La realtà spesso è così ricca di sfumature da apparire ai nostri occhi offuscata, di difficile comprensione. Sempre più frequentemente occorre uno sforzo aggiuntivo per comprendere ciò che, proprio perchè realtà, dovrebbe essere di facile lettura per tutti. Ma in un mondo complesso qual è il nostro, di facile lettura c'è sempre meno e quello sforzo aggiuntivo diventa indispensabile. Molti, però, non sono disponibili per questa nuova fatica e cercano il modo di evitarla, e allora eccola, arriva lei a togliere le castagne dal fuoco e rendere nuovamente chiara per tutti la “realtà”: la percezione. E' ormai questa per molti la chiave di lettura del nostro tempo, si fa prevalere cioè non la realtà basata su fatti e dati certi, verificabili, ma la percezione della realtà. Sempre più è la base sulla quale si fondano scelte e decisioni anche da parte di interi organi di governo. La sicurezza, l'immigrazione, sono solo i più eclatanti esempi di come la percezione, e non la realtà sia il punto centrale del dibattito politico nel nostro paese, e non solo. I recenti terribili atti di terrorismo nel cuore dell'Europa hanno fatto alzare, giustamente, la soglia di attenzione nelle forze di sicurezze, ma al tempo stesso hanno scatenato una serie di reazioni dettate solamente, e per questo inutili, dal bisogno di soddisfare la percezione di insicurezza che si venuta a creare nella gente. Una percezione in gran parte alimentata ad arte per poter essere usata per fini che nulla hanno a che vedere con la protezione delle persone. Ecco quindi la richiesta, subito esaudita, di avere in strade e piazze militari armati: poco importa se con dubbi compiti e se non sapendo che fare si occupano più dei fatti loro che di quanto gli accade attorno. Ma questo vuole la percezione dell'assedio, dell'invasione per essere placata, questo si dà perchè conviene dare. Irrilevante se i dati oggettivi dimostrano che non c'è una invasione, che il pericolo non arriva da fuori ma è portato da chi è parte della nostra società, che i più terribili attentati non avvengono da noi ma in quei paesi che guardiamo con sufficienza e paura e dei quali continuiamo a non voler conoscere nulla. Sempre più la percezione assomiglia ad un credo religioso a cui affidarsi per qualsiasi cosa, dalla più importante alla più irrilevante, nessuno chiede su cosa si basa una affermazione o una notizia. Faccia caldo o freddo, piova o nevichi, è sempre l'evento più “grande”: rispetto a cosa o a quando non importa. L'analisi oggettiva non interessa, anzi infastidisce, annoia con i suoi dati e imbarazza se dimostra che il tuo sbraitare, il tuo indicare responsabili è del tutto infondato. Sapere è un'altra cosa dalla percezione, richiede, appunto, uno sforzo aggiuntivo richiede di porsi domande, avere dei dubbi e pretendere risposte vere, verificabili. Ecco perchè allora è meglio assecondare la percezione, perchè far crescere la conoscenza rende le persone non più manipolabili, libere. E questa sì, per molti sarebbe oggettivamente la più grande sciagura.
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2.1.16
18.7.14
Libertà di scelta fasulla
A sentire il vigore con cui recitano quello che sembra diventato un mantra, viene quasi voglia di unirsi al coro. Le preferenze sulla scheda elettorale come panacea della cattiva politica, lo strumento principe per consentire all'elettore di decidere chi deve essere eletto al Parlamento. Ancora una volta sparisce dai radar del ragionamento politico la memoria storica, le preferenze appaiono come una rivoluzionaria novità da conquistare per il bene del paese e dei suoi cittadini. Le preferenze sono state presenti per decenni sulle schede elettorali di questo paese, sono state il punto più alto (sarebbe meglio dire il più basso) e feroce dello scontro politico nelle campagne elettorali, ma sono state, soprattutto, il più formidabile strumento di corruzione, manipolazione e controllo dell'elettorato. Un potentissimo mezzo per imporre l'elezione di figure, non di rado losche, decise in posti assai lontani dalle cabine elettorali. Un metodo di elezione che ha portato alla continua crescita i costi delle campagne elettorali, agevolando così il candidato che disponeva, lecitamente o meno, di grosse somme e relegando ai margini chi invece non poteva contare su grandi mezzi economici. Sembra che pochi vogliano ricordare quanto diffuso fosse, soprattutto in certe zone del paese, il controllo del voto, così diffuso e persuasivo che ben prima della comparsa degli exit poll, e soprattutto con maggiore precisione, c'era chi poteva dire i risultati appena chiuse le urne. Se in tempi passati questo “pilotaggio” riusciva ad essere così capillare, non ci vuole molto ad immaginare come potrebbe essere oggi con tutto quello che offre la tecnologia per verificare come il “libero” elettore si è espresso. Dietro questa voglia di ritorno ad un sistema del passato che ben poco di buono ha lasciato in questo paese, mi pare di scorgere la voglia di cavalcare un argomento di facile presa, un cercare nuovamente di seguire le “pance” piuttosto che fare la fatica di tracciare una strada nuova. Forse la vera questione su cui varrebbe la pena spendere energie non è il poter scegliere un nome, ma poter conoscere realmente i candidati, le persone, per poter votare con consapevolezza. Se proprio si deve recuperare qualcosa dal passato che sia l'enaudiano “conoscere per deliberare”.
1.12.13
Massimo quindici righe
"Quanto lunga è?" Prima, spontanea e leggermente impaurita reazione ad un invito a leggere in internet la recensione di un bar, insomma non proprio guerra e pace. Resto perplesso, anzi preoccupato, davanti ad una reazione di questo tipo tanto più se proviene da una liceale che ritengo, evidentemente sbagliando, dovrebbe essere abituata a leggere e documentarsi. Se un testo che difficilmente si può immaginare superi le 10/15 righe istintivamente suscita timore, viene da chiedersi se e come ci si avvicini ad un testo d'approfondimento di un tema sociale o ad un'opera letteraria. Piccola desolante conferma che la capacità ricettiva non va oltre gli slogan o i micro messaggi generici? Che in una società ricca come mai prima di mezzi d'informazione l'interesse per la conoscenza basata sulla documentazione è sempre più roba di nicchia destinata a pochi strani individui? Non lo so, certo il tema meriterebbe analisi ed un lungo approfondimento, ma temo non verrebbe letto.
31.1.11
L'amore
Forse è la domanda che con varie formulazioni più frequentemente si pone, agli altri e a se stessi: Cos'è per te l'amore?
Per quanto mi riguarda sento assolutamente mie le parole usate per rispondere da Arnoldo Foà: "Ho una tendenza all'amore, non fisico con una donna, ma l'amore per le persone, per gli spiriti, per le personalità, che sono le cose più belle sulla faccia della terra, perché sono diverse l'una dall'altra".
Per quanto mi riguarda sento assolutamente mie le parole usate per rispondere da Arnoldo Foà: "Ho una tendenza all'amore, non fisico con una donna, ma l'amore per le persone, per gli spiriti, per le personalità, che sono le cose più belle sulla faccia della terra, perché sono diverse l'una dall'altra".
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