Sono stati numerosissimi ieri su twitter quelli che hanno voluto esprimere vicinanza ed affetto a Marco Pannella, moltissimi tweet hanno fatto da cornice alla foto che ritraeva lo storico leader Radicale mentre mangiava un voluminoso piatto di spaghetti dopo la prima seduta di radioterapia. Sì, radioterapia, perchè Marco ha un tumore. Permettetemi di non gioire più di tanto di questi messaggi di vicinanza, permettete ad uno che bazzica questa banda di lucidi folli da oltre trent'anni e che ha sempre condiviso e criticato a seconda di quello che dettava la propria coscienza, di vedere in molti di questi messaggini nulla di più di un gesto rituale e abitudinario che si compie nei confronti di chi potrebbe non esserci più a breve. Un gesto facile da fare che non costa alcuna fatica e non comporta alcun impegno, in fondo per un tweet basta un attimo, non ci si deve neanche sforzare per trovare le parole, tanto sono poche le battute consentite, e ci si mette la coscienza a posto. “Forza Marco”, “Ti sono vicino”, “Non mollare, abbiamo bisogno del tuo impegno”, “Vincerai anche questa, testardo di un abruzzese”, che ci vuole, si fa meno fatica che a scrivere un vero coccodrillo. Sia chiaro, tra i molti che hanno scritto o condiviso la foto ci sono persone realmente preoccupate e vicine a Marco (scusate se lo chiamo solo per nome ma ho sempre fatto così), ma ce ne sono molte che non hanno mai fatto nulla, anche potendo, per dimostrargli reale vicinanza, per aiutare il suo pensiero ad essere conosciuto e quindi giudicabile. Che poi per quel bestione pieno di difetti che è Marco, è la cosa che conta di più nella vita. Io non ho nulla da dire a Marco, so quanto dura può essere la radioterapia e quanto possa buttare giù, ma so anche che lui affronterà questa cosa come sempre ha fatto, guardandola dritta in faccia. Una cosa invece vorrei riuscire a farla arrivare a quanti hanno scritto più per dovere che convinzione: Emma Bonino ai tanti che le manifestavano affetto una volta disse “amatemi di meno e votatemi di più”, ecco ora mi permetto di dire per Marco “tweettatemi di meno e conoscete e fate conoscere di più le idee e le proposte mie e dei Radicali”.
30.7.14
19.7.14
Un mistero nell'estate cittadina
Una città dove case palazzi e palazzoni non di rado sono così vicini da apparire come un tutt'uno. In piccoli spazi tra un fabbricato è l'altro, che sembrano lasciati più per errore che volontà, a volte riescono a farsi largo minuscoli giardini in cui pochi fili d'erba riescono incredibilmente a sopravvivere. Ma un per me inspiegabile mistero, degno di Roberto Giacobbo e tutta la redazione di voyager, avvolge la vita di questi pochi fili d'erba cittadini: com'è possibile che nonostante l'estensione di questi manti erbosi sia minima, i loro proprietari devono, ogni sabato e/o domenica mattina d'estate, usare per ore il tagliaerba a motore?
18.7.14
Libertà di scelta fasulla
A sentire il vigore con cui recitano quello che sembra diventato un mantra, viene quasi voglia di unirsi al coro. Le preferenze sulla scheda elettorale come panacea della cattiva politica, lo strumento principe per consentire all'elettore di decidere chi deve essere eletto al Parlamento. Ancora una volta sparisce dai radar del ragionamento politico la memoria storica, le preferenze appaiono come una rivoluzionaria novità da conquistare per il bene del paese e dei suoi cittadini. Le preferenze sono state presenti per decenni sulle schede elettorali di questo paese, sono state il punto più alto (sarebbe meglio dire il più basso) e feroce dello scontro politico nelle campagne elettorali, ma sono state, soprattutto, il più formidabile strumento di corruzione, manipolazione e controllo dell'elettorato. Un potentissimo mezzo per imporre l'elezione di figure, non di rado losche, decise in posti assai lontani dalle cabine elettorali. Un metodo di elezione che ha portato alla continua crescita i costi delle campagne elettorali, agevolando così il candidato che disponeva, lecitamente o meno, di grosse somme e relegando ai margini chi invece non poteva contare su grandi mezzi economici. Sembra che pochi vogliano ricordare quanto diffuso fosse, soprattutto in certe zone del paese, il controllo del voto, così diffuso e persuasivo che ben prima della comparsa degli exit poll, e soprattutto con maggiore precisione, c'era chi poteva dire i risultati appena chiuse le urne. Se in tempi passati questo “pilotaggio” riusciva ad essere così capillare, non ci vuole molto ad immaginare come potrebbe essere oggi con tutto quello che offre la tecnologia per verificare come il “libero” elettore si è espresso. Dietro questa voglia di ritorno ad un sistema del passato che ben poco di buono ha lasciato in questo paese, mi pare di scorgere la voglia di cavalcare un argomento di facile presa, un cercare nuovamente di seguire le “pance” piuttosto che fare la fatica di tracciare una strada nuova. Forse la vera questione su cui varrebbe la pena spendere energie non è il poter scegliere un nome, ma poter conoscere realmente i candidati, le persone, per poter votare con consapevolezza. Se proprio si deve recuperare qualcosa dal passato che sia l'enaudiano “conoscere per deliberare”.
13.6.14
Referendum for dummies
Il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato ieri una legge per indire un referendum palesemente incostituzionale, che gli stessi uffici legislativi della regione hanno già dichiarato inammissibile, che non avendo copertura finanziaria si affida al buon cuore dei cittadini i quali dovrebbero sborsare i 14 milioni di euro necessari per organizzare la consultazione con cui rendere il Veneto niente meno che una "Repubblica indipendente e sovrana". In sintesi: un capolavoro di menti sopraffine.
5.6.14
L'avevo detto, io...
Nulla può scalfire una granitica certezza basata sull'assoluta ignoranza dei fatti. Non un dubbio, un tentennamento, non un cedimento alla conoscenza o alla semplice curiosità. Il paese è questo, una gigantesca schiera di "io lo sapevo e l'avevo sempre detto", sembra di sentire le interpretazione delle profezie di Nostradamus, quelle che avvengono sempre dopo, ad evento accaduto, perchè in realtà prima nessuno ci capisce un beneamato...tubo. Ora la bufera è su Venezia ma questo è un fatto marginale, perchè il comportamento è lo stesso immutabile ormai da anni, anzi cambia, ma in peggio perchè si acuisce lo strazio che viene fatto delle leggi, quelle che tutti invocano, ma a cui quasi nessuno dedica un briciolo di attenzione. Del resto si sa, quelli che devono rispettare le leggi alla lettera sono gli altri, i ladri e i disonesti sono loro, io sono, a prescindere (direbbe Totò), un fedele servitore delle leggi e della costituzione che è la più bella del mondo. Però su questa storia della costituzione più bella del mondo qualcosa non mi torna, perchè, se è così bella, com'è che a seconda delle circostanze se ne dimenticano dei pezzi, com'è che qualche articolo lo si schifa a tal punto da saltarlo a piè pari, ad esempio l'art. 27 secondo comma "L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva". Non so, sarà che ne ho vista troppa di gente massacrata da un sistema giudiziario a volte sciatto, quando non condizionato da fini diversi da quello dell'amministrazione della giustizia (sarebbe meglio dire delle leggi che la giustizia è altra cosa), ma io davanti alle manette mi ritrovo assalito dai dubbi. E' una gran bella cosa il dubbio, ti accende la voglia di sapere per capire e poter così cancellarlo, il dubbio. O fartene nascere altri. Certo è molto più faticoso dell'affidarsi alla certezza istantanea del: "se lo hanno messo dentro qualcosa avrà certamente fatto". Non so, sarò un garantista fuori tempo ma continuo a credere che l'onere della prova spetti all'accusa e che fino a prova contraria si è innocenti, pertanto io aspetto in silenzio che chi sa parli, e che magari chi non sa almeno per un po' taccia.
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21.5.14
Non mi ci ritrovo
Lo ammetto, sono spaesato, mi sento un pesce fuor d'acqua. Non mi ci ritrovo in questa politica fatta di grevi insulti personali, di avversari indicati come nemici da annientare, dove chi urla di più vince. Mi demoralizza una politica in cui la fa da padrona l'improvvisazione e il corto respiro, senza memoria, dove la sciatteria sembra una qualità, dove studio, documentazione e perseveranza sembrano cose superflue. Una politica che invece di progettare il futuro sguazza compiaciuta solo nel qui ed ora, che al cervello preferisce la pancia. Sono disorientato da costruzioni tanto veloci nell'essere assemblate quanto nell'essere smontate, dai guru da bar sport, da uomini e donne buoni per ogni tempo che non sentono mai di essere fuori tempo, da personaggi sempre pronti con il "tu non hai capito" e mai con il "io non mi sono spiegato", da chi afferma senza curarsi di convincere. Sì mi sento perso in questa realtà che relega nell'oscurità la politica fatta di cuore, un sorriso sincero, un abbraccio e una lacrima commossa.
6.5.14
Solita commedia
Un susseguirsi di frasi già sentite, di promesse già fatte, di definitivi “mai più” già detti. Nonostante sia uno spettacolo trito e ritrito riesce ogni volta a monopolizzare l'attenzione per giorni, fino a quando non viene accantonato in attesa di essere ritirato fuori come fosse cosa nuova mai vista. Oggi va in scena per la guerriglia allo stadio, ieri per il pestaggio di un fermato dalle forze dell'ordine, domani per lo scandalo con relativa la truffa ai danni dello stato o per il sopruso di una qualche minoranza etnica o politica. Il soggetto in realtà è ininfluente, la rappresentazione e le sue battute vanno bene su tutto, con poca fatica si ottiene audience e consensi. L'intenzione di dire veramente basta non c'è perchè a troppi conviene mantenere questa situazione che, da un lato garantisce una sicura e ricca fonte di facili editoriali semplicemente dando visibilità, e quindi forza, alla logica banale della contrapposizione “con noi o contro di noi”, dall'altro cloroformizzando il paese con una infinita ripetizione di fasulle, quanto categoriche, prese di posizione lo si rende più manipolabile. Che in fondo è quello che realmente interessa. Che attendersi quindi? Nulla, ovviamente, ad esclusione del prossimo Genny 'a carogna con cui poter riversare l'ennesima valanga di parole scontate, piene di stupore ed indignazione. Come esige lo spettacolo.
26.4.14
canonizzazione vaticana
Sento annunciare migliaia di persone in movimento verso il Vaticano per le canonizzazioni. Fraintendo, e mi vengono alla mente immagini gloriose da anticlericale ottocentesco.
21.4.14
Rito catartico
Il paese è esattamente questo, fatto da una moltitudine, in costante espansione, di persone con in tasca la risposta ai problemi del mondo, che dissertano con granita certezza di ogni tema, dai viaggi interstellari alla formazione della nazionale di calcio. E' il paese di quelli che con vigore filosofeggiano sulle colonne dei social network e non si lasciano sfuggire occasione per stigmatizzare la pochezza del pensiero altrui, che senza timore ed esitazione censurano il potente di turno per i propri vizi, che additano con sdegno ogni altrui scorrettezza, che denuncia, prove incontrovertibili alla mano, il potere affamatore. E' il paese dei tanti, meravigliosi esseri che illuminati dalla loro saggezza e visione globale sanno perfettamente cosa si dovrebbe fare per raddrizzare il futuro di questo paese e non si trattengono certo dall'esporre, con urla ed imprecazioni, le loro certezze. E' il paese delle migliaia che dopo questo
costante impegno civile sentono di doversi prendere un meritato
riposo dalle fatiche intellettuali ritrovandosi, per consolidare le certezze, nell'irrinunciabile
rito catartico del millennio: passare ore in coda spintonandosi l'un
con l'altro, come se non ci fosse un domani, per l'apertura
dell'ennesimo sempre uguale centro commerciale.
5.4.14
Il futuro non sta nel passato
Non è un tanko artigianale, qualche schioppo acquistato in Albania, presunti terroristi ultrasettantenni, più o meno dotti proclami rivoluzionari, a dover preoccupare. La vera drammaticità sta nel dilagare a tutti i livelli della società di visioni miopi, nell'incapacità di guardare oltre il proprio naso, di superare i confini del proprio giardino, nell'idea che si possa costruire il futuro ricreando il passato. La convinzione che la soluzione di tutti i mali stia nel chiudersi a riccio nel proprio microcosmo, più che anacronistica è terribilmente pericolosa, perchè destinata ad infrangersi in modo drammatico con un futuro fatto inevitabilmente di macro realtà, un futuro fatto di intrecci umani e culturali che si muoveranno su scala globale. La più grande colpa di questa classe politica è proprio quella di non essere in grado o volere, che è anche peggio, guardare lontano per immaginare e progettare una società che sappia inserirsi da protagonista nella realtà del mondo di domani, una realtà che a volerla guardare già si sta delineando in modo chiaro. Il passato, la storia e la cultura di ieri sono beni preziosi da preservare, conoscere e tramandare, ma non sono però gli attrezzi per il domani. Leonardo non si guardava alle spalle, progettava meravigliose macchine mai viste prima con le quali conquistare il futuro.
21.3.14
Il referendum veneto di Zoro
In un paese di costituzionalisti, esperti di sistemi elettorali, economisti, genetisti, allenatori di calcio, oltre che naturalmente di santi, poeti e navigatori, rigorosamente da poltrona, mancavano giusto gli specialisti in convocazione e tenuta di consultazioni referendarie. Allora ecco una utile videoguida per far parte di questa nuova elite della meravigliosa società civile.
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3.3.14
Un film di grande bellezza
C'è innegabilmente di che essere
felici per la conquista dell'Oscar da parte di Paolo Sorrentino per
il bellissimo “La grande bellezza”. Altrettanto innegabilmente ci sarebbe da
intristirsi e riflettere per la, reale e indiscutibile, fotografia presentata al mondo della stato
di degrado della società di questo paese.
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24.2.14
Terroristi per favore no...
Quando giorni addietro l'allora Ministro degli esteri Bonino definì inaccettabile l'accusa di terrorismo per i marò, in quanto questo avrebbe significato qualificare come terrorista l'Italia intera, praticamente tutti hanno concordato. Risultava, cioè, condiviso il ritenere inaccettabile una qualifica di terrorista assegnata al nostro paese, ad un paese, si è ricordato, prossimo al semestre di presidenza europea, un paese facente parte della nato, impegnato in numerose missioni internazionali di pace, e via discorrendo di ottime argomentazioni, sui media quanto nel quotidiano dibattere, che rendevano intollerabile per tutti l'accostamento del nostro paese a qualsiasi forma di terrorismo. Nessuna indignazione suscita invece, in cittadini, media e classe politica, il fatto di essere considerati, anzi condannati, come paese torturatore, un paese cioè in cui è pratica diffusa e ripetuta la tortura ai danni dei propri cittadini e non solo. Sì, perchè le sentenze di condanna rivolte all'Italia dalla corte europea dei diritti dell'uomo, dato che avvengono per la violazione dell'articolo 3 della convenzione europea dei diritti dell'uomo che dice "Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti", questo affermano: che l'Italia è un paese di torturatori. Ma evidentemente questo per gli italiani è cosa per la quale non vale la pena indignarsi.
20.2.14
Bellezza
Togliamo il rumore di sottofondo, che in realtà sovrasta ogni cosa, ogni
momento. Smorziamo le luci, talmente forti da impedirci la visione.
Cerchiamo gli occhi dell'altro, il suo sguardo, ascoltiamo la sua voce.
Riscopriremo la bellezza che non sapiamo più vedere, che abbiamo a
portata di mano e che attende solo che noi si torni a saperne gioire.
momento. Smorziamo le luci, talmente forti da impedirci la visione.
Cerchiamo gli occhi dell'altro, il suo sguardo, ascoltiamo la sua voce.
Riscopriremo la bellezza che non sapiamo più vedere, che abbiamo a
portata di mano e che attende solo che noi si torni a saperne gioire.
8.2.14
Staffette e defenestrazioni
Non piace a Matteo Renzi, ed ai suoi, il paragone che viene fatto della possibile "staffetta" con Enrico Letta, con la "defenestrazione" che subì Romano Prodi ad opera di Massimo D'Alema. "Il paragone non regge, la situazione è completamente diversa. Prodi era stato eletto dal popolo, Letta è stato nominato da Napolitano". No caro Matteo, la tua salita alla presidenza sarebbe assolutamente identica nei modi a quella di D'Alema. Prodi come Letta, e come tutti i predecessori, era stato nominato da Napolitano, perchè il Presidente del Consiglio in questo paese non lo eleggono i cittadini ma lo nomina il Presidente della Repubblica. Questo dice la Costituzione, queste sono le regole nel nostro paese. Non sarebbe male che chi si propone di cambiare le regole prima di cominciare a sottolineare, cancellare, scrivere, conoscesse bene ciò che vuole modificare. Giusto per evitare pasticci, caro Mass...Matteo.
4.2.14
Allergie
"Questa proposta è vergognosa", "Soldi buttati", "Siamo pronti alle barricate", "Ci
piazzeremo giorno e notte davanti al cantiere, dovranno portarci via
con la forza".
Non c'è nulla fare sono proprio
allergici, quando sentono parlare di musei, arte e cultura non ce la
fanno, a quelli della Lega vengono le bolle. Unico antidoto una bella
sagra della polenta taragna.
2.2.14
Coincidenze
Sicuramente è vero che non si deve generalizzare o fare di tutta l'erba un fascio, ed anche vero che ciascuno è responsabile in proprio delle sue parole ed azioni. E' anche vero però che il costante ripetersi di comportamenti deprecabili di un certo tipo all'interno di un gruppo, senza che questi vengano fermati, qualifica quel gruppo come "omogeneo" a quel modo di agire e pensare. Quindi se può apparire fin troppo facile richiamare gli spettri del fascimo per definire i comportamenti di militanti e simpazzanti del movimento cinque stelle, e anche vero che una coincidenza è una coincidenza, due coincidenze sono un indizio, tre coincidenze comiciano ad essere una prova.
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27.1.14
21.1.14
Latinorum
Ecco fatto, con grande velocità è stato sfornato anche italicum! Ma qual è la malattia a causa della quale in questo paese passiamo dall'uso di inutili, e spesso improbabili, termini anglofoni ad ancor più inutili termini latini? Perchè non si possono usare vocaboli della lingua corrente, chiari per tutti, lasciando perdere la ricerca frenetica di parole che suonino come più o meno ridicole storpiature? Non sarà che non possiamo fare a meno del latinorum perchè in fondo restiamo un paese di azzeccagarbugli?
15.1.14
Le citazioni al tempo della crisi
Si sa, quando c'è la crisi si cerca di risparmiare e si rinuncia un po' alla qualità per stare dentro al bilancio. Le spese si finisce per farle al discount e magari dal merlot si passa al tavernello e dalla fontina al fontal. Capita un po' con tutto di far scendere il livello qualitativo, capita perfino con i riferimenti culturali e le citazioni usate per provare a dare un qualche lustro ai propri discorsi. Se in tempo di benessere potevi sentire Senatori che alzandosi in piedi nel Senato della Repubblica temerariamente si avventuravano in citazioni di Marx, Spinoza, Kant, Beccaria, Machiavelli, Einaudi, oggi ci si deve accontentare di Bitonci che come riferimento culturale cita wikipedia, malamente. Ma forse questo non dipende dalla crisi...
13.1.14
Regali preziosi
"Dai diamanti non nasce niente". Questa è certamente una delle strofe più conosciute delle canzoni di De Andrè ma è anche una delle immagini più vere. Perchè non sono gli oggetti costosi a riempiere l'animo, a dare il senso della vita, sono invece i gesti e le parole le uniche cose che arrivano, per restarci, nel profondo del cuore. Alcune semplici parole possono scaldarti l'animo a farti sentire vivo come poche altre cose potrebbero fare. Parole inattese, non dovute e quindi sincere arrivano e si fissano dentro di te come quelle incise su una tavola di marmo da uno scalpello sapientemente usato. Fino a quando avrò la fortuna di incontrare sul mio cammino persone che scelgono di farmi questi doni realmente preziosi, saprò di essere vivo.
7.1.14
Gli si dia una zappa
Quando il titolo di un articolo, sia questo su carta o sul web, nulla ha a che vedere con il testo sottostante, o addirittura afferma l'opposto, non si può fare a meno di chiedersi come sia possibile e perchè accade una cosa del genere. Le risposte che ci si riesce a dare purtroppo sono una più sconsolante dell'altra, si va infatti dalla distrazione sciatta, alla squallida voglia di sensazionalismo per cercare miseramente di attirare qualche lettore in più. Nel mare dei telegenici e stimatissimi giornalisti quotidianamente impegnati a fustigare il mal costume, la mancanza di serietà e correttezza altrui, a censurare tizio o caio per le promesse non mantenute ed usate come specchietto per le allodole, appaiono sempre più come dei naufraghi volutamente lasciati andare alla deriva quanti cercano di usare con attenzione e serietà il delicato, ma potentissimo, strumento dell'informazione. Perchè l’informazione è di gran lunga l’arma più potente che ci sia in circolazione, un’arma che può far crescere rapidamente il livello della civiltà di un paese, ma ancor più rapidamente lo può far sprofondare. Andrebbe quindi maneggiato sempre con molta attenzione ed anche con un leggero e salutare velo di preoccupazione, si dovrebbe sempre tenere a mente che le parole restano. Come tutti gli ordini anche quello dei giornalisti è inutile se non addirittura dannoso, ma se proprio di questo non se ne può fare a meno, non sarebbe male se al suo interno qualcuno, trovando una briciola di dignità ed orgoglio professionale, decidesse di togliere a certi signori dalle mani una tastiera per sostituirla con una zappa. Sperando che almeno con quella non facciano danni.
5.1.14
Chiarezza è fatta
Le parole di Papa Francesco sui gay hanno reso chiaro a tutti quello che da molti era da tempo sostenuto. Le posizioni sulle coppie omosessuali dei vari Alfano, Giovanardi, Sacconi, Binetti & C. non sono dovute al desiderio di difendere il pensiero cattolico, ma dal fatto di essere incontrovertibilmente degli ignoranti.
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4.1.14
Chiamatela Carmela
Ma qual è il problema? Veramente lo chiedo perché non riesco proprio a capire. Qual è l’orrore, il pericolo o il non so che, nel voler vivere assieme alla persona che si ama. Ogni volta che qualcuno prova più o meno timidamente ad aprire una discussione sul riconoscimento giuridico per le famiglie omosessuali, scattano le crisi di nervi e qualcuno va completamente fuori di testa cominciando a gridare e lanciare anatemi. "Salviamo la famiglia!" subito si comincia ad urlare e ad infilare in discorsi nei quali è abbastanza difficile trovare una logica. Ma chi la tocca la famiglia “tradizionale” (parlano di persone come della salvaguardia del formaggio di fossa), ma chi o cosa la attacca, la mina, la vuole disgregare. Tanto per essere chiari e fugare strani dubbi, a nessuno tra quanti chiedono di riconoscere le unioni omosessuali passa per la testa che questo comporti di annullare quelle eterosessuali. Invece non possono che essere definiti demenziali discorsi in cui una richiesta fatta per aumentare i diritti e le garanzie per le persone viene accusata di pericolo per la società. Discorsi fuori dal tempo e dallo sviluppo civile, per i quali basterebbe richiamare ad esempio il rapporto approvato a Strasburgo dove si dichiara che gli stati non devono dare ''definizioni restrittive di famiglia''. Ma vi spaventa proprio tanto, vi fa passare notti insonne o piene di incubi che venga definita famiglia anche quella composta da persone dello stesso sesso? Ecco, allora invece di chiamarla famiglia chiamatela Carmela, ma decidetevi ad accettare un fatto assolutamente normale: due persone che si amano devono avere sempre gli stessi diritti e doveri.
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