Il mondo pare si stia nuovamente avvicinando alla soglia di un baratro nel quale aveva proclamato di non voler ricadere "mai più". Riecheggiano discorsi fatti da piccoli uomini che ancora una volta credono di poter ottenere risultati attraverso l'uso della forza, parole senza senso, piene solo di pericolosa negazione di quanto reso evidente da secoli costellati di inutile sofferenze e distruzioni. Viene da sorridere, se non fossimo davanti ad eventi tragici, a sentir dire con soddisfazione che l'Europa vive in pace da settant'anni; sì certo, basta non guardare un metro oltre il proprio confine. Del resto che l'Europa non sappia guardare oltre il proprio naso è cosa nota, e non certo perchè non possa ma perchè non vuole farlo. E' sufficiente scorrere le notizie su quanto accade subito dietro il confine a sud o ad est dell'Europa, per comprendere, volendo, come l'accozzaglia di staterelli che compongono l'unione europea siano governati, e popolati, da menti ottuse, così assorte nell'anacronistica difesa della propria "sovranità" da non riuscire a vedere il rischio di ritrovarsi sovrani di un mucchio di macerie. Mai come ora è evidente quanto sia necessario poter far parlare l'Europa con una sola voce, una voce potente, di una potenza data dal fatto di parlare a nome di 500 milioni di persone. Perchè questo sia possibile l'unica strada percorribile e quella di chiedere, ma soprattutto agire per realizzare, gli Stati Uniti D'Europa. Creare finalmente un governo politico con reali poteri di decisione che si ponga sopra gli stati nazionali, che lasci a questi poteri locali ma che su temi generali quali politica estera, difesa, economia sia soggetto prevalente. Non è più rinviabile aprire un dibattito non teorico sugli Stati Uniti D'Europa, far comprendere come solo un soggetto europeo fortemente legittimato può sedere al tavolo delle trattative far valere il proprio punto di vista. E invece no, si continua far finta che l'urgenza non sia questa dando spazio a personaggi che costruiscono carriere con anacronistiche teorie basate su parole d'ordine del tipo prima lo Stato o ancor meglio la Regione se non addirittura la Provincia. Si procede tutti in ordine sparso, ogni staterello bofonchia qualcosa più per affermare la propria esistenza che per trovare una soluzione. Così mentre decine di ministri irrilevanti proclamano, asseriscono, illustrano misure e contromisure a favore di telecamera, i morti si ammucchiano nell'ombra e le macerie aumentano. Siamo alla riproposizione del "dividi et impera" di antica memoria, con la novità però che questa volta il "dividi" non è un evento che si subisce ma che si promuove, si incoraggia in preda ad una follia di autoreferenzialità.
10.2.15
4.2.15
Imbriagon ti sarà ti!
Un'ondata di indignazione si è sollevata dopo le affermazioni di Oliviero Toscani sulla propensione dei veneti per l'alcol e il suo abuso. Già partite le prime denunce per ingiuria, diffamazione e danni morali, 5000 euro di risarcimento è quanto richiesto al noto fotografo. Naturalmente però non è una questione di soldi, bensì una battaglia per difendere la dignità veneta così gravemente colpita, infatti i querelanti pare abbiano già deciso di devolvere l'intero risarcimento in...ombre.
3.2.15
Occhi
Due sicuramente non bastano, ma anche quattro temo non siano sufficienti. Parlo degli occhi, e non tanto quelli per guardare, ma quelli per vedere. Anzi, per vedersi. E' sicuramente la cosa più difficile vedersi chiaramente, senza bluffare, per capirsi davvero. Per farlo sono indispensabili molti occhi, altri occhi diversi dai tuoi, ma anche qui non è facile perchè è necessario trovare quelli giusti, occhi sinceri non prevenuti che poi abbiano la forza di trasferire ciò che hanno visto alla bocca, per comunicartelo con parole sincere e schiette. Lo facciamo un po' tutti di ingannarci ed ingannare, crediamo che nascondere qualcosa "a fin di bene" sia spesso la cosa migliore, ma non è mai così, l'unica vero modo di volersi bene, e quindi poter voler bene agli altri, è quello di vedersi per quello che si è, imparare a vedersi fuori e dentro per scoprire ed accettare i difetti ma anche le qualità, che spesso sono più di quante sospettiamo. Chissà, magari la tecnologia in futuro inventerà qualcosa tipo dei google glass capaci di guardarci dentro e fare un report, ma credo che ancora per molto tempo dovremo continuare a cercare, e fidarci, degli occhi di uno, e più, veri amici.
13.1.15
#ForzaEmma
E' cosa risaputa che dopo la dipartita tutti si diventi migliori, come dimostrano le note di benemerenza, scritte o raccontate, che contestualmente alla dipartita per tutti si manifestano copiose. Allora vediamo di restare nel solco profondo della tradizione e non lasciamoci andare a fughe in avanti e a modernismi non richiesti. Sicuramente è vero che i Radicali sono avanti e spesso prefigurano quello che sarà il futuro, ma Emma Bonino non è ancora tra il gruppo, è non intende certamente farne parte a breve, dei cari estinti, piantatela quindi con questi funerei articoli in cui si racconta di quanto sia stata brava, forte, tenace, qualificata... Se non mi suonasse anche questo funereo mi verrebbe da dire che di tutta evidenza: "Emma è viva e lotta insieme a noi". Se proprio volete fare un gesto che sia d'aiuto e sostegno ad Emma, smettete di raccontare la sua malattia e cominciate a raccontare il suo impegno politico, le sue analisi serie ed approfondite, ad esempio, sul mondo arabo. Capisco che è cosa più faticosa ed alla quale non siete molto abituati ma provateci, scoprirete che è assai interessante e stimolante. Le parole "io non sono la mia malattia" invece di riportarle, capitele.
8.1.15
À La Guerre?
La si annuncia come riflesso istintivo alle agghiaccianti immagini di morte a Parigi, la si invoca come slogan miseramente opportunistico per ottenere facili consensi. Ma non è con l'invito alla guerra che si può pensare di fermare la follia integralista di chi crede in un dio così debole da poter essere sminuito con dei disegni. Una guerra, contro chi poi? Dove? contro i musulmani tutti? una parte? Quale parte? Sapendo cosa del "nemico"? Nella testa di molti si continua a credere che il mondo musulmano sia una cosa sola, fatta prevalentemente di beduini ignoranti e sottosviluppati, che vivono tra cammelli e deserti, tranne poi restare ogni volta a bocca aperta quando si dimostrano abili e preparati, quando non spietati, nell'uso di strumenti che pensiamo essere di dominio solo occidentale. Si dice sempre che la storia dovrebbe esserci d'insegnamento, ma come sempre tocca constatare che così non è. Siamo bravissimi a lanciarci in guerre, più o meno dichiarate, ma decisamente meno a sopportarne il peso, ancora meno ad ottenere da queste un qualche risultato decente. Dice Emma Bonino, che il medio oriente lo conosce veramente e che se non per saggezza, almeno per convenienza sarebbe bene ascoltare: "Pace e tolleranza non sono un evento, sono un processo". Ecco, invece di strillare proclami validi un giorno, cerchiamo di supportare questo processo prestando attenzione in modo non occasionale a chi cerca di muoversi verso questi obiettivi. Faciamolo anche con la consapevolezza che, proprio perchè un processo, sarà cosa lunga e ricca di contraddizioni. C'è invece una "guerra" che dobbiamo proclamare al più presto, una "guerra" difficile perchè non possiamo in alcun modo farla combattere dagli altri. E' quella contro noi stessi, contro il disinteresse che abbiamo per le nostre libertà e i nostri diritti. Siamo così stupidamente convinti che siano cose acquisite, intoccabili, che non prestiamo loro nessuna attenzione, tranne poi, quando qualcuno tenta di portarcele via, trovarci sgomenti a gridare "Je suis Charlie". Ma non si può continuare ad essere Charlie solo davanti a del sangue, per proclamare la libertà di parola di chi parlare non può più. Bisogna decidere di essere Charlie ogni giorno, ogni giorno difendere la libertà di espressione, soprattutto per il diverso da te, per quello che scrive, dice o disegna cose che trovi disgustose. Se veramente crediamo che le nostre libertà siano le basi della nostra vita, l'unico via per difenderle passa attraverso la consapevolezza che queste vanno promosse e sorvegliate ogni giorno, in caso contrario il rischio è di trovarci a non poter neanche più dire "Je suis Charlie".
3.1.15
Competenti, non eroi
Sono diventati esempi di straordinaria eccellenza nelle parole del Capo dello Stato, per altri sono eroi che agiscono con sprezzo del pericolo. C'è di che restare almeno un po' perplessi davanti a queste definizioni usate per chi fa fino in fondo il proprio dovere, per persone che molto probabilmente agiscono non avendo la minima impressione di fare qualcosa che va oltre le proprie capacità. E' vero che un paese ha sempre bisogno di eroi, ma forse non è un gran segnale se questi vengono identificati in chi semplicemente fa il proprio mestiere al meglio. Un comandante che rimane al proprio posto per gestire un'emergenza, un soccorritore che si cala per recuperare dei feriti, un medico che opera dei pazienti, un astronauta che vola nello spazio, un ricercatore che esperimenta e progetta cose nuove, sono tutte persone che fanno ciò per cui sono state preparate, anche quando ci si trova in condizioni limite. Certo, per un paese in cui incompetenza ed improvvisazione sono sempre più spesso trasformati in titoli di merito, vedere chi agisce in modo efficente innanzitutto perchè supportato dalla competenza, appare come qualcosa di incredibile. Riconosciamo pubblicamente i meriti di queste donne e uomini, ma lodiamo soprattutto preparazione, competenza ed impegno piuttosto che assegnarli la medaglietta da eroe, credo ne saranno più lieti e si eviterà di dare l'idea che il loro modo di agire sia qualcosa di eccezionale, mitologico, e non quello che tutti dovrebbero adottare. Con meno eroi e più persone preparate forse questo paese ha qualche speranza in più di migliorare.
26.12.14
Anche questo è andato
Dai diciamolo, senza paura o timidezza, non succede nulla, in fondo lo pensiamo in molti: finalmente anche questo natale se ne è andato e per un anno stiamo tranquilli. Perchè è vero che il natale è un momento di festa in cui si stacca un po' la spina dai mille problemi quotidiani, un'occasione per ritrovarsi tra amici e parenti che non vedevi da tanto tempo... Ecco, appunto vogliamo parlare di queste figure? Sì, quelle persone che non vedi mai, non senti mai perchè non ti interessano e, con sentimento ricambiato, un po' ti stanno sulle scatole, ma che a natale inevitabilmente ti chiamano o ti vengono a trovare. Ma perchè devo passare del tempo con persone che non vedrò come minimo per un altro anno, persone alle quali non ho nulla da dire e nulla di quello che mi dicono mi interessa? Perchè devo stamparmi sul viso un finto sorriso di soddisfazione per un regalo che, essendo fatto da chi di me non sa nulla, risulta generalmente inutile se non addirittura fastidioso? Perchè è natale, mi dirai, e a natale siamo tutti più buoni, tolleranti e disponibili verso gli altri. Scusatemi, non vorrei apparire il mister Scrooge della situazione, ma una persona che mi è indifferente, quando non proprio antipatica, 364 giorni all'anno, lo è anche il trecentosessantacinquesimo. Sì lo so, anche se in realtà vorreste darmi ragione, state pensando che sono un orrendo cinico, uno a cui non piace il natale. Ma non è vero, a me piace il natale, mi piace un sacco fare l'albero, grande e con palline rigorosamente di vetro selezionate con cura negli anni. Adoro incontrare persone e stare in compagnia. Il punto è tutto qui, vorrei che il natale non fosse uno stanco rito sempre uguale, ma fosse per tutti l'occasione di stare più a lungo con le persone che, anche se distanti, compongono la nostra vita, quelle con le quali si condividono veramente passioni ed interessi tutto l'anno. Continuate pure a guardarmi storto, ma lo spirito del natale in fondo dovrebbe essere questo, mettere la sincerità al primo posto e lasciar cadere le formalità, spesso contornate da un leggero velo di falsità, della vita quotidiana.
20.12.14
Un silenzioso discorso
Una strana sensazione mi avvolge mentre a passo lento percorro un tranquillo sentiero nel bosco. Un sentiero che mi porta a sfiorare, uno dopo l'altro, alcuni forti della grande guerra. Li sento compagni immobili del mio camminare, testimoni di un orrendo passato che mi pare abbiano voglia, quasi bisogno, di raccontarmi la loro storia di terrore e morte. Sembra cerchino di fermarmi per farmi ascoltare quelle grida di dolore e paura di cui sono impregnati i loro muri, un farmi ascoltare per chiedere di non dimenticare. Perchè gli uomini che si sono uccisi in questi luoghi, forse senza neanche sapere il motivo, non vengano dimenticati, perché non si dimentichi la follia di quel massacro e di tutti quelli che, non avendo voluto imparare la lezione, sono venuti dopo. Mi fermo ed ascolto il loro silenzioso discorso con il quale mi avvolgono, mi sento indifeso vicino a queste fortezze che sembrano ancora in grado di reggere alle cannonate, mi sembra di sentire tutto il dolore di chi è passato qui molto prima di me. Resto immobile, in silenzio, quasi temessi di essere visto, ad aspettare che tramonti il sole. Con i miei pensieri riprendo con passo lento il cammino, lungo un tranquillo sentiero dentro ad uno splendido bosco.
17.12.14
I colori del 2014
Il 2014 ormai è praticamente finito e come quasi sempre accade viene voglia di fermarsi un attimo, ad analizzare quest'anno com'è andato, a cercare qualcosa che lo abbia caratterizzato. Questo 2014 istintivamente mi viene voglia di associarlo a dei colori, colori che mi ricordano momenti di grande allegria e tranquillità. Chi mi conosce molto probabilmente sta già immaginando che questi colori siano quelli del mare e sicuramente non sbaglia, perchè il mare ed i suoi colori mi danno sempre grandissima gioia ed un senso di tranquillità che nient'altro riesce ad eguagliare. Quest'anno però lo associo ad altri colori, colori brillanti, allegri: il rosso e il giallo. Tranquilli, nulla che abbia a che fare con il calcio, attività per la quale continuo a non nutrire alcun interesse, no niente calcio, sono i colori della Spagna, della sua bandiera. Più volte negli anni passati ho avuto il piacere di girare per varie città della Spagna, Bilbao, Madrid, Valencia, Sevilla, Barcelona... ogni tappa una gioia. Ma quest'anno c'è stato qualcosa di più, quest'anno ho avuto la sensazione di viverla, di toccarla, di immergermi veramente nel suo interno. Questo senza andare in una grande città o in una delle mete classiche del turismo, bensì andando in un piccolo ma delizioso paese pieno di sole e, ovviamente, di mare. E' stato meraviglioso sentirsi non turista ma cittadino del luogo, ricevere sorrisi ed abbracci, essere parte di una quotidianità fatta di momenti sereni ma anche di fatica e preoccupazione. Si sono prese un posto nel mio cuore le belle persone che ho avuto la fortuna di conoscere e certamente ci resteranno per molto tempo, assieme a quelle che pur non essendo spagnole, o almeno non ancora del tutto, mi hanno aperto la porta verso questa splendida esperienza. Sì, il 2014 è stato rosso e giallo, spero che anche nel 2015 possano esserci almeno un po' questi colori.
14.12.14
Compiti per casa
Premetto che i miei rapporti con i banchi di scuola, e con ciò che ne consegue, sono finiti il secolo scorso, ma quanto ascoltato qualche sera fa devo dire mi ha lasciato un po' perplesso. In estrema sintesi quanto detto da una giornalista, e mamma, è che le otto ore settimanali di compiti per casa di suo figlio sono decisamente troppe. Lo erano non tanto perchè il figlio facesse già il tempo pieno, ma perchè le portavano un aumento di fatica e stress in quanto anche lei, nella veste di genitore, doveva cimentarsi quotidianamente con calcoli matematici, ricerche geografiche e analisi logiche varie. Lasciando pure da parte la considerazione che otto ore di compiti per casa significano poco più di un'ora al giorno, considerando vietato fare compiti la domenica, e che personalmente ne facevo sicuramente più di otto, ma non facevo tempo pieno e poi ho già detto che si tratta del secolo scorso, quello che proprio non capisco è perchè i compiti del ragazzo deve farli anche il genitore. Cioè i compiti sono parte del lavoro dello studente, sì certo mi ricordo che sono un palla e ogni ragazzo salterebbe nel fuoco pur di non sedersi a fare i compiti, ma non capisco proprio perchè debbano pesare sui genitori aumentandone addirittura lo stress. Il rapporto studente/compiti dovrebbe essere un prosieguo del rapporto studente/insegnante, sì ok gli insegnanti sono mediamente una palla e quasi nessun studente è interessato ad avere un rapporto con l'insegnante (almeno di tipo dialogico), quindi il compito dei genitori dovrebbe essere solo di tipo controllo/supervisione. Se faccio un tuffo nel mio passato ricordo che i problemi con la matematica, l'italiano e i circuiti a transistor me li dovevo sfangare da solo, nonostante i miei genitori fossero molto presenti ed attenti ai miei rapporti con la scuola e gli insegnanti. Pensando a quanto detto da questa giovane madre, che certo non è un caso isolato, e il suo stressato rapporto con i compiti per casa, mi viene spontaneo chiedermi se questo stare costantemente appiccicato al figlio, il farsi carico di quella che dovrebbe essere una sua fatica e responsabilità, non finisca per togliere qualcosa nel percorso di crescita e maturazione del ragazzo. Banalmente, il voler sempre togliere le castagne dal fuoco, non è una delle cause delle pesanti bruciature che molti ragazzi subiscono quando si trovano davanti ad ostacoli che devono affrontare obbligatoriamente da soli, essendoci arrivati però assolutamente impreparati? Non so, forse davvero le mie sono solamente elucubrazioni di uno del secolo scorso, quando l'ordine degli insegnati era: “per i compiti non fatevi aiutare dai genitori”. E di quando se arrivavi a scuola accompagnato dalla mamma venivi sbeffeggiato dai compagni per tutto il giorno.
30.11.14
Insopportabili...
… quelli che su ogni cosa sentono il dovere di dire qualcosa
… quelli che sanno sempre come si dovrebbe fare ma non lo fanno mai
… quelli che scendono in campo senza sapere le regole del gioco
… quelli che "Tutti ladri!", gli altri
… quelli che si sentono migliori perchè non si occupano di politica
… quelli che "noi siamo la società civile!"
… quelli che hanno preso il web per la nuova bibbia
… quelli che leggono sempre tra le righe
… quelli che sono proiettati verso il domani senza sapere nulla di ieri
… quelli che le radice cristiane, ma gli immigrati fuori dalle balle
… quelli che "a me non la si fa!"
Non li sopporto!
… quelli che sanno sempre come si dovrebbe fare ma non lo fanno mai
… quelli che scendono in campo senza sapere le regole del gioco
… quelli che "Tutti ladri!", gli altri
… quelli che si sentono migliori perchè non si occupano di politica
… quelli che "noi siamo la società civile!"
… quelli che hanno preso il web per la nuova bibbia
… quelli che leggono sempre tra le righe
… quelli che sono proiettati verso il domani senza sapere nulla di ieri
… quelli che le radice cristiane, ma gli immigrati fuori dalle balle
… quelli che "a me non la si fa!"
Non li sopporto!
29.11.14
Così fan tutti
Grande scalpore e titoloni sui media per la nomina del "direttorio" da parte di Beppe Grillo. Ma cosa ha fatto di così particolare o innovativo da meritare tutto questo clamore? In fondo si è limitato a nominare una segreteria con tanto di ratifica attraverso il voto degli iscritti. Ha semplicemente fatto quello che da sempre vediamo fare nella politica nazionale, quello che fa un partito qualunque.
25.11.14
Samantha è l'Europa
C'è in questi giorni una diffusa attenzione a quanto avviene dalle parti delle luna, ed anche più in la, ma è un'attenzione come sempre superficiale, dettata più dal bisogno di non sentirsi fuori dall'evento che dalla voglia capire e ragionare. Della missione di Samantha Cristoforetti si parla fondamentalmente in chiave "italiana", viene enfatizzato al massimo ogni aspetto nazionale in una specie di celebrazione di una autarchica via allo spazio. Marginalizzato il fatto che il Capitano Cristoforetti sia sulla ISS perchè astronauta dell'agenzia spaziale europea, pare che la parola Europa debba essere usata con parsimonia, sia mai che a qualcuno venga il sospetto che l'Europa in fondo potrebbe non essere solo quella cosa orribile che si va raccontando, ma anche, anzi soprattutto, un qualcosa su cui investire in prospettiva di un futuro vincente. Eppure sarebbe facile descrivere Samantha Cristoforetti come un perfetto esempio positivo di cosa voglia dire essere europei: diplomata a Trento, laureata a Monaco con parte degli studi a Tolosa, vive a Colonia e lavora per un ente il cui quartier generale è a Parigi. Ma no, quello che conta è ingrassare l'amor patrio (per capirci: quello che sfoderiamo quando gioca la nazionale di calcio), e allora via a raccontare dell'italiana Cristoforetti che è la prima astronauta italiana (repetita iuvant), orgoglio dell'Italia tutta e bla...bla...bla....
Poi però vai sul suo profilo twitter, leggi come lei si definisce e ti rallegri: Samantha Cristoforetti, European of Italian nationality.
Poi però vai sul suo profilo twitter, leggi come lei si definisce e ti rallegri: Samantha Cristoforetti, European of Italian nationality.
12.11.14
L'annientamento delle istituzioni
Il costante decadimento del dibattito politico, la banalizzazione di ogni tema che riguarda la vita delle istituzioni e le sue regole, sta assumendo toni sempre più gravi e pericolosi. L'ultimo esempio è il dibattito attorno al possibile sostituto, o sostituta, di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica. Il toto nomine e i sondaggi che tutti i media si prodigano a divulgare spesso con lo stucchevole scopo di dimostrarsi attenti al volere della società civile, qualunque cosa questo significhi, sembrano dimenticare la fondamentale importanza della nomina nel panorama istituzionale, e la difficoltà che tale carica comporta. Spuntano i nomi più disparati per i quali spesso è difficile trovare quelle caratteristiche fondamentali che deve avere la più alta carica dello Stato, si arriva a dare spazio alle dichiarazione di chi vorrebbe un Presidente quarantenne senza neanche sottolineare la “bestialità” di una tale dichiarazione, dato che la costituzione impone come età minima i cinquant'anni. Resta ai margini il fatto che si sta parlando di chi deve rappresentare l'unità del paese, e quindi possedere la capacità di estraniarsi dalla “lotta” di parte, o il fatto che la costituzione assegna non solo poteri di rappresentanza, ma anche poteri concreti i quali per essere esercitati richiedono esperienza, capacità di mediazione e senso dello Stato, come la presidenza del CSM, il comando delle forze armate e la nomina del Presidente del Consiglio. Sì, perchè nonostante quello che molti vanno impunemente blaterando, il Presidente del Consiglio non viene eletto ma nominato. Il tema sembra trasformarsi in un gioco da fare nel tempo libero, in un dibattito che assomiglia a quello per la nomina del rappresentante di classe, una questione tutta locale, dove il fattore autorevolezza e capacità di relazionarsi con il resto del mondo è di fatto espunto. Questo agire si inserisce perfettamente nel continuo processo di delegittimazione delle istituzioni portato avanti attraverso un costante lavoro di “non conoscenza” con il quale si ottiene di farle apparire come un qualcosa di inutile quando non dannose. E' un percorso estremamente pericoloso quello che in troppi, disinvoltamente, percorrono, perchè il cavalcare lo scontento, il banalizzare tutto dando spazio a ciò che dovrebbe rimanere relegato nei bar, il solleticare le “pance” invece di stimolare le menti, può certamente portare ad un aumento delle tirature o a facili gradimenti popolari, ma inevitabilmente conduce alla distruzione del senso dello Stato, della democrazia e più in generale della comunità. Sarà bene si cominci a fare attenzione, perchè a distruggere le istituzioni repubblicane ci vuole molto poco, assai complicato invece è ricostruirle e per farlo spesso si paga un prezzo di sangue.
10.11.14
Giusto peso alle dichiarazioni
Non trovo nulla di cui stupirsi davanti alle affermazioni di un prelato, più o meno alto, che adducendo motivazioni relative alla sua fede si dichiari contrario, se non inorridito, difronte a leggi che autorizzano l'aborto, l'eutanasia, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, la fecondazione assistita, il divorzio ecc. ecc. Ciò di cui ci si deve stupire, anzi indignare, è che uno Stato laico per definizione costituzionale, di tali affermazioni ne faccia terreno di discussione e condizionamento per le proprie decisioni sulla regolamentazione della cosa pubblica, anziché considerarle semplicemente per quello che sono: indicazioni comportamentali per gli adepti di quella determinata fede.
15.10.14
Guardare, anzi vedere
Perchè guardare e vedere non sono la stessa cosa, quante volte guardiamo ciò che ci circonda in modo frettoloso o abitudinario senza riuscire a vedere la bellezza di quello che abbiamo davanti. Viviamo in un paese talmente pieno di bellezze che troppo spesso le diamo per scontate: piazze, monumenti, palazzi ci sembrano normale arredamento della nostra frettolosa quotidianità. Perfino Venezia, nonostante la sua mondiale unicità, finisce per apparire come qualcosa di scontato, quasi banale, a chi ha la fortuna di viverla giorno dopo giorno. Ci sono voluti gli occhi di chi la vede per la prima volta, gli occhi che vedendo piazza San Marco si riempiono di lacrime di meraviglia, per farmi riassaporare tutta la magica bellezza di questa città. Grazie a te, amica mia, per riavermi fatto vedere.
18.9.14
La stoltezza del possesso
La stolta e devastante convinzione del possesso ha creato dolore e distruzione durante tutta la millenaria storia dell'umanità. Si sono fatte guerre terribile per rivendicare il possesso di un pezzo di terra, si è ucciso senza scrupolo perchè si riteneva o si pretendeva di possedere una persona. Ancora oggi si continua a farneticare sul possesso di cose che nessuno può possedere: non si possiede una persona, non si possiede la terra. Al massimo la si può condividere, la si può far crescere e prosperare, la si può amare, ricordando però sempre che non la si possiede, perchè la bramosia di possesso inaridisce e distrugge le cose.
13.9.14
Tutta questione di assetto
Se non lo trovi non c'è nulla da fare tutto si complica, fai un sacco di fatica in più, perdi autonomia, sprechi energie, non riesci a vedere il bello in ciò che ti sta attorno, non ti diverti e vai in affanno. Perchè è tutta questione di assetto, bisogna lavorare per trovarlo, migliorarlo e mantenerlo, e non solo sott'acqua.
6.9.14
Le battaglie da combattere
Per gli appassionati questo è un bel periodo per godersi volley di alto livello. World league maschile e world grand prix femminile nei mesi scorsi, mondiale maschile in corso in questi giorni e prossimamente mondiale femminile che si disputerà in Italia. C'è di che divertirsi ad ammirare le prodezze atletiche di un sport che fa della correttezza una delle principali caratteristiche, è ben noto infatti come ogni partita si concluda con una cavalleresca stretta di mano sotto rete tra i giocatori, o come anche l'esultanza per un punto realizzato deve avvenire rivolgendosi ai compagni di squadra e non contro l'avversario. In questa serie di incontri mondiali c'è una squadra che merita particolare attenzione, certamente per il gioco ma ancor di più per i proprio tifosi, anzi tifose. La nazionale maschile dell'Iran sta facendo vedere un gran bel gioco con il quale riesce a mettere in crisi team assai più blasonati, ma sono le loro tifose ad essere il settimo uomo in campo. Non si stancano mai di incitare i giocatori e manifestare l'orgoglio per loro e il proprio paese, non mancano di dipingersi sul viso o sui capelli i colori della bandiera iraniana che contemporaneamente sventolano con allegria, sfoggiando meravigliosi sorrisi sotto profondissimi occhi scuri. Insomma manifestano tutta la loro gioia di vivere, esattamente la stessa che si può leggere anche nelle tifose delle altre squadre, ma c'è una cosa che purtroppo si legge solo dalle tifose iraniane, è un cartello che portano in giro per i palazzetti del mondo dove possono entrare: “Lasciateci entrare nei nostri palasport”. Sì, perchè alle donne iraniane nel loro paese è vietato entrare nei palazzetti per sostenere la propria squadra. Guardando queste ragazze che si fanno inquadrare dalle telecamere per essere viste in tutto il mondo, compreso il loro paese, in modo da sfidare un potere che le vuole emarginate e sottomesse, non si può fare a meno di pensare che sono questi gli “eserciti” che andrebbero sostenuti ed aiutati internazionalmente. Perchè sono questi sorrisi e queste parole, non le bombe, i mezzi con cui si può cambiare un paese e rendere più libere le persone. Tempo fa qualcuno parlava di “armi di attrazione di massa”, ecco, si forniscano strumenti, tecnologie, sostegno mediatico per permettere a ragazze coraggiose come quelle che in questi giorni si vedono nei palasport europei di esprimersi e farsi conoscere, affinchè possa crescere l'esercito delle idee e della parola. Perchè il futuro si costruisce espandendo la gioia di vivere e non la morte.
26.8.14
Laicità unica scelta
Ancora una volta la storia del mondo
deve riempirsi di pagine con guerre promosse, giustificate e
mascherate da motivi religiosi. Sono guerre diffuse che di giorno in giorno si espandono a
nuovi territori e si fanno sempre più cruente, guerre a due passi da
casa nostra, anzi in casa nostra, perchè sarebbe utile cominciare a
considerare realmente come casa nostra, casa di tutti, anche i
territori fuori dai confini politici. I massacri, l'annientamento
delle libertà personali, le limitazioni alla conoscenza perpetrate
in nome di un dio (il minuscolo non è casuale), devono farci fare
uno sforzo per capire e trovare il modo di evitare che si espanda
questo fanatismo religioso, per impedire che la religione diventi la
discriminante nei rapporti sociali. Il modo ovviamente non può
essere quello che prevede solo l'uso delle armi, perchè abbiamo
visto mille volte come questo non funzioni. La via maestra per
mettersi al riparo è quella di attivare gli “anticorpi” che già
esistono nella nostra società ma che devono essere rinforzati,
questi anticorpi vanno sotto il nome di laicità dello Stato. Porre i
principi di uno Stato laico come base della vita di relazione tra i
cittadini, distinguendo chiaramente la sfera pubblica, in cui tutti
hanno uguali diritti e doveri indipendentemente dal proprio
rispettabilissimo credo, da quella religiosa, affermando che questa
non può in alcun modo condizionare le scelte dello Stato o limitare
l'agire degli altri. Questo deve valere per qualsiasi confessione
indipendentemente dalle abitudini più o meno consolidate negli anni
o nei secoli, perchè in una società in rapido cambiamento come
quella dei giorni nostri non esiste alcuna certezza che quanto oggi
appare pensiero prevalente lo sia anche tra cinque o dieci anni. Il
fatto che oggi, tanto per essere chiari, il nostro sia un paese a
maggioranza cattolica non significa affatto che continui ad esserlo
anche in un domani. Un domani non necessariamente lontano. Non c'è
altra via alla convivenza pacifica che quella di far diventare la
laicità la base delle scelte dello Stato, agire cioè in modo da far
crescere la consapevolezza, per chi vive in questo paese o lo
attraversa temporaneamente, che sopra a tutto sta l'individuo, la sua
libertà ed uguaglianza.
17.8.14
Per un pugno di click
Sono figure di un tempo lontano, raccontati in mille film, li chiamavamo cowboy anche se non lo erano perchè nulla avevano a che fare con le mandrie, erano in realtà dei pistoleri pronti a tutto per un pugno di dollari, erano gangster, anzi banditi, armati di colt e winchester. Ai giorni nostri c'è una nuova e sempre più numerosa razza di banditi, non fanno scorribande a cavallo nelle praterie del far west ma in quelle dei social media armati di tastiera, e sono disposti a tutto per un pugno di click. Sono loschi individui che si muovono nei mezzi d'informazione, ma che con l'informazione non hanno nulla a che fare. A loro infatti non interessa fare informazione, essere i primi e i più esaurienti fornitori di notizie, a loro interessa solo “sparare” titoli sul web per acchiappare il maggior numero possibile di click. Ecco allora che il titolo deve essere poco chiaro e lasciare un dubbio, spingere l'utente del social a selezionare il link convinto sia una notizia importante anche quando è una stupidaggine senza alcun valore. La foto a corredo non importa sia pertinente all'evento, può benissimo non riguardare minimamente l'articolo, l'importante è che sia attrattiva, meglio se con un po' di “carne” e/o sangue. Irrilevanti forma, stile, grammatica, basta buttare qualche riga giusto perchè la pagina non sia vuota, tanto quello che conta è che la pagina sia aperta. Questi nuovi banditi sono più pericolosi e peggiori di quelli di un tempo, i quali almeno rischiavano la propria pelle. I nostri non rischiano nulla e nascosti dietro ad un monitor usano i media come fossero un video game per adolescenti dove alla fine importa solo raggiungere il punteggio più alto, convinti che, come nei videogame, basta resettare per incominciare una nuova partita. Poco importa a lor signori, anzi a questi banditi, se le loro scorribande lasciano sul terreno qualche morto vero di cui uno dal nome Informazione.
11.8.14
Credenze
Il ministro degli interni Angelino Alfano crede che gli italiani siano stanchi di essere insolentiti e disturbati sulle spiagge da orde di vu cumprà, e vogliono tolleranza zero. Io credo che gli stanchi italiani siano i principali acquirenti delle orde di vu cumprà.
30.7.14
Un tweet non si nega a nessuno
Sono stati numerosissimi ieri su twitter quelli che hanno voluto esprimere vicinanza ed affetto a Marco Pannella, moltissimi tweet hanno fatto da cornice alla foto che ritraeva lo storico leader Radicale mentre mangiava un voluminoso piatto di spaghetti dopo la prima seduta di radioterapia. Sì, radioterapia, perchè Marco ha un tumore. Permettetemi di non gioire più di tanto di questi messaggi di vicinanza, permettete ad uno che bazzica questa banda di lucidi folli da oltre trent'anni e che ha sempre condiviso e criticato a seconda di quello che dettava la propria coscienza, di vedere in molti di questi messaggini nulla di più di un gesto rituale e abitudinario che si compie nei confronti di chi potrebbe non esserci più a breve. Un gesto facile da fare che non costa alcuna fatica e non comporta alcun impegno, in fondo per un tweet basta un attimo, non ci si deve neanche sforzare per trovare le parole, tanto sono poche le battute consentite, e ci si mette la coscienza a posto. “Forza Marco”, “Ti sono vicino”, “Non mollare, abbiamo bisogno del tuo impegno”, “Vincerai anche questa, testardo di un abruzzese”, che ci vuole, si fa meno fatica che a scrivere un vero coccodrillo. Sia chiaro, tra i molti che hanno scritto o condiviso la foto ci sono persone realmente preoccupate e vicine a Marco (scusate se lo chiamo solo per nome ma ho sempre fatto così), ma ce ne sono molte che non hanno mai fatto nulla, anche potendo, per dimostrargli reale vicinanza, per aiutare il suo pensiero ad essere conosciuto e quindi giudicabile. Che poi per quel bestione pieno di difetti che è Marco, è la cosa che conta di più nella vita. Io non ho nulla da dire a Marco, so quanto dura può essere la radioterapia e quanto possa buttare giù, ma so anche che lui affronterà questa cosa come sempre ha fatto, guardandola dritta in faccia. Una cosa invece vorrei riuscire a farla arrivare a quanti hanno scritto più per dovere che convinzione: Emma Bonino ai tanti che le manifestavano affetto una volta disse “amatemi di meno e votatemi di più”, ecco ora mi permetto di dire per Marco “tweettatemi di meno e conoscete e fate conoscere di più le idee e le proposte mie e dei Radicali”.
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19.7.14
Un mistero nell'estate cittadina
Una città dove case palazzi e palazzoni non di rado sono così vicini da apparire come un tutt'uno. In piccoli spazi tra un fabbricato è l'altro, che sembrano lasciati più per errore che volontà, a volte riescono a farsi largo minuscoli giardini in cui pochi fili d'erba riescono incredibilmente a sopravvivere. Ma un per me inspiegabile mistero, degno di Roberto Giacobbo e tutta la redazione di voyager, avvolge la vita di questi pochi fili d'erba cittadini: com'è possibile che nonostante l'estensione di questi manti erbosi sia minima, i loro proprietari devono, ogni sabato e/o domenica mattina d'estate, usare per ore il tagliaerba a motore?
18.7.14
Libertà di scelta fasulla
A sentire il vigore con cui recitano quello che sembra diventato un mantra, viene quasi voglia di unirsi al coro. Le preferenze sulla scheda elettorale come panacea della cattiva politica, lo strumento principe per consentire all'elettore di decidere chi deve essere eletto al Parlamento. Ancora una volta sparisce dai radar del ragionamento politico la memoria storica, le preferenze appaiono come una rivoluzionaria novità da conquistare per il bene del paese e dei suoi cittadini. Le preferenze sono state presenti per decenni sulle schede elettorali di questo paese, sono state il punto più alto (sarebbe meglio dire il più basso) e feroce dello scontro politico nelle campagne elettorali, ma sono state, soprattutto, il più formidabile strumento di corruzione, manipolazione e controllo dell'elettorato. Un potentissimo mezzo per imporre l'elezione di figure, non di rado losche, decise in posti assai lontani dalle cabine elettorali. Un metodo di elezione che ha portato alla continua crescita i costi delle campagne elettorali, agevolando così il candidato che disponeva, lecitamente o meno, di grosse somme e relegando ai margini chi invece non poteva contare su grandi mezzi economici. Sembra che pochi vogliano ricordare quanto diffuso fosse, soprattutto in certe zone del paese, il controllo del voto, così diffuso e persuasivo che ben prima della comparsa degli exit poll, e soprattutto con maggiore precisione, c'era chi poteva dire i risultati appena chiuse le urne. Se in tempi passati questo “pilotaggio” riusciva ad essere così capillare, non ci vuole molto ad immaginare come potrebbe essere oggi con tutto quello che offre la tecnologia per verificare come il “libero” elettore si è espresso. Dietro questa voglia di ritorno ad un sistema del passato che ben poco di buono ha lasciato in questo paese, mi pare di scorgere la voglia di cavalcare un argomento di facile presa, un cercare nuovamente di seguire le “pance” piuttosto che fare la fatica di tracciare una strada nuova. Forse la vera questione su cui varrebbe la pena spendere energie non è il poter scegliere un nome, ma poter conoscere realmente i candidati, le persone, per poter votare con consapevolezza. Se proprio si deve recuperare qualcosa dal passato che sia l'enaudiano “conoscere per deliberare”.
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