
Eleonora, Daniela, Cristina, Simona, Maria, Sonia, Debora, Anna Maria, Roberta, Chiara, sono solo alcune delle donne che hanno in comune l'essere state uccise da uomini in preda ad attacchi di folle gelosia, di un'accecante voglia di annientare ed annientarsi. Una voglia di colpire il corpo della donna che si dice di amare.
Non sono un sociologo ne uno psicologo e non dispongo dei mezzi per poter fare analisi approfondite o fornire spiegazioni convicenti, ma ho l'impressione di essere difronte a qualcosa che va perfino oltre la terribile piaga della violenze sulle donne, mi sembra che la patologica convinzione di poter possedere la persona con cui si condivide un periodo della propria vita non sia sufficente a spiegare questa follia che assomigila ad una mattanza per la ferocia con cui si manifesta. Non so se ancora una volta il risalto dato dai media a questi fatti modifichi la percezione della reale dimensione del fenomeno, ma la sensazione è che la frequenza di questi omicidi sia cosa nuova. Sembra sia scattato qualcosa che ha generato un diffuso senso di follia nel genere maschile il quale sembra sempre più incapace di intrattenere rapporti con l'altro sesso basati sul confronto, sul rispetto, sul rapporto paritetico, sembra ci sia un'assoluta incapacità di affrontare un rifiuto, un "no". La chiusura di un rapporto genera un tale senso di frustrazione, di fallimento personale, di inacettabile insulto da far sprofondare la mente in un buio assoluto dal quale riemergere solo attraverso la distruzione dell'altra e, spesso, di se stessi.
Sono attonito davanti a questa sequela di donne barbaramente uccise, di uomini in preda della follia più cieca. Credo sarebbe un errore gravissimo limitarsi a confinare tutto ciò nelle pagine di cronaca nera, credo che in molti ci dobbiamo fare molte domande nella speranza ci sia chi può darci delle risposte. Quale follia è entrata, o si è destata, nelle menti dei maschi?