Non hanno atteso cinque minuti per dichiaralo, hanno subito voluto sgomberare il campo da dubbi e perplessità: nessuna indicazione di voto per il turno di ballottaggio a Venezia da parte del movimento 5 stelle. Brugnaro o Casson per loro sono la stessa cosa, nessuna differenza, portatori di proposte egualmente deleterie, nessuna commistione è possibile con chi è altro rispetto al movimento. Del resto si sa, è nota la filosofia del Grillo: “Io so io, e voi non siete un cazzo”.
2.6.15
27.5.15
Neanche più la fantasia
La politica, si sa, è fatta anche di visione nuova ed originalità. Appunto, si sa, ma non dappertutto, di certo non nel nostro paese. Il massimo di novità in campo politico che sembra essere possibile in questo paese si riduce ad uno scopiazzare gli altri, e come noto difficilmente una copia è migliore dell'originale. Ecco dunque che l'anno scorso esplode il fenomeno Tsipras e nel bel paese arriva la lista L'altra Europa con Tsipras, lista inventata dal nulla pensando che bastasse il nome per ottenere i successi elettorali greci. Ora è la volta del successo di Podemos in Spagna e già si sprecano liste presenti e future che si richiamano, con varie declinazioni, a questo nome. Non è difficile prevedere anche per queste copie, risultati elettorali assai diversi da quelli della lista originale. Del resto è difficile attendersi nuove ed originali risposte, da chi è talmente privo di fantasia da non riuscire ad essere originale neppure nel nome. Una volta la fantasia la si voleva portare al potere, oggi sarebbe un successo vederla almeno nei nomi dei gruppi politici.
26.4.15
Antonino Fois
Lettera di Antonino (noto Nino) Fois
all'On. Emilio Lussu
Cagliari, 6 Giugno 1945
Casualmente ho appreso da un comune amico, della pagina 191 del Vostro libro “Marcia su Roma e dintorni”. Poichè quel... “tale Fois di Cagliari..etc.” si riferisce alla mia persona, molto mi ha sorpreso in quanto la Verità vera è la seguente:
1° All'aggressione non ero affatto presente in quanto essendo in Via Roma con il Cav. Francesco Puddu di Quartu, non potevo essere contemporaneamente in Piazza Martiri. Capitai invece col predetto Cav. Puddu in Piazza Martiri, qualche ora dopo il fattaccio e, poiché alcuni elementi del Gruppo Fascista “Rino Moretti” facevano ressa contro l'ingresso del portone del palazzo Lostia, mi adoperai per distogliergli dalle intenzioni provocatorie contro di Voi, non riuscendovi che in parte e dopo essermi colluttato con qualche agente della forza pubblica che come al solito parteggiavano per gli squadristi.
2° Per la Storia: posso aggiungere che il mio atto fu talmente ritenuto poco fascista che la stessa notte mentre rincasavo fui aggredito in via Tristani da alcuni elementi della stessa “Rino Moretti” e poiché ero inerme dovetti subire l'aggressione e... star zitto; sapendo che mi sarebbe capitato di peggio! Seppi di poi che il famigerato Antonino Nurchis era stato l'ordinatore di questa aggressione contro di me e ciò naturalmente, dopo lo “spaghetto” da lui provato in Piazza Martiri durante l'aggressione del Porrà e soci contro di Voi.
3° Superfluo è chiedervi ancora... “perchè quella sera armato, (sic) esigevo il linciaggio dell'Avvocato Lussu” e questo anche perchè ciò mai è passato per l'anticamera del mio cervello!; del resto, potete accertarvi presso alcuni Vostri amici del P.S.d'A. Per sapere cosa pensavo di Voi quando eravate in carcere o in esilio.
Possono essermi testimoni Enrico Angius e Virgilio Caddeo, per non citare altri. Sta di fatto che io, che avevo avuto il torto, (la colpa anzi se volete) di aver capitolato al Fascismo dopo circa 7 anni di dura lotta, non ho mai tradito i miei Amici e tra questi annoveravo anche Voi.
I miei sentimenti di simpatia per Voi e per le idee del P.S.d'Az. Erano del resto note al Partito Fascista; come erano noti i miei sentimenti Libertari e, molti sanno che ero tenuto sempre in sospetto dal Regime Fascista.
Tutto ciò che ho subito, volente o nolente, sino al crollo del Fascismo è la riprova che non ero tenuto in odore di...Santità.
Ero giustamente considerato un “prigioniero” e specialmente i Gerarchi più reazionari non si fidavano. Con ciò non intendo nascondere o comunque cancellare la colpa della mia capitolazione al Fascismo avvenuta il 26 Aprile 1926 per salvare dalla pazzia mia moglie e dalla completa rovina tutta la mia famiglia. Entrato nel P.N.F. Sono sempre rimasto fedele alla Famiglia del Lavoro: ero povero e sono tutt'ora poverissimo; senza casa e con la Famiglia dispersa nella Penisola. Potevo aggrapparmi – come altri – alla Camera del Lavoro ma ho preferito subire il licenziamento e vivere la Mia Libertà; senza legarmi con nessun Partito politico, rimanendo me stesso e cioè: Simpatizzante del Partito Sardo d'Azione con la immutata speranza nel divenire di una Società Libertaria. Avvenire molto lontano forse, ma che comunque per me è preferibile ad altri principi politici autoritari; specialmente mentre il fango dilaga nell'Ordine Borghese e sedicente Democratico.
Per quanto concerne le Vostre altre affermazioni scritte sul vostro libro debbo, mio malgrado, smentirvi e ciò semplicemente perchè sono inesatte, per lo meno; infatti:
1° Quando i fascisti avevano occupato la sede “della sua organizzazione” (prego: della F.I.L.M. Semmai e non mia) non mi trovai nell'impossibilità di guadagnarmi la vita perchè vivevo quotidianamente del mio lavoro, commerciando e validamente aiutato da alcuni compagni Libertari.
2° Emigrai nel 1925 recandomi in Tunisia e di poi in Francia ma sempre con la solidarietà e l'aiuto tangibile dei compagni Libertari, dei Legionari Fiumani, e sovrattutto della Gente di Mare. La mia partenza fu dovuta alla ormai insostenibile sfottimento delle Autorità Fasciste ed alla lurida complicità con esse di elementi sedicenti antifascisti che di fatto erano volgari spie e confidenti della Questura del RE.
3° A casa Vostra (fate bene memoria, Vi prego!) vi fui una sola volta, e precisamente nel 1924, con l'Avv. Raffaele Angius alla vigila del mio processo in Corte d'Assise per apologia di Regicidio. Non escludo che in tale occasione Vi abbia parlato della mia famiglia che era composta, oltrechè di mia moglie, dei miei figli: Aurora, Benito Spartaco, Brunetta, tutt'ora viventi (spero) e con gli stessi nomi come quando sono nati.
4° Rientrai dalla Francia non per mancanza di lavoro ma, veramente disperato per la grave malattia mentale che aveva colpito la mai compagna; con il figlioletto Germinal quasi moribondo ed i parenti tutti Fascisti o fascistizzati e tra i quali 2 o più nel gruppo “Rino Moretti”che infierivano contro di me e la mia famiglia.
5° Gli “antichi compagni anarchici” sapevano e sanno queste ed altre cose, Egregio Onorevole; e sanno pure che mai mi sono giustificato o scusato presso di loro o con altri. Soltanto essi (gli Anarchici) furono, sono e saranno i miei legittimi e spassionati giudici del mio operato e, sono certo che non hanno bisogno di molti lumi per ritenermi degno o indegno della loro stima, anche se come ho fatto dopo il crollo del Fascismo, non milito in nessun partito perchè: colpevole di aver capitolato al Fascismo (dopo 7 anni di dura lotta) sento il dovere di stare zitto; convinto però che il fascismo trionfò perchè moltissimi di di Vostra e di mia conoscenza passarono volontariamente al nemico 2, 3, 4, 5, 6 o 7 anni prima della mia capitolazione.
Io resto con i miei sentimenti Libertari ed economicamente povero più di prima sempre simpatizzante della dottrina Autonomista e Federalista del Partito Sardo D'Azione e, mi duole veramente quanto avete pubblicato nel Vostro libro forse senza intenzione di fare cosa cattiva verso la mia modesta o povera persona e, forse sovrattutto per aver dato ascolto a miei nemici personali interessati a farsi...belli... presso di Voi! Ma non per questo ho ancora perduto la mia stima nella vostra dirittura di UOMO d'ONORE e poiché mi sento sempre SARDO e quindi Onesto e Leale, mi auguro che questa mia lettera (lunga ma necessariamente così per evitare equivoci o malintesi) Vi induca a rimediare a tutto quanto avete scritto erroneamente ed ingiustamente contro di me. In tale attesa Vogliate gradire i miei deferenti saluti.
Nino Fois
======= NOTE =========
Dopo svariati solleciti fatti a Lussu (anche dagli amici sardisti Enrico Angius, Virgilio Caddeo, Emilio Conti ed altri) affinchè smentisse quanto erroneamente aveva pubblicato, solo dopo alcuni mesi si decise a dichiarare alla Commissione della Federazione Libertaria Sarda composta dagli Anarchici Casula Efisio, Prost Mario, ed altri che: “FU UN FUNZIONARIO DELLA QUESTURA...persona di sua fiducia... AD INFORMARLO e che NON POTEVA SMENTIRLO”
A tale dichiarazione reagì, l'anzidetta Commissione, oralmente, ma di poi non se ne fece più nulla.
Cagliari, 25 Maggio 1948
Questa è la trascrizione integrale della "brutta copia" originale scritta a macchina su carta velina, della lettera di Antonino (noto Nino) Fois
all'On. Emilio Lussu. La nota venne aggiunta sulla stessa "brutta copia". Antonino Fois era mio nonno.
22.4.15
Sono tanti, troppi
E se fossimo veramente così? Chiusi, inospitali, indifferenti, cinici. Se i commenti pieni di disprezzo e volgarità che affollano la rete, che si sentono per strada, non fossero rappresentativi di una minoranza ma indicatori del reale livello di civiltà di questo paese? E' un pensiero di quelli che non fanno certo bene al cuore, anzi fanno malissimo, ma non è catalogabile semplicemente tra quelli dettati dal pessimismo. Troppo frequente è il ripetersi di questi fenomeni. Difronte a una fila di cadaveri lunga chilometri, una moltitudine sempre più grande di cittadini del “bel paese” palesa senza alcuna reticenza sentimenti di odio verso chi ha “l'insopportabile” desiderio di una vita migliore. La chiusura a riccio è totale, nessuno spazio sembra esserci per l'idea che si possa rinunciare a qualcosa, fare come comunità un sacrificio per evitare che i cadaveri continuino ad ammucchiarsi nel nostro mare, un mare che è nostro tanto quanto è degli altri. Che diversi paesi europei abbiano un numero maggiore del nostro di immigrati, che paesi assai più poveri e più piccoli del nostro stiano facendo sforzi immensi per dare accoglienza a milioni di rifugiati, sono fatti verso i quali non siamo disposti a prestare alcuna attenzione. Tanto siamo pronti a indicare in altri quelli che si devono fare carico del problema, quanto ad escludere dagli altri noi. E' l'Europa che deve farsene carico! Certo, ma molti di quelli che la invocano sono gli stessi che vogliono una Europa sempre più debole, senza poteri di decisione che prevalgano su quelli nazionali. Aiutiamoli a casa loro! Sì, ottima dichiarazione, alla quale seguono feroci campagne per impedire, ad esempio, che i prodotti del sud del mondo arrivino sui nostri mercati. Qui non li vogliamo, che ci sporcano i nostri bei giardini con l'erbetta appena rasata, lì non possono stare perchè, causa guerre o fame, l'unica prospettiva è la morte. Quindi che si fa? Non è eliminabile l'aspirazione ad una vita migliore, c'è da sempre e sempre ci sarà. Non serve bombardare, distruggere i barconi: per uno eliminato altri se ne costruiranno. Ci piaccia o meno, con questa realtà dobbiamo farci i conti tutti, cercando di governare il fenomeno, sforzandoci di capire, e far capire, che non ci sono soluzioni facili. Si preferisce invece scatenare feroci campagne utili solo a far crescere l'odio e le divisioni tra gli esseri umani. Dovrebbe essere inutile ripetere che da sempre le persone viaggiano, o fuggono, verso paesi che possano dare un futuro. Inutile soprattutto per chi fino a pochi anni fa allo stesso modo cercava paesi migliori in cui vivere. Invece dobbiamo continuare senza sosta a ripeterlo ai tanti, troppi per essere solo una minoranza, che senza memoria della propria storia pensano che il futuro di questo paese possa essere costruito sui cadaveri.
11.4.15
Caro Luigi
Caro Luigi,
certamente ti fa piacere che ti dia del tu visto che ti rivolgi a me allo stesso modo nella lettera che, pur non avendoti dato il mio indirizzo, gentilmente mi hai inviato. Accolgo subito l'invito a contattarti che mi rivolgi, sai non mi perdonerei se non ricevendo risposta alla tua accorata richiesta di aiuto da parte mia potessi deprimerti, e magari compiere qualche gesto di cui dopo ti pentiresti. Caro Luigi, scusami, però te lo devo dire, francamente mi pari leggermente confuso nel tuo scrivere. Mi dici, certamente con il cuore in mano, che anche tu ti senti lontano dalla politica di professione, chiedendomi contemporaneamente di farti fare il politico di professione per almeno cinque anni. Converrai che qualcosa nella linearità del ragionamento sfugge, a meno che tu non intenda fare il Sindaco in modo dilettantesco, nei ritagli di tempo tra una riunione della tua società ed una della tua squadra di basket. Forse ti sembrerò strano o antico, ma personalmente sono convinto che la politica debba essere fatta professionalmente, studiandone i meccanismi e la storia, soprattutto poi se si vuole amministrare Venezia, la città più conosciuta ed osservata al mondo. Poi, caro Luigi, devo darti atto che sei uno che impara molto in fretta, e questo è una gran bella qualità. Veramente non mi aspettavo da uno così “esterno” e digiuno di politica parole come: “Ho deciso di candidarmi a Sindaco per mettere a disposizione della comunità che amo la mia storia, la mia esperienza di imprenditore, il mio cuore, le mie idee”. Però, mica male! Parole d'effetto, toccanti, uguali ma che più uguali non si può a quelle di quel tale che la politica la macina da anni, sì quel politico di lungo corso dal quale sei andato a chiedere la benedizione e il permesso prima di candidarti. Sì dai hai capito, quell'altro a cui come me dai del tu, il tuo amico Silvio. Ti manca solo di giurare sulla testa dei tuoi figli poi sei perfetto. Veramente Luigi, per uno alle prime armi prometti veramente bene come amministratore della cosa pubblica.
Per salutarti caro Luigi, ti raccomando di non preoccuparti di dover togliere tempo alla tua scoppiettante campagna marketing per rispondere a questa mia. Sai, per quanto mi riguarda ho la netta sensazione di non aver bisogno di te. Ciao.
certamente ti fa piacere che ti dia del tu visto che ti rivolgi a me allo stesso modo nella lettera che, pur non avendoti dato il mio indirizzo, gentilmente mi hai inviato. Accolgo subito l'invito a contattarti che mi rivolgi, sai non mi perdonerei se non ricevendo risposta alla tua accorata richiesta di aiuto da parte mia potessi deprimerti, e magari compiere qualche gesto di cui dopo ti pentiresti. Caro Luigi, scusami, però te lo devo dire, francamente mi pari leggermente confuso nel tuo scrivere. Mi dici, certamente con il cuore in mano, che anche tu ti senti lontano dalla politica di professione, chiedendomi contemporaneamente di farti fare il politico di professione per almeno cinque anni. Converrai che qualcosa nella linearità del ragionamento sfugge, a meno che tu non intenda fare il Sindaco in modo dilettantesco, nei ritagli di tempo tra una riunione della tua società ed una della tua squadra di basket. Forse ti sembrerò strano o antico, ma personalmente sono convinto che la politica debba essere fatta professionalmente, studiandone i meccanismi e la storia, soprattutto poi se si vuole amministrare Venezia, la città più conosciuta ed osservata al mondo. Poi, caro Luigi, devo darti atto che sei uno che impara molto in fretta, e questo è una gran bella qualità. Veramente non mi aspettavo da uno così “esterno” e digiuno di politica parole come: “Ho deciso di candidarmi a Sindaco per mettere a disposizione della comunità che amo la mia storia, la mia esperienza di imprenditore, il mio cuore, le mie idee”. Però, mica male! Parole d'effetto, toccanti, uguali ma che più uguali non si può a quelle di quel tale che la politica la macina da anni, sì quel politico di lungo corso dal quale sei andato a chiedere la benedizione e il permesso prima di candidarti. Sì dai hai capito, quell'altro a cui come me dai del tu, il tuo amico Silvio. Ti manca solo di giurare sulla testa dei tuoi figli poi sei perfetto. Veramente Luigi, per uno alle prime armi prometti veramente bene come amministratore della cosa pubblica.
Per salutarti caro Luigi, ti raccomando di non preoccuparti di dover togliere tempo alla tua scoppiettante campagna marketing per rispondere a questa mia. Sai, per quanto mi riguarda ho la netta sensazione di non aver bisogno di te. Ciao.
21.3.15
Lo Stato di Barabba
In uno Stato di diritto serve un'accusa supportata da prove e fatti per affermare la colpevolezza di una persona, in uno Stato in cui i cittadini si sono trasformati in pubblico vociante la conoscenza è superflua, ed è sufficiente alzare il dito per indicare qualcuno come colpevole perchè questo lo diventi. Il diritto formale è sostituito con quello della piazza, sia questa reale o telematica, senza che ciò generi preoccupazione o almeno perplessità. Fino a poco tempo fa, ma sembra passato un secolo, serviva almeno un avviso di garanzia, ora non serve neppure essere indagato perchè la piazza di Barabba, come da tradizione, decida, anzi strilli, la condanna. Il gioco con la pelle delle persone sembra inarrestabile e sempre più feroce. E' una china molto pericolosa quella che porta a fondare il diritto sugli umori della piazza, perchè questa è volubile e facilmente usabile in varie direzioni e con diversi obiettivi. C'è da augurarsi che si trovi il coraggio di tornare a proclamare che la legalità si afferma e progredisce solo attraverso il rispetto delle regole formali, che non esistono scorciatoie o "convenienze" a cui dare priorità. La richiesta di legalità, perchè sia credibile, deve basarsi sul presupposto del rispetto della legge scritta anche quando questa tra lupi ed agnelli prevede che vengano salvaguardati i primi.
1.3.15
Buon senso
Buon senso imporrebbe una seria assunzione di responsabilità per le condizioni del paese ad un partito che negli ultimi anni ha diretto ministeri quali: Interni, Bilancio, Industria, Lavoro, Giustizia, Politiche Europee, Riforme Istituzionali, Semplificazione, Agricoltura. Buon senso appunto, ma quando mai questo ha avuto contatti con la Lega Nord.
25.2.15
Grazie Emma
Parlano e parlano per ore, l'oppositore
di, e non al, regime si dilunga con ragionamenti nei quali è
difficile trovare non solo un filo logico ma anche un briciolo di
buon senso. Le chiamano trasmissione di approfondimento, ma l'unica
cosa che approfondiscono, nel senso che spingono nel buio più
profondo, è la voglia di starli ad ascoltare. Poi ad un ora che
dovrebbe vederti già tra le braccia di Morfeo anzichè seduto
davanti ad un televisore, appare una signora minuta, dall'aspetto
sofferente ma con due occhi che sprizzano energia, la quale
educatamente senza urlare, con parole pesate ti aiuta a capire le
cose complesse che ti circondano e che fanno andare avanti, o
indietro, il mondo. Il torpore dal quale fino a poco prima eri
avvolto scompare, torni a pensare che politica non è grattare la
pancia degli elettori ma comprendere e governare i fenomeni di oggi,
ma soprattutto cercare di prevedere quelli di domani, capisci che
dentro la frase “Uno slogan non basta, studiare è meglio” c'è
tutto il perchè della pochezza della nostra classe dirigente, e non
solo. Peccato che pochi, come spesso accade, avranno ascoltato questa
signora, io però ancora una volta dico: Grazie Emma.
18.2.15
Così non se ne esce
Ebrei, cristiani, musulmani, ciascuno con decine di confessioni, riti e quant'altro si possa inventare per descrivere gruppi e ramificazioni varie. Distinzioni che si sovrappongono ad altre distinzioni creando una tela indistricabile. No, così non se ne uscirà mai, non si troverà il bandolo della matassa finchè insisteremo a descrivere il mondo su base religiosa o etnica. Torniamo a mettere al centro della nostra attenzione, delle nostre analisi solamente il termine persone, ragioniamo dei loro bisogni, delle loro aspirazioni, solo così si può rendere concreta la speranza di un mondo di pace.
Cambiamo maschera
Anche questo carnevale è andato, si ripone la maschera finta e si torna ad indossare quella vera. La maschera che portiamo tutti giorni, quella imposta dal ruolo, dalle consuetudini o, ed è la peggiore, dalla convenienza. Viviamo tutti, chi più chi, per fortuna sua, meno, fingendo e celando il vero io, siamo talmente abituati a farlo che spesso non sappiamo più quale sia la nostra vera identità, la nostra maschera diventa il nostro io. A carnevale puoi vedere donne occidentali travestite da orientali, un padano assumere i costumi di un moro, un borghese indossare gli abiti di un nobile, una bella indossare la maschera da strega, e tutti, così camuffati, sorridere assieme e divertirsi a divertire. Le altre maschere, quelle quotidiane, invece assai poco divertono, sono spesso maschere feroci indossate per mettere paura, dividere, emarginare, prevaricare. Il carnevale ogni anno è li a ricordarci quello che pur sapendo sembriamo condannati a dimenticare nel volgere di una notte: l'importanza di sorridere e far sorridere. E se provassimo a spezzare questo terribile incantesimo? Proviamo ad allungare i tempi delle maschere gioiose del carnevale ed accorciare, fino a farli scomparire, quelli delle maschere cupe della quotidianità. Chissà, forse potremmo scoprire che quella del carnevale non è una maschera ma il nostro vero volto.
10.2.15
Irrilevanti per scelta
Il mondo pare si stia nuovamente avvicinando alla soglia di un baratro nel quale aveva proclamato di non voler ricadere "mai più". Riecheggiano discorsi fatti da piccoli uomini che ancora una volta credono di poter ottenere risultati attraverso l'uso della forza, parole senza senso, piene solo di pericolosa negazione di quanto reso evidente da secoli costellati di inutile sofferenze e distruzioni. Viene da sorridere, se non fossimo davanti ad eventi tragici, a sentir dire con soddisfazione che l'Europa vive in pace da settant'anni; sì certo, basta non guardare un metro oltre il proprio confine. Del resto che l'Europa non sappia guardare oltre il proprio naso è cosa nota, e non certo perchè non possa ma perchè non vuole farlo. E' sufficiente scorrere le notizie su quanto accade subito dietro il confine a sud o ad est dell'Europa, per comprendere, volendo, come l'accozzaglia di staterelli che compongono l'unione europea siano governati, e popolati, da menti ottuse, così assorte nell'anacronistica difesa della propria "sovranità" da non riuscire a vedere il rischio di ritrovarsi sovrani di un mucchio di macerie. Mai come ora è evidente quanto sia necessario poter far parlare l'Europa con una sola voce, una voce potente, di una potenza data dal fatto di parlare a nome di 500 milioni di persone. Perchè questo sia possibile l'unica strada percorribile e quella di chiedere, ma soprattutto agire per realizzare, gli Stati Uniti D'Europa. Creare finalmente un governo politico con reali poteri di decisione che si ponga sopra gli stati nazionali, che lasci a questi poteri locali ma che su temi generali quali politica estera, difesa, economia sia soggetto prevalente. Non è più rinviabile aprire un dibattito non teorico sugli Stati Uniti D'Europa, far comprendere come solo un soggetto europeo fortemente legittimato può sedere al tavolo delle trattative far valere il proprio punto di vista. E invece no, si continua far finta che l'urgenza non sia questa dando spazio a personaggi che costruiscono carriere con anacronistiche teorie basate su parole d'ordine del tipo prima lo Stato o ancor meglio la Regione se non addirittura la Provincia. Si procede tutti in ordine sparso, ogni staterello bofonchia qualcosa più per affermare la propria esistenza che per trovare una soluzione. Così mentre decine di ministri irrilevanti proclamano, asseriscono, illustrano misure e contromisure a favore di telecamera, i morti si ammucchiano nell'ombra e le macerie aumentano. Siamo alla riproposizione del "dividi et impera" di antica memoria, con la novità però che questa volta il "dividi" non è un evento che si subisce ma che si promuove, si incoraggia in preda ad una follia di autoreferenzialità.
4.2.15
Imbriagon ti sarà ti!
Un'ondata di indignazione si è sollevata dopo le affermazioni di Oliviero Toscani sulla propensione dei veneti per l'alcol e il suo abuso. Già partite le prime denunce per ingiuria, diffamazione e danni morali, 5000 euro di risarcimento è quanto richiesto al noto fotografo. Naturalmente però non è una questione di soldi, bensì una battaglia per difendere la dignità veneta così gravemente colpita, infatti i querelanti pare abbiano già deciso di devolvere l'intero risarcimento in...ombre.
3.2.15
Occhi
Due sicuramente non bastano, ma anche quattro temo non siano sufficienti. Parlo degli occhi, e non tanto quelli per guardare, ma quelli per vedere. Anzi, per vedersi. E' sicuramente la cosa più difficile vedersi chiaramente, senza bluffare, per capirsi davvero. Per farlo sono indispensabili molti occhi, altri occhi diversi dai tuoi, ma anche qui non è facile perchè è necessario trovare quelli giusti, occhi sinceri non prevenuti che poi abbiano la forza di trasferire ciò che hanno visto alla bocca, per comunicartelo con parole sincere e schiette. Lo facciamo un po' tutti di ingannarci ed ingannare, crediamo che nascondere qualcosa "a fin di bene" sia spesso la cosa migliore, ma non è mai così, l'unica vero modo di volersi bene, e quindi poter voler bene agli altri, è quello di vedersi per quello che si è, imparare a vedersi fuori e dentro per scoprire ed accettare i difetti ma anche le qualità, che spesso sono più di quante sospettiamo. Chissà, magari la tecnologia in futuro inventerà qualcosa tipo dei google glass capaci di guardarci dentro e fare un report, ma credo che ancora per molto tempo dovremo continuare a cercare, e fidarci, degli occhi di uno, e più, veri amici.
13.1.15
#ForzaEmma
E' cosa risaputa che dopo la dipartita tutti si diventi migliori, come dimostrano le note di benemerenza, scritte o raccontate, che contestualmente alla dipartita per tutti si manifestano copiose. Allora vediamo di restare nel solco profondo della tradizione e non lasciamoci andare a fughe in avanti e a modernismi non richiesti. Sicuramente è vero che i Radicali sono avanti e spesso prefigurano quello che sarà il futuro, ma Emma Bonino non è ancora tra il gruppo, è non intende certamente farne parte a breve, dei cari estinti, piantatela quindi con questi funerei articoli in cui si racconta di quanto sia stata brava, forte, tenace, qualificata... Se non mi suonasse anche questo funereo mi verrebbe da dire che di tutta evidenza: "Emma è viva e lotta insieme a noi". Se proprio volete fare un gesto che sia d'aiuto e sostegno ad Emma, smettete di raccontare la sua malattia e cominciate a raccontare il suo impegno politico, le sue analisi serie ed approfondite, ad esempio, sul mondo arabo. Capisco che è cosa più faticosa ed alla quale non siete molto abituati ma provateci, scoprirete che è assai interessante e stimolante. Le parole "io non sono la mia malattia" invece di riportarle, capitele.
8.1.15
À La Guerre?
La si annuncia come riflesso istintivo alle agghiaccianti immagini di morte a Parigi, la si invoca come slogan miseramente opportunistico per ottenere facili consensi. Ma non è con l'invito alla guerra che si può pensare di fermare la follia integralista di chi crede in un dio così debole da poter essere sminuito con dei disegni. Una guerra, contro chi poi? Dove? contro i musulmani tutti? una parte? Quale parte? Sapendo cosa del "nemico"? Nella testa di molti si continua a credere che il mondo musulmano sia una cosa sola, fatta prevalentemente di beduini ignoranti e sottosviluppati, che vivono tra cammelli e deserti, tranne poi restare ogni volta a bocca aperta quando si dimostrano abili e preparati, quando non spietati, nell'uso di strumenti che pensiamo essere di dominio solo occidentale. Si dice sempre che la storia dovrebbe esserci d'insegnamento, ma come sempre tocca constatare che così non è. Siamo bravissimi a lanciarci in guerre, più o meno dichiarate, ma decisamente meno a sopportarne il peso, ancora meno ad ottenere da queste un qualche risultato decente. Dice Emma Bonino, che il medio oriente lo conosce veramente e che se non per saggezza, almeno per convenienza sarebbe bene ascoltare: "Pace e tolleranza non sono un evento, sono un processo". Ecco, invece di strillare proclami validi un giorno, cerchiamo di supportare questo processo prestando attenzione in modo non occasionale a chi cerca di muoversi verso questi obiettivi. Faciamolo anche con la consapevolezza che, proprio perchè un processo, sarà cosa lunga e ricca di contraddizioni. C'è invece una "guerra" che dobbiamo proclamare al più presto, una "guerra" difficile perchè non possiamo in alcun modo farla combattere dagli altri. E' quella contro noi stessi, contro il disinteresse che abbiamo per le nostre libertà e i nostri diritti. Siamo così stupidamente convinti che siano cose acquisite, intoccabili, che non prestiamo loro nessuna attenzione, tranne poi, quando qualcuno tenta di portarcele via, trovarci sgomenti a gridare "Je suis Charlie". Ma non si può continuare ad essere Charlie solo davanti a del sangue, per proclamare la libertà di parola di chi parlare non può più. Bisogna decidere di essere Charlie ogni giorno, ogni giorno difendere la libertà di espressione, soprattutto per il diverso da te, per quello che scrive, dice o disegna cose che trovi disgustose. Se veramente crediamo che le nostre libertà siano le basi della nostra vita, l'unico via per difenderle passa attraverso la consapevolezza che queste vanno promosse e sorvegliate ogni giorno, in caso contrario il rischio è di trovarci a non poter neanche più dire "Je suis Charlie".
3.1.15
Competenti, non eroi
Sono diventati esempi di straordinaria eccellenza nelle parole del Capo dello Stato, per altri sono eroi che agiscono con sprezzo del pericolo. C'è di che restare almeno un po' perplessi davanti a queste definizioni usate per chi fa fino in fondo il proprio dovere, per persone che molto probabilmente agiscono non avendo la minima impressione di fare qualcosa che va oltre le proprie capacità. E' vero che un paese ha sempre bisogno di eroi, ma forse non è un gran segnale se questi vengono identificati in chi semplicemente fa il proprio mestiere al meglio. Un comandante che rimane al proprio posto per gestire un'emergenza, un soccorritore che si cala per recuperare dei feriti, un medico che opera dei pazienti, un astronauta che vola nello spazio, un ricercatore che esperimenta e progetta cose nuove, sono tutte persone che fanno ciò per cui sono state preparate, anche quando ci si trova in condizioni limite. Certo, per un paese in cui incompetenza ed improvvisazione sono sempre più spesso trasformati in titoli di merito, vedere chi agisce in modo efficente innanzitutto perchè supportato dalla competenza, appare come qualcosa di incredibile. Riconosciamo pubblicamente i meriti di queste donne e uomini, ma lodiamo soprattutto preparazione, competenza ed impegno piuttosto che assegnarli la medaglietta da eroe, credo ne saranno più lieti e si eviterà di dare l'idea che il loro modo di agire sia qualcosa di eccezionale, mitologico, e non quello che tutti dovrebbero adottare. Con meno eroi e più persone preparate forse questo paese ha qualche speranza in più di migliorare.
26.12.14
Anche questo è andato
Dai diciamolo, senza paura o timidezza, non succede nulla, in fondo lo pensiamo in molti: finalmente anche questo natale se ne è andato e per un anno stiamo tranquilli. Perchè è vero che il natale è un momento di festa in cui si stacca un po' la spina dai mille problemi quotidiani, un'occasione per ritrovarsi tra amici e parenti che non vedevi da tanto tempo... Ecco, appunto vogliamo parlare di queste figure? Sì, quelle persone che non vedi mai, non senti mai perchè non ti interessano e, con sentimento ricambiato, un po' ti stanno sulle scatole, ma che a natale inevitabilmente ti chiamano o ti vengono a trovare. Ma perchè devo passare del tempo con persone che non vedrò come minimo per un altro anno, persone alle quali non ho nulla da dire e nulla di quello che mi dicono mi interessa? Perchè devo stamparmi sul viso un finto sorriso di soddisfazione per un regalo che, essendo fatto da chi di me non sa nulla, risulta generalmente inutile se non addirittura fastidioso? Perchè è natale, mi dirai, e a natale siamo tutti più buoni, tolleranti e disponibili verso gli altri. Scusatemi, non vorrei apparire il mister Scrooge della situazione, ma una persona che mi è indifferente, quando non proprio antipatica, 364 giorni all'anno, lo è anche il trecentosessantacinquesimo. Sì lo so, anche se in realtà vorreste darmi ragione, state pensando che sono un orrendo cinico, uno a cui non piace il natale. Ma non è vero, a me piace il natale, mi piace un sacco fare l'albero, grande e con palline rigorosamente di vetro selezionate con cura negli anni. Adoro incontrare persone e stare in compagnia. Il punto è tutto qui, vorrei che il natale non fosse uno stanco rito sempre uguale, ma fosse per tutti l'occasione di stare più a lungo con le persone che, anche se distanti, compongono la nostra vita, quelle con le quali si condividono veramente passioni ed interessi tutto l'anno. Continuate pure a guardarmi storto, ma lo spirito del natale in fondo dovrebbe essere questo, mettere la sincerità al primo posto e lasciar cadere le formalità, spesso contornate da un leggero velo di falsità, della vita quotidiana.
20.12.14
Un silenzioso discorso
Una strana sensazione mi avvolge mentre a passo lento percorro un tranquillo sentiero nel bosco. Un sentiero che mi porta a sfiorare, uno dopo l'altro, alcuni forti della grande guerra. Li sento compagni immobili del mio camminare, testimoni di un orrendo passato che mi pare abbiano voglia, quasi bisogno, di raccontarmi la loro storia di terrore e morte. Sembra cerchino di fermarmi per farmi ascoltare quelle grida di dolore e paura di cui sono impregnati i loro muri, un farmi ascoltare per chiedere di non dimenticare. Perchè gli uomini che si sono uccisi in questi luoghi, forse senza neanche sapere il motivo, non vengano dimenticati, perché non si dimentichi la follia di quel massacro e di tutti quelli che, non avendo voluto imparare la lezione, sono venuti dopo. Mi fermo ed ascolto il loro silenzioso discorso con il quale mi avvolgono, mi sento indifeso vicino a queste fortezze che sembrano ancora in grado di reggere alle cannonate, mi sembra di sentire tutto il dolore di chi è passato qui molto prima di me. Resto immobile, in silenzio, quasi temessi di essere visto, ad aspettare che tramonti il sole. Con i miei pensieri riprendo con passo lento il cammino, lungo un tranquillo sentiero dentro ad uno splendido bosco.
17.12.14
I colori del 2014
Il 2014 ormai è praticamente finito e come quasi sempre accade viene voglia di fermarsi un attimo, ad analizzare quest'anno com'è andato, a cercare qualcosa che lo abbia caratterizzato. Questo 2014 istintivamente mi viene voglia di associarlo a dei colori, colori che mi ricordano momenti di grande allegria e tranquillità. Chi mi conosce molto probabilmente sta già immaginando che questi colori siano quelli del mare e sicuramente non sbaglia, perchè il mare ed i suoi colori mi danno sempre grandissima gioia ed un senso di tranquillità che nient'altro riesce ad eguagliare. Quest'anno però lo associo ad altri colori, colori brillanti, allegri: il rosso e il giallo. Tranquilli, nulla che abbia a che fare con il calcio, attività per la quale continuo a non nutrire alcun interesse, no niente calcio, sono i colori della Spagna, della sua bandiera. Più volte negli anni passati ho avuto il piacere di girare per varie città della Spagna, Bilbao, Madrid, Valencia, Sevilla, Barcelona... ogni tappa una gioia. Ma quest'anno c'è stato qualcosa di più, quest'anno ho avuto la sensazione di viverla, di toccarla, di immergermi veramente nel suo interno. Questo senza andare in una grande città o in una delle mete classiche del turismo, bensì andando in un piccolo ma delizioso paese pieno di sole e, ovviamente, di mare. E' stato meraviglioso sentirsi non turista ma cittadino del luogo, ricevere sorrisi ed abbracci, essere parte di una quotidianità fatta di momenti sereni ma anche di fatica e preoccupazione. Si sono prese un posto nel mio cuore le belle persone che ho avuto la fortuna di conoscere e certamente ci resteranno per molto tempo, assieme a quelle che pur non essendo spagnole, o almeno non ancora del tutto, mi hanno aperto la porta verso questa splendida esperienza. Sì, il 2014 è stato rosso e giallo, spero che anche nel 2015 possano esserci almeno un po' questi colori.
14.12.14
Compiti per casa
Premetto che i miei rapporti con i banchi di scuola, e con ciò che ne consegue, sono finiti il secolo scorso, ma quanto ascoltato qualche sera fa devo dire mi ha lasciato un po' perplesso. In estrema sintesi quanto detto da una giornalista, e mamma, è che le otto ore settimanali di compiti per casa di suo figlio sono decisamente troppe. Lo erano non tanto perchè il figlio facesse già il tempo pieno, ma perchè le portavano un aumento di fatica e stress in quanto anche lei, nella veste di genitore, doveva cimentarsi quotidianamente con calcoli matematici, ricerche geografiche e analisi logiche varie. Lasciando pure da parte la considerazione che otto ore di compiti per casa significano poco più di un'ora al giorno, considerando vietato fare compiti la domenica, e che personalmente ne facevo sicuramente più di otto, ma non facevo tempo pieno e poi ho già detto che si tratta del secolo scorso, quello che proprio non capisco è perchè i compiti del ragazzo deve farli anche il genitore. Cioè i compiti sono parte del lavoro dello studente, sì certo mi ricordo che sono un palla e ogni ragazzo salterebbe nel fuoco pur di non sedersi a fare i compiti, ma non capisco proprio perchè debbano pesare sui genitori aumentandone addirittura lo stress. Il rapporto studente/compiti dovrebbe essere un prosieguo del rapporto studente/insegnante, sì ok gli insegnanti sono mediamente una palla e quasi nessun studente è interessato ad avere un rapporto con l'insegnante (almeno di tipo dialogico), quindi il compito dei genitori dovrebbe essere solo di tipo controllo/supervisione. Se faccio un tuffo nel mio passato ricordo che i problemi con la matematica, l'italiano e i circuiti a transistor me li dovevo sfangare da solo, nonostante i miei genitori fossero molto presenti ed attenti ai miei rapporti con la scuola e gli insegnanti. Pensando a quanto detto da questa giovane madre, che certo non è un caso isolato, e il suo stressato rapporto con i compiti per casa, mi viene spontaneo chiedermi se questo stare costantemente appiccicato al figlio, il farsi carico di quella che dovrebbe essere una sua fatica e responsabilità, non finisca per togliere qualcosa nel percorso di crescita e maturazione del ragazzo. Banalmente, il voler sempre togliere le castagne dal fuoco, non è una delle cause delle pesanti bruciature che molti ragazzi subiscono quando si trovano davanti ad ostacoli che devono affrontare obbligatoriamente da soli, essendoci arrivati però assolutamente impreparati? Non so, forse davvero le mie sono solamente elucubrazioni di uno del secolo scorso, quando l'ordine degli insegnati era: “per i compiti non fatevi aiutare dai genitori”. E di quando se arrivavi a scuola accompagnato dalla mamma venivi sbeffeggiato dai compagni per tutto il giorno.
30.11.14
Insopportabili...
… quelli che su ogni cosa sentono il dovere di dire qualcosa
… quelli che sanno sempre come si dovrebbe fare ma non lo fanno mai
… quelli che scendono in campo senza sapere le regole del gioco
… quelli che "Tutti ladri!", gli altri
… quelli che si sentono migliori perchè non si occupano di politica
… quelli che "noi siamo la società civile!"
… quelli che hanno preso il web per la nuova bibbia
… quelli che leggono sempre tra le righe
… quelli che sono proiettati verso il domani senza sapere nulla di ieri
… quelli che le radice cristiane, ma gli immigrati fuori dalle balle
… quelli che "a me non la si fa!"
Non li sopporto!
… quelli che sanno sempre come si dovrebbe fare ma non lo fanno mai
… quelli che scendono in campo senza sapere le regole del gioco
… quelli che "Tutti ladri!", gli altri
… quelli che si sentono migliori perchè non si occupano di politica
… quelli che "noi siamo la società civile!"
… quelli che hanno preso il web per la nuova bibbia
… quelli che leggono sempre tra le righe
… quelli che sono proiettati verso il domani senza sapere nulla di ieri
… quelli che le radice cristiane, ma gli immigrati fuori dalle balle
… quelli che "a me non la si fa!"
Non li sopporto!
29.11.14
Così fan tutti
Grande scalpore e titoloni sui media per la nomina del "direttorio" da parte di Beppe Grillo. Ma cosa ha fatto di così particolare o innovativo da meritare tutto questo clamore? In fondo si è limitato a nominare una segreteria con tanto di ratifica attraverso il voto degli iscritti. Ha semplicemente fatto quello che da sempre vediamo fare nella politica nazionale, quello che fa un partito qualunque.
25.11.14
Samantha è l'Europa
C'è in questi giorni una diffusa attenzione a quanto avviene dalle parti delle luna, ed anche più in la, ma è un'attenzione come sempre superficiale, dettata più dal bisogno di non sentirsi fuori dall'evento che dalla voglia capire e ragionare. Della missione di Samantha Cristoforetti si parla fondamentalmente in chiave "italiana", viene enfatizzato al massimo ogni aspetto nazionale in una specie di celebrazione di una autarchica via allo spazio. Marginalizzato il fatto che il Capitano Cristoforetti sia sulla ISS perchè astronauta dell'agenzia spaziale europea, pare che la parola Europa debba essere usata con parsimonia, sia mai che a qualcuno venga il sospetto che l'Europa in fondo potrebbe non essere solo quella cosa orribile che si va raccontando, ma anche, anzi soprattutto, un qualcosa su cui investire in prospettiva di un futuro vincente. Eppure sarebbe facile descrivere Samantha Cristoforetti come un perfetto esempio positivo di cosa voglia dire essere europei: diplomata a Trento, laureata a Monaco con parte degli studi a Tolosa, vive a Colonia e lavora per un ente il cui quartier generale è a Parigi. Ma no, quello che conta è ingrassare l'amor patrio (per capirci: quello che sfoderiamo quando gioca la nazionale di calcio), e allora via a raccontare dell'italiana Cristoforetti che è la prima astronauta italiana (repetita iuvant), orgoglio dell'Italia tutta e bla...bla...bla....
Poi però vai sul suo profilo twitter, leggi come lei si definisce e ti rallegri: Samantha Cristoforetti, European of Italian nationality.
Poi però vai sul suo profilo twitter, leggi come lei si definisce e ti rallegri: Samantha Cristoforetti, European of Italian nationality.
12.11.14
L'annientamento delle istituzioni
Il costante decadimento del dibattito politico, la banalizzazione di ogni tema che riguarda la vita delle istituzioni e le sue regole, sta assumendo toni sempre più gravi e pericolosi. L'ultimo esempio è il dibattito attorno al possibile sostituto, o sostituta, di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica. Il toto nomine e i sondaggi che tutti i media si prodigano a divulgare spesso con lo stucchevole scopo di dimostrarsi attenti al volere della società civile, qualunque cosa questo significhi, sembrano dimenticare la fondamentale importanza della nomina nel panorama istituzionale, e la difficoltà che tale carica comporta. Spuntano i nomi più disparati per i quali spesso è difficile trovare quelle caratteristiche fondamentali che deve avere la più alta carica dello Stato, si arriva a dare spazio alle dichiarazione di chi vorrebbe un Presidente quarantenne senza neanche sottolineare la “bestialità” di una tale dichiarazione, dato che la costituzione impone come età minima i cinquant'anni. Resta ai margini il fatto che si sta parlando di chi deve rappresentare l'unità del paese, e quindi possedere la capacità di estraniarsi dalla “lotta” di parte, o il fatto che la costituzione assegna non solo poteri di rappresentanza, ma anche poteri concreti i quali per essere esercitati richiedono esperienza, capacità di mediazione e senso dello Stato, come la presidenza del CSM, il comando delle forze armate e la nomina del Presidente del Consiglio. Sì, perchè nonostante quello che molti vanno impunemente blaterando, il Presidente del Consiglio non viene eletto ma nominato. Il tema sembra trasformarsi in un gioco da fare nel tempo libero, in un dibattito che assomiglia a quello per la nomina del rappresentante di classe, una questione tutta locale, dove il fattore autorevolezza e capacità di relazionarsi con il resto del mondo è di fatto espunto. Questo agire si inserisce perfettamente nel continuo processo di delegittimazione delle istituzioni portato avanti attraverso un costante lavoro di “non conoscenza” con il quale si ottiene di farle apparire come un qualcosa di inutile quando non dannose. E' un percorso estremamente pericoloso quello che in troppi, disinvoltamente, percorrono, perchè il cavalcare lo scontento, il banalizzare tutto dando spazio a ciò che dovrebbe rimanere relegato nei bar, il solleticare le “pance” invece di stimolare le menti, può certamente portare ad un aumento delle tirature o a facili gradimenti popolari, ma inevitabilmente conduce alla distruzione del senso dello Stato, della democrazia e più in generale della comunità. Sarà bene si cominci a fare attenzione, perchè a distruggere le istituzioni repubblicane ci vuole molto poco, assai complicato invece è ricostruirle e per farlo spesso si paga un prezzo di sangue.
10.11.14
Giusto peso alle dichiarazioni
Non trovo nulla di cui stupirsi davanti alle affermazioni di un prelato, più o meno alto, che adducendo motivazioni relative alla sua fede si dichiari contrario, se non inorridito, difronte a leggi che autorizzano l'aborto, l'eutanasia, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, la fecondazione assistita, il divorzio ecc. ecc. Ciò di cui ci si deve stupire, anzi indignare, è che uno Stato laico per definizione costituzionale, di tali affermazioni ne faccia terreno di discussione e condizionamento per le proprie decisioni sulla regolamentazione della cosa pubblica, anziché considerarle semplicemente per quello che sono: indicazioni comportamentali per gli adepti di quella determinata fede.
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