12.4.12

Soldi per la politica

Nel nulla che con impegno stanno pensando di fare relativamente al finanziamento pubblico ai partiti, si spaccia come un'importante conquista di "moralità" l'obbligo per i partiti ad investire solo in titoli di Stato. Ma un partito non è, e non deve essere, una finanziaria che fa investimenti, non esiste motivo percui un partito debba avere avanzi tali di denaro da consentire operazioni finanziarie. Un partito che rispecchi il dettato costituzionale sostiene spese per organizzare dibattiti, conferenze e studi, per fare campagne informative, per la partecipazione alle elezioni, per promuovere l'associazione dei cittadini e concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Per questo usa i soldi un partito, altrimenti è un'altra cosa.

11.4.12

Vuoto

A quel rumore costante ma ordinato eri abituato, faceva parte di te e di quella casa. Poi il rumore ha cominciato a dimimure, in modo lento così da darti la possibilità di non accorgertene. E tu infatti quasi non te ne sei accorto, neanche quando erano voci possenti a zittirsi perchè restava sempre in quella casa un suono che se pur leggero era avvolgente. Poi arriva improvvisa una sera in cui apri la porta e trovi solo il silenzio ordinato dei mobili, vecchi custodi muti del tempo. In quel momento ti si gela il sangue, il cuore si ferma un attimo e puoi solo scappare, richiudere in fretta la porta di quella casa, che riconosci ma non conosci, sperando di poterla presto riaprire ritrovando un suono nel quale rannicchiarti.

1.4.12

Chi l'ha visto?

Titoli, onori, felicitazioni, battimani per la vittoria dei fratelli Taviani dell'orso d'oro al festival del cinema di Berlino con il film "Cesare deve morire": primi parlando degli ultimi. Ma com'è che è quasi impossibile trovare un cinema dove vederlo? Come al solito passata la gioia per i vincitori dei quali tutti ci sentiamo subito parte qualsiasi sia il motivo della vittoria, ci siamo ricordati che degli ultimi non ce ne importa nulla, soprattutto se gli ultimi fanno parte di quella "roba" che sono i carcerati...

30.3.12

Il rimpianto di Nichi

"Il governo Monti peggio di quello Berlusconi!" Eh già, come non concordare con lo statista pugliese, che peccato non ci sià più quella fantastica compagnia messa su dal Silvio con Tremonti, Calderoli, Maroni, Bossi, Sacconi, Brunetta, Larussa, Carfagna, Gelmini, Brambilla...

29.3.12

Ritorno alla politica?

E' auspicio continuo, arriva da tutte le parti, sembra un mantra: dopo la parentesi dei tecnici, nel 2013 il paese deve tornare nelle mani della politica. A sentire però le proposte in materia di riforme costituzionali ed elettorali, l'impressione è che le mani per le quali stanno solertemente lavorando quelli dell'ABC siano in realtà quelle della partitica.

21.3.12

Sono tempi confusi

Sarà anche vero che viviamo in un tempo dove non ci sono più certezze e dove tutto cambia, però non esageriamo...


20.3.12

Amnistia, anzi Amnesty

Il gusto per tutto ciò che ha un sapore anglofono sembra ben radicato nella società, siamo così esterofili che arriviamo ad avere attegamenti che se non fossero tragici sarebbero comici ma che certamente sono da psicanalizzare. In moltissimi siamo sempre pronti a complimentarci con chi sosteniene, si impegna ed invoca, in inglese, Amnistia Internazionale, in moltissimi guardiamo con sospetto quando non con disapprovazione chi sosteniene, si impegna ed invoca, in italiano, Amnistia per la Giustizia e la Repubblica.

17.3.12

I twitt di Pierferdi

Nessun dubbio sull'identità del ghostwriter di Casini: Siamo tutti qui...


16.3.12

Immensi spazi di tristezza


Dicono che stanno bene, sono felici, che si divertono i delfini negli acquari dove ad orari fissi a comando si devono esibire in salti, capriole, inchini e sorrisi. Dicono che gli piace lavorare con l'uomo, che il fatto si riproducano nelle vasche dimostra quanto sono a loro agio. Sarà, però io l'unica volta che sono entrato nel famoso acquario più grande d'Europa sono andato a vedere, non lo spettacolo no, sono andato prima, da solo a guardarli. Li ho visti tristi nuotare lentamente in tondo senza meta, con la pinna dorsale piegata di lato dentro quelle vasche che sembrano immense ma sono minuscuole al confronto con quel mare che rappresenta il loro mondo, quel mondo in cui sono liberi di scegliere se e quando saltare, se correre davanti ad una prua o no, se avvicinarsi all'uomo o no. Li ho visti tristi ed io ero triste per loro e per la stupidità degli umani che li vogliono in gabbia. Io li ho visti i delfini liberi e quella volta sono sfrecciati davanti a me senza fermarsi in stupidi inchini per elemosinare un po' di cibo. Quella volta avevano tutto un mare che li aspettava, quella volta erano veramente felici, e lo ero anche io.

15.3.12

Fiat, domanda e risposta

La Fiat va male, non vende e i dirigenti di Torino (o Detroit?) cercano validi motivi per spiegare il fenomeno: la crisi, il crollo delle vendite di auto in Europa (chissà come ha fatto volkswagen a dare 7000 euro di premio ai dipendenti...), lo sciopero delle bisarche...
In realtà basta passare davanti ad una concessionaria Fiat e fermarsi a guardare la nuova Lancia Thema, cioè l'auto che rappresenta l'ammiraglia del gruppo Fiat, per chiarirsi le idee, perchè se da un lato ti domandi quale disturbo mentale sia alla base del tentativo di distruggere l'immagine fatta di un design elegante e di classe tipico delle automobili Lancia, dall'altro hai una chiarissima risposta al perchè la Fiat crolla nelle vendite.

14.3.12

Inutili gabbie

Il nostro paese assomiglia a quei bambini che fino a quando non vengono presi per le orecchie continuano a far finta di non sentire. Serve sempre una reprimenda, una sanzione o un vero e proprio sganassone per smetterla con comportamenti che non tengono conto del fatto che il mondo cambia e con esso i suoi abitanti e il loro modo di vivere. Questa volta è il Parlamento Europeo a tirarci per le orecchie sulla questione del matrimonio tra gay e più in generale sulla definizione di famiglia, infatti a Strasburgo è stato approvato un rapporto nel quale si dichiara che  gli stati non  devono dare ''definizioni restrittive di famiglia''. Dopo questo voto la canea riscatenatasi in questi giorni sul matrimonio tra persone dello stesso sesso appare ancora più anacronistica, purtroppo però l'ulteriore opportunità per la politica di riflettere sulla necessità di rivedere certe posizioni, tanto più in considerazione del fatto che anche il governo conservatore britannico ed il cattolico, di fresca conversione, Blair si sono espressi a favore dei matrimonio tra omosessuali, si è trasformata nella solita alzata di scudi a difesa della morale cattolica, per meglio dire, del volere delle gerarchie vaticane. Per i paladini dell'oltre Tevere sempre pronti, per il nobile principio del tornaconto personale,  a mettere davanti al sentire dei cittadini i dictat dei porporati, risulta inaccettabile qualsiasi dichiarazione che si opponga alle  restrizioni in matera di amore tra le persone. Perché poi la questione sta proprio tutta qua: perché mai devono esserci rapporti di amore tra persone adulte e consenzienti soggetti a riconoscimenti diversi, perché alcuni possono godere di tutele giuridiche con diritti e doveri e altri no? Dovrebbe apparire di una tale evidenza che un progetto di vita comune basata sull'amore, cioè una famiglia, non ha nulla a che vedere con il sesso dei soggetti. Dovrebbe appunto, a meno di non essere accecati da una visione integralista in cui si pretende che "gli altri" debbano sottostare a quelli che sono i miei personali canoni di riferimento, gli unici che hanno diritto ad essere tutelati. Anzi, ad esistere. Un ottuso bisogno di catalogare, normalizzare l'amore, una volontà di rinchiudere la vita delle persone in una gabbia stretta e dolorosa dalla quale però l'uomo sempre cercerà di scappare.

23.2.12

President*

Signor Presidente...
E' questa la frase con cui Deputati e Senatori iniziano i loro interventi in aula, una frase che oltre ad essere una consuetudine rappresenta una forma di rispetto. Se però a presiedere la seduta è una donna la frase Signor Presidente..., che molti continuano ad usare, oltre ad essere formalmente scorretta dimostra uno scarso rispetto per colei che in quel momento rappresenta la seconda, se al Senato, o la terza, se alla Camera, carica dello Stato. Una negazione della specificità della persona attraverso l'affermazione dell'esistenza del solo genere maschile. Come quando, e quante volte è successo, si elimina la qualifica professionale ed una donna  viene presentata come "la signora" mentre mai per un ingegnere si direbbe solo "il signore", quasi a voler ribadire se pur in modo incosapevole, ma non per questo meno grave, che certe cose sono "roba da uomini". Non sembri una questione di lana caprina o da veterofemminista radical chic, l'uso delle parole è importante perchè sono l'espressione del nostro pensiero, le parole, specie se usate con consuetudine e quindi senza fare particolari sforzi di ricerca, sono l'esternazione del nostro essere profondo. Certo, non ci siamo abituati, alcune parole ci suonano strane, vigilessa, ingegnera, forse nel vocabolario della lingua italiana non esistono neanche. Personalmente ci ho messo moltissimo ad abituarmi ad usare, e sentirne il suono, parole al femminile come ad esempio assessora che una amica sorridendo mi invitava a pronunciare,  ma mi pare giusto usarle per una forma di rispetto non solo formale o retorico ma sostanziale. Compiere lo sforzo linguistico per valorizzare la specificità delle donne è sicuramente più importante ed utile delle mille parole di circostanza con cui le sommergeremo l'otto marzo.
E comunque presidentessa nel Garzanti c'è.

12.2.12

Le galere ci vannno bene così

Indecente, umiliante, indegno, inaccettabile. Sono questi gli aggettivi usati per descrivere le condizioni delle carceri  da tutti quelli che hanno la voglia o la possibiltità (e spesso chi ne ha la possibiltà, per non dire il dovere, non ne ha voglia), di visitare uno qualsiasi degli istituti penitenziari del nostro bel paese. In realtà questi aggettivi snocciolati con aria seria e afflitta davanti alle telecamere sono usati a sproposito, visto che l'assoluta mancanza di azioni per riportare rapidamente nella legalità il sistema dimostra inequivocabilmente che la situazione, come scrive Zagrebelsky su La Stampa, è accettabile ed accettata. Se si decide di non attivare o chiedere l'attivazione di quello strumento, previsto dalla costituzione, che si chiama amnistia e che rappresenta l'unica possibiltà per un rapido rientro nella legalità del sistema carcerario, è evidente ed incontroverbile che si ritiene la situazione attuale, fatta di sovraffollamento, degrado e suicidi, tollerabile per lo Stato ed anche per il proprio personale concetto di giustizia e legalità. Ma  la scelta, consapevole e voluta, di non fare un'amnistia rende evidente anche un altro aspetto di cosa "stato di diritto" significhi per i parlamentari della Repubblica, con l'eccezione dei Radicali e pochi altri, e, va detto, anche per molti cittadini. Dietro le urla e l'indignazione di facciata per una amnistia che in modo legale e  visibile consenta di porre mano alla crisi del sistema giustizia, in realtà si nasconde l'accettazione di quell'amnistia quotidiana, oscura e di classe, perchè disposizione di chi può permettersi ottimi e costosi avvocati, che va sotto il nome di prescrizione e che ogni anno cancella, distrugge, manda al macero 200.000 processi. 200.000 processi in cui non si riconosceranno ne colpevoli ne vittime. A questo punto i molti che in parlamento o alle sagre paesane, purchè a favore di telecamera, sbraitano  raccontando la favola dell'abdicazione dello stato al crimine abbiano per una volta il coraggio di ammettere che a loro va benissimo l'amnistia purchè venga fatta di nascosto e che trovano assolutamente accettabile un carcere dove si vive da bestie e da bestie si muore.

3.2.12

Padroni del mondo

L'ultimo saluto ad un amico, un saluto fatto rispettando le sue volontà anche se queste prevedono di partecipare ad un rito in cui non credi. Lo fai senza difficoltà, senza sentirti in conflitto con le tue convinzioni, perchè sei li per lui e il resto non conta. Però visto che sei li ascolti, e allora ti senti dire che tutto sulla terra appartiene ed è a disposizione dell'uomo. Appartiene? Semmai è in prestito e da maneggiare con estrema cura ed attenzione. Quando senti parole come queste non puoi fare altro che rafforzare il tuo non credere.

30.1.12

Magnagatti

Mangiati in Italia ogni anno oltre 6mila gatti. Vicentini, replicate sdegnati!
Scusate avete ragione, non si parla con la bocca piena.

28.1.12

E adesso?

Ritrovarsi a pensare ad un'amica, un'amica di quando eri bambino, un'amica alla quale volevi un bene dell'anima  ma che hai completamente perso di vista. Un pensare così forte che ti lascia addosso una voglia enorme di rivederla, di trovarla, ma non sai nulla di lei e non hai la più pallida idea di dove andare a cercarla. Allora può accadere che la forza della mente voglia darti una mano, che il fato decida di dimostrare la sua esistenza, o più semplicemente che accada una coincidenza alla quale vuoi dare un'aura magica,  e che dopo qualche giorno la incroci per strada. Basta una frazione di secondo perchè i due bambini di una volta si riconoscano come se si fossero appena salutati, come se solo pochi minuti fa tu fossi risalito in sella alla bici dicendole: "ciao, ci vediamo domani". Vorresti fermarti a parlare con lei per ore, raccontarti e farti raccontare e cominci anche, ma come da bambini arrivava velocissimo il tempo di tornare a casa,  adesso un impegno di quelli che stringe e costringe gli adulti ci porta via senza lasciare neanche il tempo di chiederle il numero di telefono... Il solito imbranato di allora! E adesso come faccio che ho un sacco di cose da chiederti, Susanna?

27.1.12

Giornata della memoria

Che la memoria non duri una giornata.

22.1.12

Squallidi

Fosse passione per il macabro, voglia di truci visioni, malata speranza di vedere un cadavere, potrei forse capire. Ma quelli che vanno in gita domenicale all'Isola Del Giglio per farsi fotografare sorridenti con alle spalle quella nave che è ancora una bara, sono solo l'espressione di una squallida miseria umana, della grettezza di chi considera tutto uno spettacolo, compreso la morte. Provo per loro un disgusto profondo. Anzi no, non meritano neanche questo.

19.1.12

Continua ricerca di eroi

La cronaca di questi giorni anzi di questi anni sta li a dimostrarcelo, siamo un paese costantemente alla ricerca dell'eroe, dell'uomo solo al comando, verrebbe da dire alla ricercra di una figura epica alla quale aggrapparci, dalla quale farci tirare fuori da guai delegandole tutto, ogni decisione, affinchè noi si possa restare in disparte tranquilli a guardare e commentare. Sarebbe il caso invece che si cominciasse ad accettare la realtà che ciò che serve non sono eroi o superuomini, ma persone normali, persone in grado di fare quotidianamente il proprio lavoro con serietà e competenza. Persone che "banalmente" sappiano assumersi fino in fondo le proprie responsabiltà, grandi o piccole che siano, senza cercare sempre negli altri la colpa dell'insuccesso.
Scriveva Brecht "Sfortunato quel popolo che ha bisogno di eroi", ed è dannatamente vero perchè se gli eroi non arrivano si affonda.

17.1.12

Vai avanti tu

Farmacie no, taxi no, avvocati no, distributori no, edicole no, notai no, architetti no, giornalisti no...
Le tanto volute, viene da chiedersi da chi, liberalizzazioni sembrano assolutamente impossibili in questo paese, la concorrenza tutti la invocano ma nessuno la vuole attuare o meglio, ognuno pretende si cominci da un'altra parte, che non riguardi il proprio settore. Sembra che in una situazione di difficoltà il rimboccarsi le maniche per fare la fatica di fronteggiare l'emergenza e mantenere a galla la nave tutti lo deleghino agli altri. Tutti un po' "comandante" Schettino.

13.1.12

Facile

C'è in giro una gran voglia di forca, di mandare gente in galera. Poco importa se non si hanno elementi di giudizio, se poco o nulla realmente si conosce, tutti si sentono comunque in grado ed in dovere di giudicare supportati da una convinzione inattaccabile. Il clima è da assalto ai forni dove basta dire che tizio ha rubato perchè tutti ne siano certi, e se qualcuno dubita diventa a sua volta un cliente per la forca. Senza esitazione si pronuncia il verdetto: Colpevole! In galera!  Nessun dubbio o esitazione, non un'ombra di tremore ai polsi, che pure dovrebbe esserci prima di pronunciar sentenza. Del resto si sa, dopo basta cambiare canale o pagina web. Facile. Troppo facile, pericolosamente facile.

10.1.12

Pezzetti di cuore

Se siamo fortunati nella nostra vita riusciamo a regalare pezzi, piccoli pezzi, del nostro cuore, sono regali fatti con spontaneità e senza quasi accorgersene a grandi amici o grandi amori che la vita mette lungo il nostro cammino. Questi poi magari si allontanano per  prendere strade diverse dalla tua, però i pezzi di cuore non li vuoi indietro perchè donarli è stato così naturale che non avresti potuto fare a meno di farlo, senti che aver donato ha fatto crescere anche te, e poi sai, o speri, che la vita della persona che lo ha dentro di se sarà guidata un po' anche dal tuo pezzetto di cuore.
Può accadere poi che un giorno, magari dopo molto tempo, qualcuno di questi pezzi senta il bisogno di tornare a trovarti, risentire da vicino il tuo cuore, e questa oltre che una fortuna è una vera gioia.

31.12.11

A uguri


immagine da artefatti.it

26.12.11

Domani sarà meglio

Capita e non certo a pochi di trovarsi a vivere situazioni difficili nei giorni in cui per definizione si dovrebbe essere sereni ed allegri. Quando accade tutto sembra un po' più grave, più doloroso, anche quelle sofferenze con le quali magari hai imparato nel tempo a convivere. Ti assale una piccola confusione mentale che però ti affatica molto, perché non la conosci non la sai gestire e ti pare impossibile riuscire ad usare la tua consueta lucidità. In questi momenti realizzi quanto sia importante avere vicino qualcuno che ti possa dare una mano e che sappia usare quel giusto distacco per trovare o indicare la cosa giusta da fare, che sappia darti quella mano a cui appoggiarti per non scivolare nel baratro, nell'attesa che arrivi il domani e che sia migliore. Perché il domani arriva sempre e bisogna andargli incontro con un sorriso, perché sia sua semmai la colpa di non farne spuntare altri.

20.12.11

Un classico

Certamente non è innovativo, resto sul classico, come dire, un po' ottocentesco ma sempre con un gran fascino. E poi quasi tutto in vetro. BUON NATALE!