13.1.11

Sono fatto così

Sappiatelo: io non ho nessuna predisposizione all'assistenza. Verso nessuno. Ditemi cinico, senza cuore, ingrato, fate pure, ma non ho nessuna pazienza con chi ritiene di essere l'unico a stare male, che sofferente come lui non c'è nessun altro, che non ci pensa neanche a guardarsi intorno per vedere come stanno gli altri, che non mette un briciolo di impegno e pazienza per superare un momento difficile, che si aspetta di avere il mondo ai propri piedi ma non accetta di adeguarsi a ciò che gli viene detto, che vuole siano gli altri a fare le sue cose e si incazza se non sono fatte come le farebbe lui. Di solito se posso, e anche se posso poco, dico di sì a chi mi chiede una mano, ma non sopporto, e non supporto, chi a quella mano si aggrappa a peso morto senza neanche provarci ad aiutarsi da solo. Dite pure che sono un bastardo, ma io sono così e se non vi piace non so cosa farci.

11.1.11

Ti aspetto

"Ti aspetto". Frase normale, solita, usata da tutti mille volte in segno di cortesia, ma dietro quel "ti aspetto" a volte si cela qualcosa di triste, ingiusto. Qualcuno che si fa aspettare, che non c'è qui ed ora, che lascia qualcun altro in un limbo, in una attesa in cui nulla si può fare  se non, appunto, aspettare il tempo o la decisione altrui. Un "ti aspetto" che è una ferita inferta a chi lo pronuncia.

10.1.11

Si può fare!

Dunque si può, si può e si fa con la massima semplicità. Gli studenti e le studentesse delle medie hanno delle ore in cui a scuola parlano con dei docenti di educazione sessuale, ricevono informazione sulla contraccezione, parlano di maternità responsabile, rapporti sessuali, profilattici, spirale, pillola del giorno dopo. Nelle scuole medie frequentate da italiani, che seguono i programmi italiani, che rilasciano diplomi italiani, tutto questo è possibile. E' possibile e viene fatto da tempo.
Basta studiare in una scuola italiana. In Cile.

9.1.11

Una giornata in compagnia

L'incontro è alle dodici, si arriva alla spicciolata ognuno con un mezzo diverso, in breve tempo il locale è pieno. Qualcuno è un abituè del posto e appena entra comincia a salutare,  quasi tutti arrivano in compagnia ma per lo più non ci si conosce, rapidamente però si socializza e si crea un' atmosfera quasi cameratesca, tutti parlano con tutti, ci si racconta storie personali come se ci si conoscesse da lungo tempo. Insomma  si diventa tutti un po' amici. Passano le ore, continua ad arrivare gente che ben presto si unisce alla compagnia integrandosi perfettamente nei ritmi del locale e di chi è arrivato prima. Si mangia qualcosa, si beve, acqua, aranciata, coca cola, qualcuno porta caffè per tutti, si passeggia e si parla tenendosi sotto braccio, ogni tanto, ma molto raramente, qualcuno lascia la compagnia e se non fosse per questo quasi non ci si accorgerebbe dello scorrere del tempo. Le ore passano, siamo arrivati a metà pomeriggio ma sono ancora molte le cose da dire e raccontare, nessuno resta in disparte, in alcuni affiora qualche cenno di stanchezza, in fondo siamo tutti qui dalla mattina. Rapidamente arriva sera ma la compagnia è ancora numerosa e ben amalgamata, sembra un unico corpo che si muove in modo coordinato, i più sono ancora i primi arrivati, sembra di essere qui da sempre e che sempre resteremo con questi simpatici compagni. Fa capolino un po' di noia, ma giusto un po', la si allontana con i nuovi arrivati, i ritardatari  che si sono persi questa irripetibile giornata. Un po' dispiace per loro.
E quasi notte, adesso me ne devo proprio andare, mi tocca lasciare questa grande compagnia con la quale ho passato un sacco di ore, quasi mi dispiace, mi ci ero affezionato. Ma non posso fare a meno di lasciarli, la dottoressa ha chiamato il mio nome. Mi ero dimenticato di essere al pronto soccorso e che sto aspettando da nove ore di essere visitato.

6.1.11

Stomachevole ipocrisia

Indignazione e scandalo per la bestemmia pronunciata all'interno di quella idiozia televisiva che si chiama grande fratello. Pie associazioni, organi eclesiastici e fogli d'ordine d'oltre Tevere insorgono per questa televisione degradata, per la perdita di valori, per questi messaggi che minano i cuori puri e le menti innocenti dei ragazzi.
Ma che livello di ipocrosia si può raggiugere, di quanti pesi diversi dispone la morale cattolica per valutare i comportamenti, quale stomachevole falsità si cela sotto le ricche tonache degli alti prelati. Questi pii e dotti educatori, guardiani e difensori delle giovani menti, usino verso il giovinastro televisivo  lo stesso metro adoperato  per le bestemmie, i comportamenti ripugnanti, gli abusi di potere dell'uomo maturo e massimo rappresentante del popolo tutto. Contestualizzino.

5.1.11

Carta e penna

Sospesa l'assistenza informatica nei tribunali, i computer non potranno essere riparati. Per scongiurare la paralisi si torna all'antico, si torna a carta e penna: sempre che i giudici se le siano portate da casa.

3.1.11

Recita a soggetto

Un copione, a volte sarebbe utile averlo. Disporre di un testo da seguire, dove le cose da fare sono definite, note,  dove ad ogni scena si conosce la seguente, ad ogni gesto quale sarà la reazione, dove si sa cosa fare e cosa no. Il più delle volte però non è così, spesso si dispone solo di un canovaccio, e pure molto raffazzonato. Un incomprensibile guazzabuglio di note disordinate. Ma quando disponi solo di quello non ti resta altro che affidarti ad un infuso di istinto e ragione per riuscire a dare prova delle tue capacità. Puoi decidere di non salire sul palco e restare nel buio, oppure puoi prendere il coraggio a due mani aggiungere un pizzico di incoscenza e lanciarti nell'impresa, provare a tirare fuori il meglio di te per far sbocciare un sorriso negli astanti e in te stesso. Sperando di evitare il lancio degli ortaggi.

29.12.10

Graffi

A volte ci si sente come Edward mani di forbici che non abbraccia per la paura di ferire. Piuttosto che rischiare di far male preferisci trattenerti, restare con il tuo desiderio mal celato, con le braccia un po' aperte senza riuscire a far capire perché non fai qualcosa, dando l'impressione di essere uno senza la capacità e la forza di agire. Ma tu non puoi correre quel rischio, preferisci apparire freddo, calcolatore, interessato solo a te stesso che rischiare di ferire per un attimo di distrazione, non te lo perdoneresti. Meglio far male solo a se stessi che graffiare le spalle altrui.
Allora resti lì, non si sa per quanto tempo, bloccato, con la differenza che Edward almeno era bravo con le siepi e tu invece sei uno che riesce a far morire perfino le piante grasse.

27.12.10

Cammino

Errando vago.

25.12.10

Tornar picinin


Un aperitivo e quattro chiacchiere come si fa tra adulti, all'improvviso appoggi il bicchiere e torni bambino: espressione stupita, guance rosse, leggero imbarazzo, ma soprattutto un brivido di gioia lungo la schiena. Beh, che dire: figo!

23.12.10

Come Monsignore?

Il Patriarca di Venezia Angelo Scola incontra i detenuti e li invita a lottare contro l'ozio, a non dedicarsi solo alla televisione, a lavorare otto ore al giorno come i parenti e amici che stanno fuori, ad imparare l'italiano se stranieri.
Sì, ottimo Monsignore, magari però potrebbe suggerire anche come fare tutto ciò in un carcere che contiene quasi il doppio dei detenuti previsti, dove proprio il sovraffollamento, la carenza di agenti di custodia ed educatori impediscono di creare opportunità per lavorare ed istruirsi, dove in cella si vive con il materasso per terra o su letti a castello a quattro piani e ci si lega per non precipitare, dove si fanno i turni per stare in piedi.
Ecco più che spronare i detenuti, che in maggioranza sarebbero ben lieti di lavorare, sarebbe il caso di inviare chiare e forti parole verso chi, pur dovendo e potendo, non fa nulla per evitare che le carceri italiane siano solo delle discariche umane.

21.12.10

7 Aprile

Sembra di essere in un incubo dove torna il passato, quello fatto di follie che pensavi non avresti più visto e neanche sentito evocare. Si invoca un'altro 7 aprile, con folle semplicità si ripropongono le pagine più buie per la democrazia e lo stato diritto. Molti non sanno neanche quale sia l'anno che completa la data  7 aprile, per molti giovani, forse tutti, non significa nulla, non genera ricordi.
Io conosco quel 7 aprile 1979, in me suscita ricordi, tristi ricordi, ricordi di ingiustizia, di gente arrestata a caso. In me il 7 aprile 1979 ricorda cinque anni, cinque mesi, cinque giorni di ingiusta detenzione. A me ricorda  l'amico Emilio Vesce. Facciamo che non torni quella follia.

18.12.10

Luoghi

Certi paesi sono così affascinanti che anche se li conosci poco ti piacerebbe andarci, senti che lì potresti starci bene, hai la sensazione, perchè alle sensazioni devi affidarti, che pur essendo un posto sconosciuto lì potresti perfino viverci. Luoghi lontani per i quali ti chiedi come fare a raggiungerli, arrivi a pensare che forse è la distanza a renderli affascinanti, però più cerchi informazioni, più ti sforzi di passare dalle sensazioni alla conoscenza e più ti convinci che quel posto non è bello perchè lontano, ma semplicente perchè è bello. Allora cominci a pensare come riuscire ad andarci, come superare la distanza e  nonostante il viaggio sia difficile non rinunci a cercare di organizzarlo perchè hai capito che vuoi proprio andarci. Di tutto il tuo ragionare su come organizzarti hai chiaro una sola cosa, che l'unica speranza per raggiungere quel luogo è cominciare a camminare, non è detto che ci arriverai ma almeno non rimpiangerai di non averci provato.

17.12.10

Pericolo laicisti

Per il Papa il fondamentalismo religioso e il laicismo sono facce della stessa medaglia. Infatti la storia dell'umanità è piena di stragi, massacri, torture e roghi fatti in nome della laicità dello stato.

16.12.10

Bassa crescita

Confindustria: "Italia delude, malattia è bassa crescita".

15.12.10

Lo stratega

Veltroni chiede a Bersani di rivedere la strategia del PD per essere protagonisti: ad esempio costruendo alleanze con qualche industriale.

14.12.10

Otto

Otto, un numero che rappresenta un continuo, il disegno di un legame indispensabile all'esistenza stessa del numero. Un legame arioso, fatto tracciando un percorso che prevede la sovrapposizione ma anche l'allontanamento come indispensabile tragitto per rinnovare, confermare la vicinanza e l'interserzione. Un modo per non dare una fine al tratto, per non soffocarlo con un percorso piatto e privo di spazio, dove la lontananza tra i punti e solo spazio fondamentale al mantenimento della forma perfetta del disegno. Bello il disegno di un otto, forse non dovrebbe descrivere solo un numero.

12.12.10

Un regalo

E poi capita che ti arriva un regalo che speravi ma non pensavi ti sarebbe arrivato in quel momento, e allora resti lì come un'ebete, impacciato, non sai come comportanti, cosa dire, sembra quasi che non ti faccia piacere. Riesci solamente a biascicare un minusculo, mal riuscito, orribile grazie. Invece a te quel regalo ha fatto tanto, ma proprio tanto piacere.

10.12.10

Passi sperduti

Non c'è dubbio, camminare per Venezia in un tardo pomeriggio di dicembre ha un fascino particolare. Se poi volutamente ti perdi, il fascino aumenta enormemente. Avendone la possibilità Venezia andrebbe girata così, perdendonsi per calli e campielli solitamente trascurati dall'onda dei visitatori. Per ascoltare il silenzio, provare a mettere in ordine i pensieri, vivere almeno per un po' quel ritmo lento che dovrebbe condurre la nostra vita per riuscire ad assaporare veramente le nostre esperienze.
Allora se scegli di perderti, di vagare senza itinerario pur avendo una meta, puoi vedere una Venezia  veramente magica, da fiaba. Puoi inbatterti in una finestrella un po' appannata da dove intravedi un anziano signore tra mille piccoli attrezzi misteriosi mentre lavora piccoli pezzi di legno con incredibile maestria, oppure passare davanti ad un negozietto con una vetrina piena di sfere e cunei di legno di varie dimensioni e chiederti a cosa mai serviranno. Vedere botteghe in cui si stampa con vecchie presse, si rilegano libri a mano, si fanno cose che quasi non ricordavi esistessero. Puoi camminare, mentre la luce si fa sempre più fioca, per calli completamenti deserte dove mille odori non sempre gradevoli si intrecciano, vedere anziani che mano nella mano si aiutano a fare i gradini dei ponti dandosi forza con un filosofico: "pian, pian, un paseto ala volta".
Non sai dove sei ma non te ne preoccupi, sei rilassato e tranquillo, il silenzio e il buio non ti spaventano tanto sai che Rialto più o meno dovrebbe essere circa di là, sicuramente dopo un ponte e na cae. Continui a camminare immerso nei tuoi pensieri e con il naso per aria a sbirciare tra le finestre per vedere scorci di sontuosi soffitti o bellissimi quadri, passi tra calli sempre più piccole, campielli che non saprai mai ritrovare e all'improvviso da un minuscolo portico  accedi nel sontuoso e deserto salotto buono. La piazza sembra essere tutta per te, nessuno in giro, solo uno spicchio di luna a farti compagnia nella leggera nebbia che ti avvolge.

8.12.10

7.12.10

Carceri e criminali

Quando si pensa al carcere si pensa ad un posto dove ci stanno i criminali, individui pericolosi per se e per gli altri. Nelle carceri italiane ci sono 30.000 detenuti in attesa di giudizio, persone cioè in attesa che qualcuno verifichi se hanno commesso qualcosa per cui devono stare in carcere. Oltre il 40% di questi saranno riconosciuti innocenti e rilasciati.
Sarebbe bene tenerlo a mente quando si parla di carcere e carcerati.

5.12.10

tirare tardi

Gironzolare qua e là, sfogliare, cercare, leggere, scrivere, far tardi aspettando e sperando non so bene cosa.

3.12.10

Parole


Ci sono parole pronunciate per darti forza, apparire inattaccabile, parole con le quali farti scudo e lancia per duellare con chi ti sta davanti. Parole per mascherarti e cercare di apparire migliore, per pavoneggiarti, per fare la ruota e conquistare.
Poi ci sono le parole che dici e subito vorresti non aver detto, perchè ti acorgi che ti hanno reso nudo, indifeso, senza alcun filtro e chi ti sta davanti può vederti esattamente per quello che sei. Allora temi, così nudo, di apparire banale, ridicolo ed è l'ultima cosa che vorresti apparire così ai suoi occchi. Però non c'è nulla da fare, ci sono persone davanti alle quali ti senti incredibilmente bene, hai un'assoluta fiducia nel fatto che sapranno capirti e allora non puoi e non vuoi controllare, soppesare e scegliere le parole, le lasci uscire così come semplice traduzione sonora dei tuoi pensieri, di tutti i tuoi pensieri. La paura sparisce e non ti vergogni di essere nudo, ti senti così bene da non voler più smettere di raccontarti.

2.12.10

Repubblica democratica

Prima si blinda il centro della capitale per impedire manifestazioni, poi si chiude il parlamento. Il prossimo passo?

1.12.10

La bellezza

Mi piace pensare l'abbia scritto un uomo ad una donna.