La capacità di dimenticare in fretta parole e azioni è purtroppo cosa assai evidente dalle nostre parti, ma in particolare questa capacità raggiunge livelli impressionanti con le parole non urlate e con le azioni che a quelle parole cercano di dare sostanza. Ecco allora che le parole pacatamente pronunciate per invitare al dialogo ed alla comprensione tra diversi, le parole che pronunciate solo poche settimane fa in una gremita Piazza S. Marco sembravano essere patrimonio comune, sono già dimenticate, cancellate dalla mente. Ai ragionamenti tanto ammirati fatti dai genitori di Valeria Solesin, ancora una volta davanti ad eventi tragici, ma che contengono anche tutta la complessità del mondo d'oggi, si torna a preferire le parole urlate. Si cercano le differenze per evidenziarle, più spesso demonizzarle, ma non si cercano possibili punti di contatto, si racconta il peggio, si tace il meglio. Ci si esercita con parole che non costruiscono nulla, che non contribuiscono alla comprensione e quindi alla ricerca di soluzioni. Si riduce tutto ad un problema di religione dove è facile assegnarsi primati di superiorità con cui garantirsi i favori della propria curva. Poi però qualcuno, magari, si permettere di ricordare che Malala Yousafzai è musulmana e che quindi qualcosa non torna. Ma forse molti hanno già dimenticato Malala e le sue parole, guarda caso non urlate. A chi come Emma Bonino da anni, conoscendo il mondo arabo, indica come fondamentale per contrastare i vari fanatismi religiosi, stimolare e rafforzare il dialogo delle forze laiche che anche in quella parte di mondo esistono, si preferisce non prestare attenzione. Probabilmente perchè anche lei non urla, ma prova a ragionare, a fornire conoscenza per cercare possibili soluzioni. Sicuramente esiste un noi e un loro, ma non saranno fili spinati, muri, quote o leggi manifesto, a tenerli separati. Non si ferma un mondo in movimento con gli slogan, ma lo si può governare con la conoscenza.
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9.1.16
22.7.13
Occhi
Hanno un' espressione dolce, a volte troppo, sono un misto tra lo spaurito e la ricerca di sostegno, assomigliano a quelli teneri dei bambini, ma senza la stessa luce, non brillano per le nuove scoperte che ogni giorno gli si parano davanti. A volte sembrano diventare feroci ma è solo un flebile tentativo di reagire alla paura, alla consapevolezza di non poter più fare da soli come un tempo. Son gli occhi dei nostri vecchi, li riconosco quando li incrocio lungo il cammino, riconosco in quelli altri occhi.
9.8.12
Farenheit 451
Uno di quei film abbastanza facile da trovare su un qualche canale in estate, stagione in cui si tende a riproporre sempre pellicole datate. Nonostante gli anni farenheit 451 mantiene un fascino inquietante, una vivezza che porta a guardare quelle scene con attenzione. La storia è nota, è quella di una società futura in cui i libri vengono bruciati perchè ritenuti pericolosi, destabilizzanti per l'ordine costituito. Se nessuno legge si è tutti uguali e nessuno si sente superiore o insoddisfatto, viene spiegato al pompiere titubante davanti ad una enorme libreria che sta per essere bruciata. Una società in cui la conoscenza, il pensiero, la memoria sono visti come pericoli perchè impediscono l'omologazione, rendono gli individui capaci di sviluppare analisi e critica. Certo quando il libro venne scritto nel 1951 (il film è del 1966), Ray Bradbury immaginava una realtà fantascientifica, a noi oggi forse fa sorridere questa fantascienza in cui mancano spade laser, mega razzi o personaggi color ottanio dalle orecchie a punta. Guardandomi attorno però mi viene un po' il dubbio che ci siamo adesso in quella fantascienza, ho l'impressione che in modo molto più tecnologico e sottile di quello raccontato da Bradbury si stia facendo un'opera di rimozione della memoria, della storia di cui siamo fatti, si cerca di far dimenticare tutto in fretta per meglio poter convincere che la tal cosa non è mai successa, che la situazione data non sia frutto di azioni passate, ciò che è stato è stato, andato, non val la pena di conservarlo, riguardarlo, analizzarlo, raccontarlo. Si cercano di eliminare le visioni diverse per convincere che il modello valido è uno solo, che tutti si deve tendere a quello. In fondo non è certo difficile trovare sostenitore del "con la cultura non si magia", e se non serve per mangiare vuol dire che non serve a vivere, e se non serve a vivere la si può buttare...
Non so, ma non vorrei che come accade nella meravigliosa scena finale del film di Francois Truffaut, fosse il caso di mettersi recitare a memoria i libri per essere sicuri di salvare loro e la nostra storia nell'attesa di tempi migliori.
Non so, ma non vorrei che come accade nella meravigliosa scena finale del film di Francois Truffaut, fosse il caso di mettersi recitare a memoria i libri per essere sicuri di salvare loro e la nostra storia nell'attesa di tempi migliori.
17.7.12
Ricominciamo
Ripartire con Forza Italia, tornare al '94, sembra questa la linea di Berlusconi per le elezioni politche del prossimo anno. Insomma, tornare indietro di diciotto anni come nulla fosse accaduto e ricominciare da capo con il progetto politico messo in piedi nel momento della caduta della cosidetta prima repubblica. In pratica Berlusconi si prepara a chiedere di essere votato per guidare il futuro dell'Italia con una campagna elettorale che poggia sull'ammissione implicita di aver sprecato diciotto anni, che quanto promesso all'epoca è ancora da fare, che quanto fatto dal '94 ad oggi se non proprio da rinnegare è da considerare inutile. Mi sembrano ottimi motivi per fargli fiducia, non dubito che in questo paese molti lo voteranno.
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