi giorni si vedono nei palasport europei di esprimersi e farsi conoscere, affinchè possa crescere l'esercito delle idee e della parola. Perchè il futuro si costruisce espandendo la gioia di vivere e non la morte.

17.8.14

Per un pugno di click

Sono figure di un tempo lontano, raccontati in mille film, li chiamavamo cowboy anche se non lo erano perchè nulla avevano a che fare con le mandrie, erano in realtà dei pistoleri pronti a tutto per un pugno di dollari, erano gangster, anzi banditi, armati di colt e winchester. Ai giorni nostri c'è una nuova e sempre più numerosa razza di banditi, non fanno scorribande a cavallo nelle praterie del far west ma in quelle dei social media armati di tastiera, e sono disposti a tutto per un pugno di click. Sono loschi individui che si muovono nei mezzi d'informazione, ma che con l'informazione non hanno nulla a che fare. A loro infatti non interessa fare informazione, essere i primi e i più esaurienti fornitori di notizie, a loro interessa solo “sparare” titoli sul web per acchiappare il maggior numero possibile di click. Ecco allora che il titolo deve essere poco chiaro e lasciare un dubbio, spingere l'utente del social a selezionare il link convinto sia una notizia importante anche quando è una stupidaggine senza alcun valore. La foto a corredo non importa sia pertinente all'evento, può benissimo non riguardare minimamente l'articolo, l'importante è che sia attrattiva, meglio se con un po' di “carne” e/o sangue. Irrilevanti forma, stile, grammatica, basta buttare qualche riga giusto perchè la pagina non sia vuota, tanto quello che conta è che la pagina sia aperta. Questi nuovi banditi sono più pericolosi e peggiori di quelli di un tempo, i quali almeno rischiavano la propria pelle. I nostri non rischiano nulla e nascosti dietro ad un monitor usano i media come fossero un video game per adolescenti dove alla fine importa solo raggiungere il punteggio più alto, convinti che, come nei videogame, basta resettare per incominciare una nuova partita. Poco importa a lor signori, anzi a questi banditi, se le loro scorribande lasciano sul terreno qualche morto vero di cui uno dal nome Informazione.

30.7.14

Un tweet non si nega a nessuno


Sono stati numerosissimi ieri su twitter quelli che hanno voluto esprimere vicinanza ed affetto a Marco Pannella, moltissimi tweet hanno fatto da cornice alla foto che ritraeva lo storico leader Radicale mentre mangiava un voluminoso piatto di spaghetti dopo la prima seduta di radioterapia. Sì, radioterapia, perchè Marco ha un tumore. Permettetemi di non gioire più di tanto di questi messaggi di vicinanza, permettete ad uno che bazzica questa banda di lucidi folli da oltre trent'anni e che ha sempre condiviso e criticato a seconda di quello che dettava la propria coscienza, di vedere in molti di questi messaggini nulla di più di un gesto rituale e abitudinario che si compie nei confronti di chi potrebbe non esserci più a breve. Un gesto facile da fare che non costa alcuna fatica e non comporta alcun impegno, in fondo per un tweet basta un attimo, non ci si deve neanche sforzare per trovare le parole, tanto sono poche le battute consentite, e ci si mette la coscienza a posto. “Forza Marco”, “Ti sono vicino”, “Non mollare, abbiamo bisogno del tuo impegno”, “Vincerai anche questa, testardo di un abruzzese”, che ci vuole, si fa meno fatica che a scrivere un vero coccodrillo. Sia chiaro, tra i molti che hanno scritto o condiviso la foto ci sono persone realmente preoccupate e vicine a Marco (scusate se lo chiamo solo per nome ma ho sempre fatto così), ma ce ne sono molte che non hanno mai fatto nulla, anche potendo, per dimostrargli reale vicinanza, per aiutare il suo pensiero ad essere conosciuto e quindi giudicabile. Che poi per quel bestione pieno di difetti che è Marco, è la cosa che conta di più nella vita. Io non ho nulla da dire a Marco, so quanto dura può essere la radioterapia e quanto possa buttare giù, ma so anche che lui affronterà questa cosa come sempre ha fatto, guardandola dritta in faccia. Una cosa invece vorrei riuscire a farla arrivare a quanti hanno scritto più per dovere che convinzione: Emma Bonino ai tanti che le manifestavano affetto una volta disse “amatemi di meno e votatemi di più”, ecco ora mi permetto di dire per Marco “tweettatemi di meno e conoscete e fate conoscere di più le idee e le proposte mie e dei Radicali”.

18.7.14

Libertà di scelta fasulla

A sentire il vigore con cui recitano quello che sembra diventato un mantra, viene quasi voglia di unirsi al coro. Le preferenze sulla scheda elettorale come panacea della cattiva politica, lo strumento principe per consentire all'elettore di decidere chi deve essere eletto al Parlamento. Ancora una volta sparisce dai radar del ragionamento politico la memoria storica, le preferenze appaiono come una rivoluzionaria novità da conquistare per il bene del paese e dei suoi cittadini. Le preferenze sono state presenti per decenni sulle schede elettorali di questo paese, sono state il punto più alto (sarebbe meglio dire il più basso) e feroce dello scontro politico nelle campagne elettorali, ma sono state, soprattutto, il più formidabile strumento di corruzione, manipolazione e controllo dell'elettorato. Un potentissimo mezzo per imporre l'elezione di figure, non di rado losche, decise in posti assai lontani dalle cabine elettorali. Un metodo di elezione che ha portato alla continua crescita i costi delle campagne elettorali, agevolando così il candidato che disponeva, lecitamente o meno, di grosse somme e relegando ai margini chi invece non poteva contare su grandi mezzi economici.  Sembra che pochi vogliano ricordare quanto diffuso fosse, soprattutto in certe zone del paese, il controllo del voto, così diffuso e persuasivo che ben prima della comparsa degli exit poll, e soprattutto con maggiore precisione, c'era chi poteva dire i risultati appena chiuse le urne. Se in tempi passati questo “pilotaggio” riusciva ad essere così capillare, non ci vuole molto ad immaginare come potrebbe essere oggi con tutto quello che offre la tecnologia per verificare come il “libero” elettore si è espresso. Dietro questa voglia di ritorno ad un sistema del passato che ben poco di buono ha lasciato in questo paese, mi pare di scorgere la voglia di cavalcare un argomento di facile presa, un cercare nuovamente di seguire le “pance” piuttosto che fare la fatica di tracciare una strada nuova. Forse la vera questione su cui varrebbe la pena spendere energie non è il poter scegliere un nome, ma poter conoscere realmente i candidati, le persone, per poter votare con consapevolezza. Se proprio si deve recuperare qualcosa dal passato che sia l'enaudiano “conoscere per deliberare”.

5.6.14

L'avevo detto, io...


Nulla può scalfire una granitica certezza basata sull'assoluta ignoranza dei fatti. Non un dubbio, un tentennamento, non un cedimento alla conoscenza o alla semplice curiosità. Il paese è questo, una gigantesca schiera di "io lo sapevo e l'avevo sempre detto", sembra di sentire le interpretazione delle profezie di Nostradamus, quelle che avvengono sempre dopo, ad evento accaduto, perchè in realtà prima nessuno ci capisce un beneamato...tubo. Ora la bufera è su Venezia ma questo è un fatto marginale, perchè il comportamento è lo stesso immutabile ormai da anni, anzi cambia, ma in peggio perchè si acuisce lo strazio che viene fatto delle leggi, quelle che tutti invocano, ma a cui quasi nessuno dedica un briciolo di attenzione. Del resto si sa, quelli che devono rispettare le leggi alla lettera sono gli altri, i ladri e i disonesti sono loro, io sono, a prescindere (direbbe Totò), un fedele servitore delle leggi e della costituzione che è la più bella del mondo. Però su questa storia della costituzione più bella del mondo qualcosa non mi torna, perchè, se è così bella, com'è che a seconda delle circostanze se ne dimenticano dei pezzi, com'è che qualche articolo lo si schifa a tal punto da saltarlo a piè pari, ad esempio l'art. 27 secondo comma "L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva". Non so, sarà che ne ho vista troppa di gente massacrata da un sistema giudiziario a volte sciatto, quando non condizionato da fini diversi da quello dell'amministrazione della giustizia (sarebbe meglio dire delle leggi che la giustizia è altra cosa), ma io davanti alle manette mi ritrovo assalito dai dubbi. E' una gran bella cosa il dubbio, ti accende la voglia di sapere per capire e poter così cancellarlo, il dubbio. O fartene nascere altri. Certo è molto più faticoso dell'affidarsi alla certezza istantanea del: "se lo hanno messo dentro qualcosa avrà certamente fatto". Non so, sarò un garantista fuori tempo ma continuo a credere che l'onere della prova spetti all'accusa e che fino a prova contraria si è innocenti, pertanto io aspetto in silenzio che chi sa parli, e che magari chi non sa almeno per un po' taccia.



24.2.14

Terroristi per favore no...

Quando giorni addietro l'allora Ministro degli esteri Bonino definì inaccettabile l'accusa di terrorismo per i marò, in quanto questo avrebbe significato qualificare come terrorista l'Italia intera, praticamente tutti hanno concordato. Risultava, cioè, condiviso il ritenere inaccettabile una qualifica di terrorista assegnata al nostro paese, ad un paese, si è ricordato, prossimo al semestre di presidenza europea, un paese facente parte della nato, impegnato in numerose missioni internazionali di pace, e via discorrendo di ottime argomentazioni, sui media quanto nel quotidiano dibattere, che rendevano intollerabile per tutti l'accostamento del nostro paese a qualsiasi forma di terrorismo. Nessuna indignazione suscita invece, in cittadini, media e classe politica, il fatto di essere considerati, anzi condannati, come paese torturatore, un paese cioè in cui è pratica diffusa e ripetuta la tortura ai danni dei propri cittadini e non solo. Sì, perchè le sentenze di condanna rivolte all'Italia dalla corte europea dei diritti dell'uomo, dato che avvengono per la violazione dell'articolo 3 della convenzione europea dei diritti dell'uomo che dice "Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti", questo affermano: che l'Italia è un paese di torturatori. Ma evidentemente questo per gli italiani è cosa per la quale non vale la pena indignarsi.

7.1.14

Gli si dia una zappa


Quando il titolo di un articolo, sia questo su carta o sul web, nulla ha a che vedere con il testo sottostante, o addirittura afferma l'opposto, non si può fare a meno di chiedersi come sia possibile e perchè accade una cosa del genere. Le risposte che ci si riesce a dare purtroppo sono una più sconsolante dell'altra, si va infatti dalla distrazione sciatta, alla squallida voglia di sensazionalismo per cercare miseramente di attirare qualche lettore in più. Nel mare dei telegenici e stimatissimi giornalisti quotidianamente impegnati a fustigare il mal costume, la mancanza di serietà e correttezza altrui, a censurare tizio o caio per le promesse non mantenute ed usate come specchietto per le allodole, appaiono sempre più come dei naufraghi volutamente lasciati andare alla deriva quanti cercano di usare con attenzione e serietà il delicato, ma potentissimo, strumento dell'informazione. Perchè l’informazione è di gran lunga l’arma più potente che ci sia in circolazione, un’arma che può far crescere rapidamente il livello della civiltà di un paese, ma ancor più rapidamente lo può far sprofondare. Andrebbe quindi maneggiato sempre con molta attenzione ed anche con un leggero e salutare velo di preoccupazione, si dovrebbe sempre tenere a mente che le parole restano. Come tutti gli ordini anche quello dei giornalisti è inutile se non addirittura dannoso, ma se proprio di questo non se ne può fare a meno, non sarebbe male se al suo interno qualcuno, trovando una briciola di dignità ed orgoglio professionale, decidesse di togliere a certi signori dalle mani una tastiera per sostituirla con una zappa. Sperando che almeno con quella non facciano danni.

29.12.13

Solamente idioti

Non è che una o più vaccate (mi si perdoni il francesismo, ma mi pare opportuno), solo perchè scritte su qualche social network in rete devono per forza diventare notizia o tema per analisi sociologiche. Il più delle volte si tratta semplicemente di roba scritta da chi ci tiene a far sapere al mondo di essere un perfetto idiota.

1.12.13

Massimo quindici righe

"Quanto lunga è?" Prima, spontanea e leggermente impaurita reazione ad un invito a leggere in internet la recensione di un bar, insomma non proprio guerra e pace. Resto perplesso, anzi preoccupato, davanti ad una reazione di questo tipo tanto più se proviene da una liceale che ritengo, evidentemente sbagliando, dovrebbe essere abituata a leggere e documentarsi. Se un testo che difficilmente si può immaginare superi le 10/15 righe istintivamente suscita timore, viene da chiedersi se e come ci si avvicini ad un testo d'approfondimento di un tema sociale o ad un'opera letteraria. Piccola desolante conferma che la capacità ricettiva non va oltre gli slogan o i micro messaggi generici? Che in una società ricca come mai prima di mezzi d'informazione l'interesse per la conoscenza basata sulla documentazione è sempre più roba di nicchia destinata a pochi strani individui? Non lo so, certo il tema meriterebbe analisi ed un lungo approfondimento, ma temo non verrebbe letto.

5.11.13

Comportamenti sospetti


L’impazzimento del sistema informativo sembra ormai inarrestabile, il parlare senza aver accesso il cervello è diventato quasi un obbligo e sei meritevole di sospetto se prima di emettere giudizi provi a fermarti un attimo a riflettere. Questo non vale solo per i social network, sempre più spesso trasformati da mezzi di dialogo a più voci a cloache dove scaricare le proprie miserie e frustrazioni, ma anche per i mezzi d’informazione più classici come i quotidiani, luoghi in cui nell’immaginario collettivo i professionisti della parola ragionano e soppesano prima di riempire di caratteri le colonne di stampa. Prendiamo il caso della Ministra Cancellieri sulla quale Repubblica ha aperto una pesante campagna di delegittimazione pur non avendo, la Ministra, commesso alcun atto illegittimo. Certo ha usato parole probabilmente inopportune ma comprensibilmente dettate, come normale e giusto che sia, da un forte sentimento di affetto per un’amica in grande difficoltà. Alle parole però ha fatto seguito un comportamento rigorosamente all’interno delle prerogative del suo ufficio. Si obbietta che la Cancellieri non riservi la stessa attenzione a tutti i detenuti, ma anche escludendo i numerosi i casi di intervento per detenuti ignoti, pare aberrante questa sempre più diffusa logica regressiva, come ben ha scritto Luigi Manconi, che vuole, a fronte di uno stato incapace di garantire il rispetto dei diritti per tutti, vederli sottratti anche a chi fortunatamente riesce a beneficiarne. Si chiede Manconi: "Se non possiamo essere uguali nei diritti è meglio esserlo nei non diritti?". Per molti novelli arruffapopolo la risposta sembra essere obbligatoriamente sì. Ma non è solo la Cancellieri a godere di un simile trattamento da parte dei professionisti della penna o della tastiera. Tocca infatti anche alla Bonino la quale oggi, se pur con minor eco, viene accusata da lanotiziagiornale.it di aver calpestato la sua storia politica per bassi interessi di potere. La colpa? Non ha concesso i benefit previsti per i coniugi ad un diplomatico gay sposatosi all’estero. Irrilevante evidentemente per l'estensore dello scritto che l’Italia non riconosca il matrimonio tra persone delle stesso sesso e che un Ministro, ma non solo, sia tenuto a rispettare le leggi del suo paese, anche quando non le condivide e lotta per modificarle. Diceva oggi Massimo Bordin durante la rassegna stampa di Radio Radicale: si potrebbe anche fare un bel titolo accusando la Bonino di non permettere di fumare marijuana alla Farnesina. Ecco, visto lo stato dell’arte non mi meraviglierei se qualche star dei media seguisse questo suggerimento, d'altronde cosa c’è di più sospetto e pericoloso in questo paese delle persone serie.

15.10.13

L'omaggio degli stolti

Si è convocato un esercito di stolti per fare un enorme regalo a ciò che doveva essere lasciato sprofondare nell'oblio senza degnarlo di uno sguardo. La stupidità ha preso sotto braccio il male assoluto per donargli un ultimo ributtante diritto di tribuna.

26.9.13

E se provassimo?

E se provassimo per una settimana, una settimana solamente, a non riempire web tv e giornali con le vicende di Berlusconi? Se per soli sette giorni l'attenzione fosse focalizzata sulle questioni realmente determinanti per il futuro di questo paese e dei suoi cittadini. Se si scegliesse di non seguire lo strepitare di mille comari in stile baruffe chiozzotte (non se ne abbia a male Goldoni), preferendo, se pur a costo di maggior fatica, focalizzare lo scrivere e il parlare sulla necessità di approfondire, per aiutare a comprendere, i temi della cultura, del lavoro, dell'innovazione, della giustizia, dei rapporti sociali. Se si facesse questo potremmo credere di essere un paese migliore. Per una settimana, una settimana solamente.

29.8.13

Ingenuo

Settantesima mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, cioè per farla breve mostra di film tra i quali verrà premiato quello ritenuto migliore. Pronti, via! Ed ecco subito un'esplosione di accurati servizi sull'arrivo della tale star accolto da urla e gridolini, sul vestito o/e sul cappello dell'attempata signora sempre presente, sul party fantasmagorico in qualche palazzo veneziano. Sul resto faccio un po' più fatica a trovare approfondimenti, che poi il resto sarebbero i film con relativi interpreti ed autori, cioè quella roba che credevo dovesse costituire il tema principale per chi ha deciso di occuparsi della mostra del cinema. Certe volte mi rendo conto di essere veramente un ingenuo.

11.8.13

Shalabayeva, chi era costei?

Quasi nessuno se ne ricorda. Si dovevano dimettere ministri, cacciare ambasciatori, rompere rapporti diplomatici, per giorni il caso era diventato il tema principale con cui alzare lo scontro tra governo ed opposizione. Su giornali, blog, social, tutti con il macete in mano per cercare di far cadere la testa ora di quel funzionario, ora di quel ministro o ministra, il tutto naturalmente con la nobile motivazione di difendere la donna e sua figlia da un intollerabile sopruso. Poi improvvisamente più nulla, al massimo qualche riga in trentesima pagina o pochi secondi di video sgranati in cui si intravede una donna uscire da una casa. L'inaccettabile violazione dei diritti umani è scomparsa dalle discussioni esattamente con la stessa velocità di un gossip da spiaggia, la necessità di difendere la donna e sua figlia non è più un'urgenza nazionale. A nessuno più interessa conoscere, o far conoscere, se e come qualcuno se ne sta occupando, forse perchè poco appassiona un lavoro fatto con l'attenzione e la tenace pazienza che casi come questo richiedono. Chissà quando in questo paese questioni serie e gravi come quella della Shalabayeva e sua figlia, non saranno più affrontate con urla da stadio, toni scandalistici e caccia alle streghe, ma cercando di approfondire in modo rigoroso i fatti e cercando di analizzare i tempi e modi dell'agire. Chissà quando abbandoneremo i toni da sceneggiata per diventare un paese serio.