Gesti, frasi, riti, abitudini. La piazza della città è una realtà in cui il tempo pare immutabile, fermo o al massimo in ciclica ripetizione. Se ti fermi, guardi, ascolti, lo vedi. I ragazzi e le ragazze sembrano sempre gli stessi, divisi in gruppetti omogenei dalle differenze ben visibili ma sempre le stesse. Un gruppo fatto di “fighetti” figli di papà con la maglia giusta, l'occhiale giusto, la scarpa giusta. Un altro fatto da quelli un po' più “sfigati” ai quali di stare in piazza sembra non importare nulla, anzi quasi non vorrebbero proprio starci ma ci stanno perchè quello è comunque il posto giusto. Ci sono poi i “single” che sono in piazza da soli ma non si capisce bene, non si è mai capito, se per aspettare qualcuno che li porti dentro un gruppo o nella speranza di trovare qualcuno con cui creare un nuovo gruppo. Un gruppo che poi nuovo non è, perchè sicuramente si tratta della replica di una cosa che c'è già stata, ma dato che questo particolare non è noto ai componenti del gruppo in realtà nuovo, almeno per loro, lo è. Non mancano naturalmente gli alternativi, quelli che passano fintamente per caso per poter criticare la fauna piazzaiola, ma in realtà anche per tenersi aggiornati sulle tendenze, ovviamente per poterle criticare. Sì certo qualcosa cambia nel tempo, ciascun gruppo ha i “distintivi” tipici del periodo: ieri il walkman oggi l'iphone, ieri le marlboro, oggi sempre le marlboro. Anche i discorsi dei ragazzi sembrano, all'orecchio di chi ragazzo non lo è più, molto simili se non uguali a quelli di un tempo, e se ti fermi ad ascoltarli magari immedesimandoti e trasfigurandoti per quanto possibile, ti accorgi che anche i discorsi dei grandi sono sempre gli stessi, uguali a quelli che sentivi quando il ragazzo eri tu. Ti trovi così in uno strano gioco di ruolo ripetitivo, un gioco dove i segnaposti, le fiche, gli oggetti sono sempre gli stessi e dove giocatori, perchè ogni volta nuovi, non si accorgono, anzi non sanno, di giocare sempre lo stesso gioco. Gesti, frasi, riti, abitudini. La piazza è una realtà in cui il tempo pare immutabile, fermo o al massimo in ciclica ripetizione...
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24.4.13
Precedere non seguire
Sta diventando insopportabile questa litania secondo la quale i parlamentari sono i dipendenti dei cittadini, dei semplici portavoce delle loro opinioni con l'obbligo di consultarli prima di ogni decisione e di piegarsi ai loro voleri. Sempre più demenziale la trasformazione dei social network da strumenti di comunicazione a luoghi della verità e della saggezza popolare. In un paese paralizzato, incapace di guardare oltre il proprio ombelico e di fare programmi validi per più di ventiquattro ore, non serve continuare a cercare l'unto del signore portatore di verità buone per l'oggi che puntualmente verranno contestate domani da un nuovo messia. Il vero sforzo da fare è quello per riuscire a selezionare una classe dirigente che, come dice la parola, sia in grado di dirigere il paese mettendosi un passo avanti ai suoi cittadini, non seguirne gli umori e gli interessi particolari. Una classe politica che si assuma pienamente le responsabilità, che abbia una visione d'insieme del mondo, con il coraggio di compiere scelte guardando lontano, senza timore della piazza di oggi ma con amore per il domani del paese.
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